Gli animali domestici possono colmare la solitudine?
TESTO DELL'ARTICOLO
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5965 GLI ANIMALI
DOMESTICI POSSONO COLMARE LA SOLITUDINE? di Giuliano Guzzo «Mentre
noi ci lasciamo di notte, piangiamo, e poi dormiamo coi cani»,
canta Cesare Cremonini in Nessuno...
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"Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra; soggiogatela e dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e su ogni essere vivente, che striscia sulla terra" (Genesi 1, 28)
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vor 5 Jahren
TESTO DELL'ARTICOLO
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5965
GLI ANIMALI DOMESTICI POSSONO COLMARE LA SOLITUDINE? di Giuliano
Guzzo
«Mentre noi ci lasciamo di notte, piangiamo, e poi dormiamo coi
cani», canta Cesare Cremonini in Nessuno vuole essere Robin,
evidenziando come i quadrupedi siano sempre più spesso, di fatto,
chiamati a colmare solitudini. Neppure il creativo cantautore
bolognese, però, avrebbe forse immaginato un legame tra possesso di
animali domestici e scarsa frequenza ai luoghi di culto. Un dato
sorprendente che non è stato riportato su qualche bollettino
parrocchiale conservatore, bensì sul Journal for the Scientific
Study of Religion, una rispettata rivista scientifica peer
reviewed.
In breve, Samuel Perry, ricercatore dell'Università dell'Oklahoma e
principale autore della ricerca, è partito da un dato: quello che
registra come il 60 per cento degli americani abbia un animale
domestico. Fatto questo, ha provato a verificare - cosa che mai era
stata fatta prima - l'esistenza di un legame tra la religiosità e
l'avere o non avere, appunto, cani e gatti. Ebbene, non senza
sorpresa, attingendo al database della General Social Survey del
2018, egli ha constatato come esista una netta differenza tra chi
non è religioso (o non si dichiara tale) e chi frequenta la chiesa
assiduamente. Infatti, nel primo caso la media di animali domestici
posseduti è risultata essere di due, nel secondo di 1.4.
SIAMO TUTTI PIÙ SOLI PERCHÉ SIAMO MENO RELIGIOSI
Una difformità non di poco, che deve aver messo in imbarazzo lo
stesso Perry, il quale per tentare di spiegare quanto riscontrato
ha subito avanzato due ipotesi. La prima riguarda una non meglio
precisata personalità diversa, e quindi i diversi gusti, tra non
religiosi e devoti; una seconda ipotesi, già più concreta, si basa
sulla supposizione che chi possiede più animali avverta meno il
bisogno di quella interazione umana che la partecipazione attiva a
una comunità religiosa assicura.
Esiste però, anche se Perry non pare averla considerata, una terza
spiegazione, per così dire, demografica e forse più lineare e
convincente delle altre. Si allude all'evidenza, ampiamente
riscontrata in numerosi Paesi, secondo cui le persone religiose
hanno più figli delle altre. Ne consegue come sia difficile, per un
padre di famiglia che abbia due o tre bambini, badare adeguatamente
a più animali domestici: un cane o un gatto già bastano e avanzano.
Ecco che allora, per dirla con Cremonini, il mondo in cui «dormiamo
coi cani» è il mondo dove siamo tutti più soli. E siamo tutti più
soli anche perché siamo meno religiosi o, se si preferisce, meno
praticanti.
UNA SOCIETÀ SEMPRE MENO CRISTIANA E SEMPRE PIÙ ANIMALISTA
Viceversa, una società, come la nostra, dove gli animali domestici
e non solo godono di sempre maggior attenzione e perfino ormai di
«diritti» (dichiararsi cacciatore, oggi, è quasi un rischio),
rischia di essere una società dove la fede è sempre più messa in
secondo piano. Ma questo, ben prima dei sociologi, lo aveva
compreso san Giovanni Maria Vianney, il quale un secolo e mezzo fa
profeticamente denunciava: «Lasciate una parrocchia per vent'anni
senza prete, vi si adoreranno le bestie».
Intendiamoci: il problema, in tutto questo ragionamento, non sono
certo gli animali domestici né tantomeno lo è il miglior amico
dell'uomo, come viene meritatamente chiamato il cane. Del resto,
dal lupo di Gubbio ammansito da san Francesco all'orso che san
Romedio, in Trentino, avrebbe addirittura cavalcato, la stessa
storia dei santi è costellata di episodi in cui figurano degli
animali, per giunta feroci e selvaggi, ma non per questo abbattuti
in modo scriteriato, anzi.
