Animalisti e vegetariani - BastaBugie.it
"Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra; soggiogatela e dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e su ogni essere vivente, che striscia sulla terra" (Genesi 1, 28)
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15.04.2025
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TESTO DELL'ARTICOLO https://www.bastabugie.it/8131
UNA SOCIETA' CHE PREFERISCE GLI ANIMALI AI FIGLI di Fabio
Piemonte
Le coppie oggi mostrano di preferire prendersi cura degli animali
anziché di avere figli. È quanto attesta uno studio recente
realizzato dal Dipartimento di Etologia dell'Università Elte in
Ungheria, il quale ha rilevato una stringente correlazione tra
l'aumento del numero di persone che desiderano un animale domestico
(in particolare un cane) e il calo dei nuovi nati. Un trend in
crescita non solo in Ungheria ma in tutta Europa, Italia
compresa.
«Il 19% delle persone senza figli e il 10% dei genitori con un cane
considerano il proprio amico a quattro zampe non solo parte
integrante della famiglia, ma anche in grado di dare vita a
relazioni intense e più vere di quelle tra esseri umani», ha
osservato la docente Enikő Kubinyi, capo del Dipartimento di
Etologia della stessa università, nel commentare i dati della
ricerca. Kubinyi ammette altresì che, per quanto il volersi
prendere cura di un cane non sempre sostituisca il desiderio di
genitorialità di una coppia, è pur vero che «molti proprietari di
cani non desiderano diventare genitori, ma si sentono già 'mamme e
papà' dei propri amici a 4 zampe». E in effetti, secondo la
medesima ricerca, oggi «il 90% dei genitori ungheresi non dedica
neanche un'ora alla settimana alla cura dei bambini piccoli» o
sceglie ancor più gravemente di non metterli proprio al mondo, nel
timore «che non avranno alcun aiuto nell'educazione dei loro
figli». Meglio allora dunque l'affetto che si presume
incondizionato di un cane a quello di un bambino.
Senza nulla togliere alle cure pur doverose e apprezzabili nei
confronti degli amici a quattro zampe, è necessario precisare che
queste non potranno mai sostituire l'atteggiamento squisitamente
umano di prendersi cura intenzionalmente, e dunque a maggior
ragione quando ciò richiede impegno, fatica e sacrificio, dei
propri simili e cari, in particolare di quanti - come neonati,
bambini, anziani e malati - hanno anche un bisogno maggiore di cure
e premure. Se insomma da un lato è sicuramente lodevole prendersi
cura degli animali, dall'altro rivolgere il proprio affetto a un
animale invece di un altro essere umano costituisce un fattore
decisamente preoccupante, sintomatico di una società in cui domina
ormai un individualismo egolatrico che preferisce le responsabilità
minime che richiede un cucciolo rispetto a quelle oggettivamente
più impegnative ma nel contempo decisamente più gratificanti legate
al prendersi cura in special modo di un "cucciolo" d'uomo.
Bisogna infine, altresì, evidenziare che nel nostro Paese i pochi
aiuti concreti sul piano economico e la precarietà lavorativa
contribuiscono a infondere nelle giovani generazioni l'ansia
rispetto al futuro e ad amplificare i timori legati al prendersi
cura dei figli; tuttavia se il tasso di natalità continua a
scendere ai minimi storici di anno in anno, ciò non dipende
esclusivamente da queste ragioni. Per rilanciare la natalità non
bastano quindi i 'bonus' una tantum, occorrono politiche
lungimiranti e ancor più un cambiamento culturale radicale, che
comporti una fuoriuscita dal cerchio della propria
autoreferenzialità individualista ed edonista che non riesce a
guardare al di là del proprio ombelico e produce solo schiavitù dal
piacere e dalle proprie comodità.
