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191 Episoden
17 Minuten
Giovanna ha 40 anni ed è una psicoterapeuta. Proviene da un piccolo paese nelle Basse Madonie, in Sicilia, dove vive una infanzia da favola, ma che inizia a starle stretto dopo il liceo. Si trasferisce così a Palermo, per studiare Psicologia. Dopo la laurea, inizia a lavorare per pagarsi la specializzazione. «Ho fatto di tutto: dalla babysitter, alle lezioni private, alla cameriera. Diventare psicoterapeuta è stata un'impresa veramente dura». Che però viene coronata quando Save the children l'assume come psychosocial officer a Lampedusa, con uno stipendio di 2200 euro al mese. «E io ricordo la mia grande felicità. Nell'arco di due giorni ho smontato la casa, ho fatto le valigie e sono partita. Da lì ho intrapreso quello che era il mio grande sogno». In quel momento, però, qualcosa cambia, senza che faccia in tempo a rendersene conto. Un musicista che lei ammirava, e che aveva conosciuto anni prima, va a trovarla a Lampedusa e si piazza stabilmente nella sua vita. Nasce così una storia d'amore e di manipolazione, che la porta a compiere scelte apparentemente incomprensibili. «Io ho mollato il lavoro della mia vita per seguirlo a Lecce. Quando l'ho fatto, per un mese non ho dormito la notte. Avevo gli incubi perché sognavo il dissenso di mio padre». Una volta a Lecce, lui le chiede di contribuire economicamente al bilancio familiare, tornando a fare la cameriera. «Ma come? Io avevo fatto la cameriera per arrivare dove ero arrivata, e ora dovevo ricominciare?». Inizia così per Giovanna un percorso segnato da violenza economica e manipolazione emotiva, che la porta al totale annullamento della propria indipendenza professionale, personale ed economica, prima di consentirle una rinascita.
17 Minuten
In questo secondo episodio, Annalisa Monfreda esplora il concetto di bias cognitivi, ovvero i pregiudizi impliciti radicati nei nostri processi mentali, che influenzano scelte finanziarie cruciali. Affiancata da Massimo Bustreo, esperto di psicologia dei consumi, e Davide Mascheroni, responsabile area partner commerciali di Etica Sgr, il podcast affronta il legame tra le distorsioni cognitive e la gestione del denaro, cercando di capire come compiere decisioni più consapevoli.


Uno dei bias principali è la difficoltà di proiettarsi nel futuro, spesso visto come oscuro e minaccioso, che ostacola una pianificazione efficace. Un altro celebre bias è la “fallacia della mano calda,” che porta a generalizzazioni fuorvianti basate su esperienze passate. C'è poi l’hyperbolic discounting, il bias che ci spinge a preferire gratificazioni immediate rispetto a benefici futuri.


Massimo Bustreo sottolinea l’importanza del debiasing: sviluppare consapevolezza delle distorsioni e imparare a gestirle per migliorare la qualità delle decisioni finanziarie. La conversazione esplora anche come riconoscere i veri valori e bisogni personali, spesso offuscati da una “dismorfia del valore” che altera le priorità e le strategie di consumo.


Davide Mascheroni offre spunti pratici su come superare la paura di investire, evidenziando l’efficacia di strumenti come i piani di accumulo e l’approccio diversificato a lungo termine.


L’episodio invita gli ascoltatori a vedere l’investimento non solo come un mezzo per generare guadagno, ma come un’opportunità per influenzare positivamente l’economia reale, conciliando scelte finanziarie etiche e consapevolezza personale. La nuova veste continua così il suo viaggio tra neuroscienze e cultura, aprendo nuove prospettive sulla gestione del denaro.