Il punto qui è un altro, ed è quello di una società sempre meno
cristiana e, al tempo stesso, sempre più animalista; un
accostamento che finora era sempre suonato un po' provocatorio e
molto semplicistico. Ebbene, ora sappiamo che così non è, e che
l'avanzata della cultura animalista non si sa se sia una buona
notizia per gli animali; ma di certo, ed è la cosa più rilevante,
non lo è per la Chiesa.
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5965
GLI ANIMALI DOMESTICI POSSONO COLMARE LA SOLITUDINE? di Giuliano
Guzzo
«Mentre noi ci lasciamo di notte, piangiamo, e poi dormiamo coi
cani», canta Cesare Cremonini in Nessuno vuole essere Robin,
evidenziando come i quadrupedi siano sempre più spesso, di fatto,
chiamati a colmare solitudini. Neppure il creativo cantautore
bolognese, però, avrebbe forse immaginato un legame tra possesso di
animali domestici e scarsa frequenza ai luoghi di culto. Un dato
sorprendente che non è stato riportato su qualche bollettino
parrocchiale conservatore, bensì sul Journal for the Scientific
Study of Religion, una rispettata rivista scientifica peer
reviewed.
In breve, Samuel Perry, ricercatore dell'Università dell'Oklahoma e
principale autore della ricerca, è partito da un dato: quello che
registra come il 60 per cento degli americani abbia un animale
domestico. Fatto questo, ha provato a verificare - cosa che mai era
stata fatta prima - l'esistenza di un legame tra la religiosità e
l'avere o non avere, appunto, cani e gatti. Ebbene, non senza
sorpresa, attingendo al database della General Social Survey del
2018, egli ha constatato come esista una netta differenza tra chi
non è religioso (o non si dichiara tale) e chi frequenta la chiesa
assiduamente. Infatti, nel primo caso la media di animali domestici
posseduti è risultata essere di due, nel secondo di 1.4.
SIAMO TUTTI PIÙ SOLI PERCHÉ SIAMO MENO RELIGIOSI
Una difformità non di poco, che deve aver messo in imbarazzo lo
stesso Perry, il quale per tentare di spiegare quanto riscontrato
ha subito avanzato due ipotesi. La prima riguarda una non meglio
precisata personalità diversa, e quindi i diversi gusti, tra non
religiosi e devoti; una seconda ipotesi, già più concreta, si basa
sulla supposizione che chi possiede più animali avverta meno il
bisogno di quella interazione umana che la partecipazione attiva a
una comunità religiosa assicura.
Esiste però, anche se Perry non pare averla considerata, una terza
spiegazione, per così dire, demografica e forse più lineare e
convincente delle altre. Si allude all'evidenza, ampiamente
riscontrata in numerosi Paesi, secondo cui le persone religiose
hanno più figli delle altre. Ne consegue come sia difficile, per un
padre di famiglia che abbia due o tre bambini, badare adeguatamente
a più animali domestici: un cane o un gatto già bastano e avanzano.
Ecco che allora, per dirla con Cremonini, il mondo in cui «dormiamo
coi cani» è il mondo dove siamo tutti più soli. E siamo tutti più
soli anche perché siamo meno religiosi o, se si preferisce, meno
praticanti.
UNA SOCIETÀ SEMPRE MENO CRISTIANA E SEMPRE PIÙ ANIMALISTA
Viceversa, una società, come la nostra, dove gli animali domestici
e non solo godono di sempre maggior attenzione e perfino ormai di
«diritti» (dichiararsi cacciatore, oggi, è quasi un rischio),
rischia di essere una società dove la fede è sempre più messa in
secondo piano. Ma questo, ben prima dei sociologi, lo aveva
compreso san Giovanni Maria Vianney, il quale un secolo e mezzo fa
profeticamente denunciava: «Lasciate una parrocchia per vent'anni
senza prete, vi si adoreranno le bestie».
Intendiamoci: il problema, in tutto questo ragionamento, non sono
certo gli animali domestici né tantomeno lo è il miglior amico
dell'uomo, come viene meritatamente chiamato il cane. Del resto,
dal lupo di Gubbio ammansito da san Francesco all'orso che san
Romedio, in Trentino, avrebbe addirittura cavalcato, la stessa
storia dei santi è costellata di episodi in cui figurano degli
animali, per giunta feroci e selvaggi, ma non per questo abbattuti
in modo scriteriato, anzi.
Il punto qui è un altro, ed è quello di una società sempre meno
cristiana e, al tempo stesso, sempre più animalista; un
accostamento che finora era sempre suonato un po' provocatorio e
molto semplicistico. Ebbene, ora sappiamo che così non è, e che
l'avanzata della cultura animalista non si sa se sia una buona
notizia per gli animali; ma di certo, ed è la cosa più rilevante,
non lo è per la Chiesa.
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