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03.09.2024
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TESTO DELL'ARTICOLO
https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7906
IN GERMANIA LA VITA DI UN INSETTO VALE PIU' DI UN BAMBINO di
Manuela Antonacci
Germania: benvenuti nel paese in cui una vespa vale più della vita
di un bambino. Di cosa stiamo parlando? Della contraddizione forte
di un paese in cui le vespe sono considerate una specie protetta,
ma i bambini evidentemente no, se si considera il numero di aborti
che si attesta intorno ai 100.000 l'anno. Eppure in Germania
piovono multe di 5.000 euro (in Baviera) e addirittura 65.000 euro
(in Brandeburgo) se si osa uccidere una vespa. Sono inclusi nel
divieto anche lumache e farfalle, coleotteri, scoiattoli, talpe,
lupi: viene punita anche l'uccisione degli uccelli selvatici così
come la loro cattura.
Insomma, tutte specie protette, tranne l'uomo! Perché, se è vero
che in base all'articolo 218 del Codice Penale l'aborto, in
Germania, è illegale, tuttavia la donna non è perseguibile se la
procedura avviene entro la dodicesima settimana di gestazione, dopo
aver fatto visita ad un consultorio in cui viene rilasciato un
certificato usato come "giustificativo" e aver rispettato un "tempo
di riflessione" di tre giorni.
Tuttavia, lo scorso aprile, una Commissione istituita dal governo
tedesco ha presentato una relazione sull'interruzione di gravidanza
chiedendo leggi meno restrittive su aborto e maternità surrogata.
La Commissione "per l'autodeterminazione e la medicina
riproduttiva", era formata da 18 esperti in medicina, psicologia,
etica e diritto e ha sottolineato come «l'illegalità di fondo
dell'aborto nelle prime fasi della gravidanza non è
sostenibile».
Perciò ha sostenuto che gli aborti dovrebbero essere vietati solo
dopo la ventiduesima settimana di gravidanza, invitando il
legislatore a intervenire. Dunque una nuova legge sull'aborto
potrebbe essere approvata entro la fine della legislatura.
Interessante è, inoltre, scoprire che nonostante l'attuale legge
"restrittiva" in Germania, nei consultori è vietato l'ingresso ai
pro life e alle associazioni di ispirazione cristiana. Non solo,
nella sua seduta del 5 luglio scorso, il Bundestag ha approvato un
disegno di legge governativo con cui è stata modificata la
normativa che disciplina le attività di consulenza relative
all'interruzione di gravidanza.
L'emendamento è stato sostenuto da un ampio margine di voti
favorevoli e osteggiato solo dall'Unione Cristiano-Democratica e da
Alternative für Deutschland, di destra. Tutto ciò ha portato a una
modifica importante che in teoria andrebbe a salvaguardare i
"diritti delle donne", ma in pratica ostacola alcune libertà
costituzionali. In particolare parliamo del cosiddetto "divieto di
molestie" per i pro life che manifestano davanti ai consultori o
alle strutture ospedaliere e persino del divieto di pregare in
silenzio in questi luoghi, se tali attività avvengono nel raggio di
100 metri. Diversamente, i pro life potranno essere multati fino a
5.000 euro.
Viene da chiedersi se, come la si vuol far passare, tutto ciò
sarebbe a tutela di taluni "diritti" da tutelare, che fine facciano
i diritti alla libertà di espressione, alla libertà di riunione e
alla libertà di religione e, soprattutto, i diritti del bambino nel
grembo materno che potrebbe magari essere salvato per il rotto
della cuffia, da un ripensamento improvviso, grazie all'attività di
questi volontari. In questi casi, il parlamento tedesco parla
addirittura di "molestie da marciapiede" - ma non si registrano
denunce in questo senso. Non solo, sicuramente, nonostante a
livello europeo si critichi tanto l'articolo 218 del codice penale,
consultando i dati statistici emerge che non è affatto difficile
abortire in Germania.
Parliamo infatti di cifre non di certo microscopiche che partono da
picchi di quasi 135.000 aborti tra il 2000 e il 2001, fino al più
recente 2022 con 104.000 aborti. Un numero, questo, che indica un
aumento di quasi il 10% rispetto all'anno precedente. Ad abortire
sono soprattutto donne tra i 25 e i 35 anni di età. Insomma, se si
viene multati per aver ucciso una vespa ma allo stesso tempo si
viene multati anche per il tentativo di aver salvato un bambino -
per giunta condannato di fatto a morte nel grembo materno -, non si
sta forse mettendo su un piano decisamente superiore, non i casi
estremi, non il bene collettivo, ma addirittura un insetto? E tutto
questo, nell'interesse di chi?