Questo podcast è realizzato in collaborazione con Etica Sgr, società di gestione del Gruppo Banca Etica, specializzata in investimenti etici e responsabili.
19 Minuten
Negli ultimi decenni, il digitale ha rivoluzionato molti settori, ma cosa significa per il mondo della consulenza? In questo episodio di Percorsi, Domitilla Ferrari e Anisa Harizaj analizzano la transizione della consulenza da approcci analogici a digitali e come ciò abbia trasformato non solo i metodi di lavoro, ma anche i modelli di business. Con il contributo dell’esperienza di Anisa presso PwC, esploriamo il caso esemplare di una delle Big Four, che ha saputo trasformarsi con innovazioni radicali come la piattaforma digitale PwC's Digital Lab e collaborazioni con colossi tech come Microsoft e Google.


Oggi i consulenti sono chiamati a padroneggiare nuovi strumenti digitali, inclusa l’intelligenza artificiale e il cloud computing, per mantenere alta la qualità del servizio e rispondere alla crescente richiesta di competenze tecnologiche. Tra le tendenze emergenti si evidenziano la sostenibilità e l’adozione di modelli di lavoro ibridi, che alternano consulenza in presenza e da remoto, garantendo una maggiore flessibilità. La sfida però non è solo tecnica: la cultura aziendale deve evolvere insieme alla tecnologia, e le piccole e medie imprese italiane, spesso radicate in metodi tradizionali, affrontano resistenze che possono rallentare il cambiamento.


Ospite dell’episodio è Gianluca Diegoli, esperto di marketing digitale, che condivide le sue osservazioni sull’evoluzione della consulenza digitale e sull’importanza per le aziende di acquisire competenze interne che permettano loro di sfruttare al meglio i servizi esterni. Secondo Diegoli, l’approccio ai dati è cruciale per una strategia efficace, soprattutto per le piccole realtà che vogliono competere con le grandi piattaforme.


L'episodio si conclude con uno sguardo al futuro della consulenza, dove il valore risiede nella capacità di fondere il digitale con il contatto umano e la personalizzazione. L’esempio di PwC ci insegna che, se ben gestita, la trasformazione digitale non significa perdere le radici tradizionali, ma creare un ponte verso un futuro in continua evoluzione.
17 Minuten
Espérance Hakuzwimana è nata nel 1991 ed è una scrittrice di successo, che oggi pubblica con Einaudi. Nata in Ruanda durante il genocidio, perde i genitori molto presto e finisce in orfanotrofio. All'età di tre anni viene adottata da una famiglia bresciana e inizia la sua vita in Italia. Crescendo, Espérance inizia a percepire che esiste una relazione tra l'enorme costo sostenuto per un'adozione internazionale e le aspettative verso i figli salvati da situazioni difficili. «È stato complesso desiderare di fare la scrittrice quando i miei genitori adottivi mi chiedevano di fare lavori molto più lineari. Io fino a un certo punto ci ho anche provato», racconta.


Il denaro non contamina solo la relazione con i genitori adottivi, ma anche quella con le persone afrodiscendenti conosciute in Italia: «Tu vivi con questa discrepanza molto forte, perché tutte le persone che ti assomigliano fisicamente vivono in una condizione economica molto diversa dalla tua. Laddove ero riuscita finalmente a trovare un punto in comune, venivo esclusa perché ero ricca secondo loro».


Espérance, fin da ragazzina, prova senso di colpa per il privilegio di cui gode e con la maturità arriva a rifiutarlo, cercando di seguire la sua strada in totale autonomia. Per frequentare la scuola Holden, chiede un prestito che impiegherà più di otto anni a ripagare. Quando finalmente realizza il sogno della sua vita, diventare scrittrice, si accorge che è difficile vivere di questo lavoro, «infatti la maggior parte degli scrittori sono già ricchi». Tanto che arriva a interrompere il tour di presentazioni di un suo libro, attività svolta dagli scrittori in totale gratuità, perché ha bisogno di lavorare. «Parlare di soldi, all'interno di questo mondo, sembra quasi screditare la cultura. Però io ho bisogno di soldi per vivere, per avere il tempo per pensare, per creare, per immaginare. Se ho l'ansia perché non so come pagherò il mio affitto, di sicuro non ho tempo per la creatività».