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24.07.2024
6 Minuten
TESTO DELL'ARTICOLO
https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7857
A PROCESSO PER AVER ''STRESSATO'' UN CINGHIALE di Massimo
Balsamo
I cinghiali rappresentano uno dei principali problemi per il mondo
agricolo, è piuttosto noto. I proclami non mancano, ma la
situazione non sembra destinata a migliorare. Anzi, secondo Andrea
Busetto al peggio non c'è mai fine. Marchigiano, di Pesaro, il
64enne è in prima linea contro gli animali selvatici da diversi
decenni, denunciando sottovalutazione, sciatteria e collusioni
varie. "Non potete neanche immaginare le condizioni degli
agricoltori. La mia era l'aziendina più bella delle Marche", ci
racconta in una giornata particolarmente delicata. Oggi, infatti, è
stato sottoposto all'interrogatorio di garanzia dai carabinieri
forestali che lo hanno denunciato per bracconaggio. Ma andiamo per
gradi.
Allevatore di vacche dal 1985 al 2010, Andrea Busetto, che
recentemente si è dimesso recentemente da presidente provinciale e
vice presidente regionale della Confederazione Italiana Liberi
Agricoltori, è da sempre in prima fila per l'allarme cinghiali. "Si
è arrivati a questo punto per sottovalutazione, sciatteria e
collusione", il suo j'accuse, con tanto di disinteresse per i
rischi per l'impatto ambientale e la sanità, considerando le
potenzialità esiziali della peste suina africana. "Io ho le spalle
molto larghe, la battaglia la faccio per chi è meno fortunato e
strutturato di me: ci sono molto agricoltori in difficoltà,
distrutti da lupi e da cinghiali", la sua visione, la visione di un
uomo con tanti nemici ma che non ha voltato le spalle davanti alle
ingiustizie.
MIA MOGLIE AGGREDITA DA UN CINGHIALE
Nitido il ricordo di quanto accaduto nel 1997, quando trovò un
gruppo di cinghiali nella sua abitazione: "Mia moglie, incinta di 8
mesi, venne quasi aggredita da un cinghiale. All'epoca non si
parlava di cinghiali, eravamo in pochi a farlo. E la politica ci
disse di aggiustarci. Mia moglie decise di denunciare il presidente
della Provincia, perché la fauna selvatica è di proprietà dello
Stato, ma tutto venne archiviato. Se mi fosse scappata una vacca
per strada e avesse ammazzato un cristiano, io sarei andato in
galera, ma in Italia per i cinghiali non paga nessuno". Una
tragedia sfiorata, alla quale rispose con una provocazione.
Nel 1997 andò a comprare un cinghialetto d'allevamento - non
selvatico - lo portò negli uffici della Provincia, facendo finta di
averlo trovato nella sua stalla: "Da quel giorno iniziò l'inferno:
non ero mai stato denunciato, da quel momento in poi fu una valanga
contro di me". Le autorità sequestrarono l'animale e l'uccisero. La
denuncia nei suoi confronti fu per "aver indotto l'animale a
comportamenti contrari alla sua natura di selvatico". Il processo
fu un caso mediatico: "Mi hanno processato e denunciato per
qualunque cosa. Io ho tenuto duro e ho mantenuto la mia famiglia".
"Ci sono stati molti morti, molti incidenti, milioni di danni
all'agricoltura", racconta Busetto, che due anni fa ha rischiato la
pelle proprio per colpa dei cinghiali. Alcuni animali scavarono uno
dei suoi campi: "Tornando a casa dopo aver riseminato un campo
distrutto, il trattore entrò in una buca causata dai cinghiali e
sono finito in un burrone: sono vivo per miracolo". Quattro mesi e
mezzo a letto, ma con la pelle in salvo.
NUOVA DENUNCIA PER UNA GABBIA
Ma al peggio non c'è mai fine. A 27 anni da quell'incredibile
denuncia per bracconaggio, ecco la nuova denuncia per una gabbia di
cattura di cinghiali. "La gabbia è di proprietà della Provincia di
Pesaro, che le aveva comprate ma non le usava. Io chiesi di darle a
noi agricoltori, così da sfruttarle. La ricevo anche io con il
decreto del dirigente che me la consegnava in comodato d'uso
gratuito. Io feci il corso obbligatorio di tre ore e ottenni
l'abilitazione. Ogni volta che ho preso i cinghiali, ho comunicato
alla polizia provinciale, come previsto dalla legge", la
ricostruzione di Busetto: "Un mese fa sono venuti degli ignoti
dentro la mia proprietà e hanno danneggiato la gabbia. Ho fatto la
denuncia ai carabinieri forestali. Dopo aver parlato con il loro
comandante provinciale, sono venuti e mi hanno anche ringraziato.
Ma dopo una settimana sono tornati per una denuncia contro di me.
Il motivo? Io, avendo in comodato d'uso la gabbia, avrei dovuto
comunicare ogni anni il possesso della gabbia secondo quanto
previsto dal regolamento regionale. Io non lo sapevo
ovviamente".
Seguiremo gli sviluppi della vicenda, ma Busetto è pronto a dare
battaglia: "Spero che questo processo venga celebrato, perché
finalmente verrebbe tutto a galla. Ci sarebbe da scrivere un libro.
Muore la gente per strada, c'è la peste suina africana fuori
controllo, la Coldiretti dice quello che dicevo io dieci anni fa,
ma denunciano me come bracconiere con la gabbia della Provincia.
Robe da pazzi. Non ci sono le parole. Ma io sono sereno, gli farò
vedere i sorci verdi".
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16.08.2022
7 Minuten
TESTO DELL'ARTICOLO
www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7111
LA COSTITUZIONE TUTELA GLI ANIMALI, QUINDI NON L'UOMO
Sarà ancora possibile abbattere un animale se fosse l'unico modo
per salvare la vita di una persona?
di Francesca Romana Poleggi
Scrivendo in modo critico dell'animalismo e dell'anti-specismo non
vorrei essere accusata di avere un cuore arido e insensibile nei
confronti degli animali e dell'ambiente. Allora ci tengo a
precisare che sono convinta che ogni essere umano degno di tale
qualifica debba amare e rispettare gli animali e il creato (meglio
di "ambiente") e mi permetto di condividere con i lettori la foto
mio amatissimo e bellissimo Gattuccio. È morto alcuni anni fa, ma
ancora ne sento molto la mancanza.
L'8 febbraio 2022 Il Parlamento ha varato la modifica degli
articoli 9 e 41 della Costituzione. L'art. 9, tra i «Principi
fondamentali», «tutela il paesaggio, il patrimonio storico e
artistico della Nazione». Ora si aggiunge: «La Repubblica tutela
l'ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell'interesse
delle future generazioni. La legge dello Stato disciplina i modi e
le forme di tutela degli animali». Quindi, gli animali, gli
ecosistemi e la biodiversità diventano "valori" costituzionalmente
garantiti.
L'art. 41 recitava: «L'iniziativa economica privata è libera. Non
può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da
recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana». Ora
dopo «danno» si aggiunge «alla salute, all'ambiente», che quindi
vengono anteposti alla sicurezza, alla libertà e alla dignità
umana. Il secondo comma pone limiti alla libertà economica privata
dicendo: «La legge determina i programmi e i controlli opportuni
perché l'attività economica pubblica e privata possa essere
indirizzata e coordinata a fini sociali». Ora si aggiunge alla fine
«e ambientali".
IL GORILLA DELLO ZOO DI CINCINNATI
È questo il compimento di un percorso: di ambiente ed ecosistema si
parla già nel nuovo testo dell'art. 117 che ripartisce il potere
legislativo fra Stato e Regioni. E la Corte costituzionale da una
trentina d'anni ha lavorato sul concetto di "paesaggio", fino a
trasformarlo in "ambiente", bene unitario, che va salvaguardato
nella sua interezza.
Alla luce di quanto sopra, l'insigne giurista Francesco Mario
Agnoli si chiede se si chiuda così la bocca agli ambientalisti che
di solito protestano contro le pale eoliche e i pannelli solari che
deturpano il "paesaggio".