Oggi Espérance ha trovato un equilibrio, affiancando, alla scrittura, un'attività di consulenza con le aziende. I soldi le danno la libertà di curarsi, di comprarsi un computer per lavorare meglio, ma anche di fare esperienze che l'arricchiscono emotivamente, come tornare in Ruanda 30 anni dopo averlo lasciato. «Io ho fatto questo viaggio, ho speso molti soldi, ma sono tornata a casa essendo una persona diversa».
23 Minuten
Investire è una parola latina che significa "coprire con una veste". Quando investiamo, infatti, diamo ai nostri risparmi una nuova veste. Ma quale?


In questa prima puntata de La nuova veste, inizieremo a orientarci nella molteplicità di forme che può assumere il nostro denaro. E lo faremo attraverso la lente della storia.


«L'investimento nella storia umana è sempre esistito», dice l'economista Emanuele Felice, «perché è fondamentale per svolgere attività economiche a lungo termine». In origine era un accordo diretto tra investitore e mercante, finalizzato a progetti di lungo termine e ad alto rischio, come le spedizioni commerciali. Con il tempo, però, anche grazie al calvinismo, che riconosce e incoraggia l’arricchimento individuale, diventa sempre più anonimo e speculativo.


Ma cosa possiamo fare noi piccoli investitori per contribuire a invertire la rotta? Quale veste possiamo dare ai nostri soldi perché vadano a far crescere l’economia produttiva?


Roberto Grossi, vicedirettore di Etica Sgr, società di gestione del gruppo Banca Etica, spiega che oggi gli investimenti etici tentano di contrastare gli eccessi della speculazione, orientando il capitale verso l’economia reale. Tuttavia, è molto forte il rischio del greenwashing da parte di istituzioni finanziarie che creano ottimi prodotti etici, ma con l'altra mano finanziano attività poco etiche. È fondamentale, dunque, che vengano stabilite regole e incentivi per orientare il settore verso una sostenibilità autentica e sociale.


Questo podcast è realizzato in collaborazione con Etica Sgr, società di gestione del Gruppo Banca Etica, specializzata in investimenti etici e responsabili.
22 Minuten
A partire dagli Anni Duemila, ci è parso normale comprare in media 26 chili di prodotti tessili ogni anno, il 40% in più rispetto agli Anni 90. E questo perché il fast fashion ha normalizzato la sovrapproduzione di abiti: abbiamo a disposizione sempre nuovi stili, a prezzi bassi e questo aumenta la quantità di indumenti prodotti, utilizzati e poi scartati. Ma quali conseguenze ha questo nostro modo di consumare abiti per il Pianeta? Un dato per tutti: stiamo sfruttando la natura 1,7 volte più velocemente di quanto gli ecosistemi impiegano a rigenerarsi, fino a esaurire il capitale naturale.


In questa nona puntata di Percorsi, Domitilla Ferrari e Anisa Harizaj affrontano il tema della moda circolare, sottolineando la necessità di ripensare il ciclo di vita dei capi d'abbigliamento per ridurre l'impatto ambientale. Una data fondamentale in questo senso è il primo gennaio 2025 quando per i Paesi UE scatterà l'obbligo di attuare la raccolta differenziata dei rifiuti tessili.


Una storia esemplare, da questo punto di vista, è Patagonia, azienda pioniera della sostenibilità nel fashion, che nel 2011 ha lanciato la campagna “Don’t Buy This Jacket!” per ridurre il consumismo. Nel tempo, Patagonia ha adottato iniziative innovative, incluso il trasferimento delle proprie azioni a una no-profit per finanziare cause ambientali.