Inoltre, Tommaso Scandroglio, su La Nuova Bussola Quotidiana,
stigmatizza l'anteposizione della tutela della salute e
dell'ambiente rispetto alla tutela della dignità umana. «Dovrebbe
essere l'opposto perché è il riferimento alla dignità della persona
a costituire il paradigma che orienta il nostro agire morale.
Un'azione è buona o malvagia a seconda che sia in accordo o
disaccordo con la dignità umana, questo è il principio fondamentale
della morale naturale. In tal senso io posso lecitamente arrecare
un danno ambientale se è di vantaggio per la dignità personale. Ad
esempio, sarebbe bene radere al suolo un intero bosco se fosse
l'unico modo per salvare la vita di una persona».
Invece, nel 2016 quando un gorilla dello zoo di Cincinnati è stato
abbattuto per salvare un bambino caduto nel recinto, il web si è
indignato e i genitori sono finiti sotto processo. E di storie
analoghe ce ne sono parecchie.
D'ora in poi, dunque, le leggi del Parlamento dovranno tutelare gli
animali tanto quanto le persone.
NESSUN DIRITTO SENZA DOVERI
Chissà se verrà data loro anche la "capacità giuridica", cioè la
capacità di avere diritti e doveri, che finora appartiene solo agli
esseri umani (art. 1 cod. civ.). In Spagna ed in alcuni Stati
federati americani ci provano da tempo.
Ma poiché non possono esserci diritti senza doveri (il dovere è il
comportamento che consente la realizzazione dei diritti altrui),
come potrà un animale essere tenuto ad adempiere i suoi doveri?
Sarà un "soggetto" dotato di soli diritti?
Lo stesso art. 1 del codice civile, riconosce in qualche modo anche
la capacità giuridica del concepito: la qualcosa è stata in mille
modi aggirata e calpestata con la legalizzazione dell'aborto e
della fecondazione artificiale. Il concepito, quindi, è di fatto
considerato un "sub-umano" perché non ha diritto di vivere. Invece
gli animali potranno essere considerati come persone?
La risposta già si sa, visto che le leggi (in Italia e all'estero)
tutelano i cuccioli di cani, gatti e animali da allevamento molto
di più dei cuccioli d'uomo.
Bisogna fare molta attenzione nel voler mettere gli animali allo
stesso livello delle persone, perché in tal modo non si eleva la
loro dignità, ma si abbassa quella della persona, che così, come un
qualsiasi animale, diventa un oggetto disponibile, che si può
comprare, vendere, manipolare, sopprimere in base all'utilità che
ne può trarre il più forte. Così già è, se si pensa all'aborto alla
fecondazione artificiale, all'ingegneria genetica o
all'eutanasia.
Il grande G. K. Chesterton, in The Thing (del 1939) aveva parlato
del ‘comunismo cosmico'. Una nuova ideologia che, affermando
l'indifferenza tra il corpo umano e quello animale, si esprimeva
«lasciando che un uomo muoia come un cane e pensando che la morte
di un cane sia più patetica di quella di un uomo». Dai tempi di
Chesterton ad oggi, riforma costituzionale compresa,
l'umanizzazione degli animali prosegue inesorabile.
Ma all'umanizzazione dell'animale corrisponde la bestializzazione
dell'uomo. E chi ne fa le spese è la porzione di umanità più
fragile e indifesa. L'idea secondo la quale "l'uomo non è che un
animale" vuol dire che siamo solo una specie tra gli animali della
foresta, dove vale la legge del più forte. Se animali ci definiamo,
come animali agiremo.
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26.10.2021
6 Minuten
TESTO DELL'ARTICOLO
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6770
MODIFICARE LA COSTITUZIONE PER TUTELARE GLI ANIMALI E L'AMBIENTE...
A SCAPITO DEGLI UOMINI? di Giuliano Guzzo
Grande giubilo, nei giorni scorsi, per l'approvazione di una
proposta di legge costituzionale volta ad inserire nella nostra
Carta due solenni tutele: quella degli animali e quella
dell'ambiente. Il testo approvato impegna infatti la Repubblica
italiana alla «tutela» di «ambiente, biodiversità ed ecosistemi
anche nell'interesse delle future generazioni», stabilendo altresì
per lo Stato il compito di disciplinare «i modi e le forme di
tutela degli animali».