Ospite dell'episodio è Gaia Segattini, fondatrice di Gaia Segattini Knotwear, un’azienda che crea capi esclusivamente da materiali rigenerati, limitando gli sprechi e promuovendo il valore della filiera corta, che produce cioè su piccola scala e garantisce la trasparenza nella catena di approvvigionamento.


L’episodio offre lezioni su come la moda circolare possa contribuire alla sostenibilità e come un cambiamento nelle abitudini di consumo sia essenziale per supportare un'industria più etica e consapevole.
20 Minuten
Nell’ottava puntata di Percorsi, Domitilla Ferrari e Anisa Harizaj esplorano l’evoluzione e le sfide del settore del food delivery, che negli ultimi anni ha permesso la nascita di colossi come Deliveroo, Just Eat, Uber Eats e, soprattutto, Glovo, ma che per la prima volta sta affrontando una crisi pesante. Dopo il boom dovuto alla pandemia, dalle Borse arrivano segnali negativi: le quattro aziende più grandi quotate in Europa e negli Stati Uniti, tra cui Deliveroo e Just Eat Takeaway, in 7 anni hanno accumulato perdite per oltre 20 miliardi di dollari.


Ferrari e Harizaj raccontano in particolare la parabola di Glovo, azienda fondata a Barcellona nel 2014. Quest’ultima si distingue per la sua crescita rapida grazie a un’espansione capillare nei mercati globali e locali, divenendo un “unicorno” del settore. Ferrari e Harizaj riflettono sul futuro di queste imprese, caratterizzate da una forte pressione per ridurre i costi operativi, affrontare la concorrenza e migliorare le condizioni di lavoro dei rider.


L’ospite dell’episodio, Lucia Borso, cofondatrice di So.De (Social Delivery), presenta un modello alternativo di delivery locale e sostenibile, attivo a Milano, che impiega mezzi non inquinanti e offre contratti regolari ai lavoratori. Borso spiega come questo approccio favorisca l’economia locale, con vantaggi immediati come la rapidità di consegna e una maggiore freschezza dei prodotti.


Il modello di So.De mostra come l’impresa possa integrare valori etici e sostenibilità senza sacrificare efficienza e impatto economico.
21 Minuten
Augusto Coppola è stato uno dei primi startupper di successo italiani, poi divenuto venture capitalist e oggi consulente sui temi dell’innovazione. Nato in una famiglia monoreddito di 5 persone, l’unica educazione finanziaria ricevuta è che i soldi si fanno lavorando. E così, per gran parte della sua giovinezza, punta ad aumentare la sua occupabilità, ovvero il valore che le sue competenze hanno sul mercato del lavoro. Dopo un’esperienza all’estero in cui riesce a mettere da parte un bel po’ di risparmi, si lancia in una startup che si rivela presto un successo. Ma la sua diseducazione finanziaria gli fa fare una serie di errori finalizzati a monetizzare subito, che gli impediscono di diventare ricco come avrebbe potuto da quell’esperienza. Dopo la prima startup, «il successo rende arroganti», e ne fa subito un’altra, che non va bene come la prima, solo che ci mette molti anni a capirlo. E nel frattempo brucia le risorse che aveva messo da parte. «Quello è stato l'abisso perché mi sono trovato improvvisamente disoccupato senza degli skill riconosciuti dal mercato, con una famiglia che era cresciuta e che comunque si era abituata al tenore di vita di uno che pensava di essere diventato ricco, quindi ho passato due o tre anni complicati». Ad aiutarlo a risollevarsi contribuisce la sua relazione con il denaro, profondamente strumentale: «Stasera mangiamo? Stiamo bene? Siamo felici? E allora chi se ne frega dei soldi. I soldi arrivano se lavoro e io un lavoro trovo sempre. Quindi non sono mai angosciato».
19 Minuten
In questa puntata di Percorsi, Domitilla Ferrari e Anisa Harizaj affrontano una delle sfide più complesse e cruciali per le imprese familiari: il passaggio generazionale. Il ricambio ai vertici di un'azienda, soprattutto quando si tratta di imprese di famiglia, non è solo un trasferimento di quote o ruoli, ma un vero e proprio passaggio di valori, visione e know-how aziendale. Pianificare questo processo è fondamentale per garantire la continuità e il successo dell'azienda, soprattutto in un Paese come l’Italia, dove l'85% delle imprese è a conduzione familiare.


La puntata esplora le principali sfide del passaggio generazionale, come la formazione dei successori, la trasmissione delle competenze chiave e la pianificazione patrimoniale. Le conduttrici presentano la storia della Ferrero, un caso emblematico di successo generazionale. Da Pietro Ferrero, che ha fondato l’azienda nel 1946, a suo figlio Michele, il creatore della Nutella, fino a Giovanni Ferrero, che oggi guida una delle multinazionali più conosciute al mondo. La capacità di bilanciare tradizione e innovazione è stata la chiave per affrontare il ricambio senza compromettere la crescita e la competitività dell’azienda.


Ospite della puntata è Renato Cifarelli, amministratore delegato di Cifarelli SpA, azienda familiare specializzata nella produzione di macchine agricole e per il giardinaggio. Renato condivide la sua esperienza personale nel prendere le redini dell’azienda fondata da suo padre e riflette sull’equilibrio necessario tra legami familiari e gestione imprenditoriale.


Un episodio che offre spunti pratici per chi si trova ad affrontare il delicato passaggio generazionale, con consigli su come garantire continuità e stabilità senza rinunciare all’innovazione.
14 Minuten
Michela Cesaretti ha 57 anni e vive a Roma. È cresciuta in una famiglia che aveva pochi soldi, ma in un contesto in cui i soldi erano poco importanti. Perché non ce li aveva nessuno e non si aveva mai la percezione di una carenza. I suoi genitori erano entrambi insegnanti ed erano cresciuti in un mondo in cui i figli facevano il lavoro dei padri. Con Michela, questo meccanismo si interrompe. Le dicono che deve scegliere il lavoro che l'appassiona e lei si laurea in Lettere, con indirizzo Discipline dello Spettacolo.


Michela, sia prima sia dopo la laurea, sperimenta diversi lavori nel mondo culturale, senza mai avere entrate davvero regolari. E benché non avesse una particolare vocazione alla libera professione, capisce che l’unico modo per lavorare con la cultura e con lo spettacolo è aprire la partita Iva. In questa dimensione professionale, dentro la quale mette tutta la sua passione, Michela però si sente scomoda dal punto di vista finanziario, perché i compensi non sono commisurati alla mole di lavoro. E le tasse «sembravano sempre una cosa fuori misura rispetto a quello che guadagnavo in un anno», racconta. «Quando bisognava fare la dichiarazione dei redditi provavo sempre uno stupore incredulo. Pensavo di essere incapace».


Durante la pandemia, momento drammatico per tutti gli artisti, Michela attiva un servizio di teatro delivery, in cui va a raccontare storie a domicilio. Più che mai si rende conto del potere delle storie e del valore che ha il suo lavoro. Eppure, proprio quando percepisce l’importanza di ciò che fa, Michela prende atto che i beneficiari del suo lavoro faticano ad attribuire a esso un valore economico: «Vi ho scritto che avrei voluto fare questa intervista dopo aver detto sì a una persona che mi ha chiesto di andare a raccontare gratuitamente, in una situazione socialmente complessa. Tendenzialmente mi sono imposta di non accettare, ma ogni tanto cedo perché riconosco la potenza del racconto».


In questo contesto difficile, Michela oggi desidera soltanto una cosa: essere chiamata per fare ciò che ama e percepire un giusto compenso per vivere una vita dignitosa. 
23 Minuten
In questa puntata di Percorsi, Domitilla Ferrari e Anisa Harizaj esplorano la relazione tra domanda e offerta, due concetti fondamentali in macroeconomia che hanno subito profonde trasformazioni negli ultimi decenni, grazie all’impatto di fattori economici, tecnologici e sociali. Attraverso esempi pratici e una spiegazione chiara, le conduttrici analizzano come fenomeni globali quali la tecnologia, la globalizzazione e i cambiamenti demografici abbiano influenzato le dinamiche tra consumatori e produttori.