Come prevedibile, questo atto legislativo ha allietato gli animi di
molti. Per esempio, l'ex Ministro all'Istruzione Lucia Azzolina, ha
condiviso la sua gioia sui social scrivendo che «finalmente è stata
conferita dignità costituzionale ai nostri cari amici animali.
Possiamo esserne tutti felici». «Si è anche dato un segnale
importante alle giovani generazioni», ha aggiunto, spiegando che la
«Terra non è una nostra proprietà privata, appartiene a tutti e va
rispettata» e che «poche parole nuove nella Costituzione hanno
aperto la strada ad un modello culturale nuovo». [...]
VIVA GLI ANIMALI, ABBASSO L'UOMO
Però, come si suol dire, c'è un però: e il concepito? Che ne è del
nascituro? Perché [...] non ci si può dimenticare che, se di vita
vogliamo parlare, quella più indifesa è bistrattata, e non da oggi,
è una: quella dell'essere umano nel grembo materno.
In realtà, la questione non riguarda neppure solo il concepito, ma
l'uomo in generale. Torna in mente, su questo, quanto ebbe a dire,
nel maggio 2016, Papa Francesco, criticando apertamente «chi ama
cani e gatti e ignora le sofferenze dei vicini». In effetti, la
storia è costellata di esempi di un animalismo privo o comunque
scarso di compassione umana. Nei tempi antichi, per esempio, non
risulta che il filosofo Plutarco abbia mai avuto da ridire sulla
schiavitù - pratica certo non rispettosa della dignità umana e a
suoi tempi diffusissima - mentre invece tuonò senza pietà contro i
cittadini facoltosi, colpevoli di mangiare carne animale: «Che
crudeltà! E' terribile vedere imbandite le mense dei ricchi, che
usano i cuochi, professionisti o semplici cucinieri, come
acconciatori di cadaveri».
Lo stesso Friedrich Nietzsche, per passare a epoche meno remote e
più vicine alla nostra, una volta ebbe - com'è noto - pietà per le
pene d'un cavallo, ma non pare coltivasse grande simpatia per gli
umani poco prestanti: «I deboli e in malriusciti devono perire,
questo è il principio del nostro amore gli uomini [...] Che cos'è
più dannoso di qualsiasi vizio? Agire pietosamente verso tutti i
malriusciti e i deboli».
IL CICLONE ZAPATERO IN SPAGNA
Tra gli amanti degli animali, venendo ai nostri anni, si segnala
anche José Luis Zapatero, durante il cui governo il Parlamento
spagnolo, il 25 giugno 2008, approvò Gran Simios, un progetto con
cui s'è deciso che i grandi primati - oranghi, gorilla, scimpanzé -
hanno alcuni diritti umani.
All'attenzione verso gli animali, pure in questo caso, non è però
seguita quella verso l'uomo, se si considera la parallela entrata
in vigore - sotto Zapatero - di una nuova legge che ha consentito
alle donne di età superiore ai 16 anni l'aborto entro le prime 14
settimane di gestazione senza l'obbligo di motivare in alcun modo
la scelta.
Ecco che allora, alla luce di simili precedenti, vien spontaneo
temere che anche la svolta legislativa green, per così dire, della
Costituzione italiana, possa essere accompagnata non solo da scarsa
attenzione verso l'uomo, ma addirittura da disprezzo nei confronti
del nascituro, per abortire il quale i metodi chimici, grazie a
pillole e preparati, vanno proprio in questi anni moltiplicandosi.
Il che, oltre che paradossale e ingiusto, risulta anche grottesco
dal momento che sono proprio i bambini di oggi coloro i quali
saranno, domani, chiamati a prendersi cura dell'ambiente e degli
animali. E se non loro, infatti, chi?
Sarebbe bello condividere questo interrogativo con gli ideologi di
certo ambientalismo estremo. Chissà che costoro non riescano a
comprendere la natura contraddittoria di tante loro battaglie. Mai
dire mai
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"Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra; soggiogatela e
dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e su ogni
essere vivente, che striscia sulla terra" (Genesi 1, 28)
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