La case history dell’episodio è dedicata a Blockbuster e Netflix, due storie aziendali che incarnano il passaggio dall’era del noleggio fisico di videocassette alla rivoluzione dello streaming digitale. Blockbuster, un colosso del videonoleggio con punti vendita in tutto il mondo, non è riuscito ad adattarsi ai nuovi comportamenti dei consumatori e all’avvento di tecnologie come lo streaming, firmando così il proprio declino. Al contrario, Netflix ha saputo cogliere l’opportunità e innovare, trasformandosi da servizio di noleggio di DVD a gigante globale dello streaming, rivoluzionando il modo in cui guardiamo film e serie TV.


L’ospite della puntata è Europress Vinyl, uno dei produttori superstiti di dischi in vinile in Italia. Con un approccio manageriale e imprenditoriale, Europress Vinyl rappresenta un esempio di come un settore considerato di nicchia possa trovare nuove opportunità nell'equilibrio tra domanda e offerta, rispondendo ai cambiamenti del mercato.


Un episodio che offre una lezione preziosa per chi fa impresa: comprendere e anticipare le dinamiche tra domanda e offerta è la chiave per rimanere competitivi e affrontare le sfide del futuro.
15 Minuten
Antonia Moroni ha 58 anni, vive a Milano ed è responsabile amministrativa di un’azienda commerciale. È figlia di due genitori sordi, e quindi fin da bambina è il loro ponte uditivo col mondo, trovandosi coinvolta in questioni più grandi di lei. A mandare avanti la casa è sua mamma, con il lavoro di sarta, mentre il padre è un artigiano che per lungo tempo non porta uno stipendio a casa. «Almeno fino a quando mio zio,  che per me è stato come un secondo padre, ha messo le mani nei conti della sua attività e l’ha rivoluzionata», racconta Antonia.


Nel 1990, però, una grande tragedia si abbatte sulla famiglia di Antonia: l’adorato zio viene ucciso a Marrakech. Ciascun membro della famiglia si ritrova con un'eredità di 250 milioni di lire. Antonia, ad oggi, non ricorda precisamente cosa ha fatto con quei soldi. Suo fratello, assieme al padre e al fidanzato di Antonia, aprono una Srl, dove presto anche Antonia va a lavorare. Ma le cose non vanno come si aspettavano: dopo un anno, infatti, chiudono. Decidono di non dichiarare fallimento e di coprire i debiti con i soldi dell’eredità dello zio. Le strade di Antonia e di suo fratello a quel punto si dividono.


Antonia costruisce la sua professionalità nella comunicazione prima, nell'amministrazione poi. Il fratello, invece, riattiva la Moroni Incisioni SNC, la società a nome collettivo del padre, di cui Antonia non è più socia, ma di cui si ritrova ad ereditare le quote alla morte del padre. Il fratello si specializza sulle grandi insegne. Antonia non ha alcuna relazione con lui, ma le cose sembrano andargli a gonfie vele: «Il suo stile di vita era molto agiato: belle macchine, bei vestiti, belle case… Io sapevo quello che mi raccontava mia mamma, però vedevo che si poteva permettere una bella vita». Se non che ogni tanto, il fratello chiede ad Antonia e a sua madre di andare a in banca a firmare delle fideiussioni o dei prestiti. Ma sembrava tutto nella regola.


Alcuni anni dopo, un dipendente di suo fratello denuncia di non percepire lo stipendio da anni. È l'inizio di un incubo. Antonia e sua madre ricevono innumerevoli decreti ingiuntivi, subiscono il pignoramento delle case, fino a ritrovarsi con un debito di 600.000 euro. Sarà un'avvocata specializzata nella legge anti-suicidi ad aiutare Antonia a venirne fuori.
23 Minuten
In questa puntata di Percorsi, Domitilla Ferrari e Anisa Harizaj affrontano un tema cruciale e attuale: il rapporto tra donne e finanza. Partendo da una constatazione preoccupante – l’Italia è al 104esimo posto nel mondo per partecipazione femminile alla vita economica – le due conduttrici discutono delle sfide che le imprenditrici affrontano per farsi strada in un settore ancora dominato dagli uomini. Sottorappresentazione, difficoltà di accesso ai finanziamenti e stereotipi di genere sono solo alcune delle barriere che limitano il loro successo.


La puntata esplora la storia di Muriel Siebert, la prima donna ad avere un seggio alla Borsa di New York e fondatrice della Siebert Financial Corporation. La sua storia di coraggio e determinazione è un esempio emblematico di come, nonostante le difficoltà, le donne possano eccellere e lasciare un segno in settori storicamente riservati agli uomini. Muriel non si è fermata solo alla propria carriera, ma ha anche sostenuto altre donne e minoranze attraverso programmi di finanziamento.


Ospite della puntata è Barbara Alemanni, professoressa di Finanza e consulente di numerose istituzioni finanziarie, che condivide la sua esperienza e riflette sulle sfide e le opportunità che le donne affrontano nel mondo della finanza. Con la sua esperienza accademica e pratica, Barbara offre preziosi spunti su come superare le barriere culturali e strutturali, puntando sull’educazione finanziaria e sull’importanza di creare reti di supporto.
13 Minuten
Una mattina di marzo 2015 Anna si sveglia, si guarda allo specchio, e si rende conto che è arrivato il momento di fare ciò che aveva già messo in conto 22 anni prima: lasciare il suo lavoro da dipendente in banca. Così prende la metro, e invece di andare in filiale, va alla sede centrale a consegnare le dimissioni. Oggi è una libera professionista che fa la Language virtual trainer, e questa è la storia di come per 22 anni si è preparata a compiere un passo che avrebbe potuto renderla più povera, ma non se fatto con la dovuta preparazione finanziaria. 


Anna vive ad Ostia e proviene da una famiglia che ha sempre visto il posto fisso come garanzia di emancipazione sociale. Questo mito familiare condiziona le scelte che fa riguardo i suoi studi: le piacerebbe frequentare il Classico, ma alla fine sceglie l’istituto Tecnico, sicura di trovar lavoro una volta diplomata. E così accade: a 19 anni ha già un posto in banca e guadagna 1600 euro, più di suo padre e suo fratello. 


Fin dal primo giorno Anna ha ben chiaro che quello non sarà il lavoro che farà per tutta la vita, e che i soldi che guadagna, altro non sono che il volano per raggiungere la vera libertà. Così approfitta per comprare casa, iscriversi all’Università e laurearsi in Lingue, sposarsi e poi divorziare. Intanto gestisce i suoi soldi come se fossero il portafoglio di un cliente, trasformando i suoi obiettivi di vita in obiettivi finanziari ed investendo in funzione di quelli: «C’era l'obiettivo di lungo termine che era andarsene, l'obiettivo di medio termine che era continuare a studiare, e poi quello di breve termine che era viaggiare».


Sette mesi dopo aver finito di pagare il mutuo, arriva per Anna il momento che ha rimandato a lungo. Le competenze maturate nel settore finanziario la aiutano a gestire le spese nel momento in cui diventa libera professionista: «Io ho sempre fatto piani d'accumulo perché la mia idea è che non esista un momento migliore per entrare in un investimento. Si può entrare in qualsiasi momento con una piccola cifra. Quindi essere oculata nelle spese è stata la cosa che mi ha dato la possibilità di andare avanti e di dire: “voglio imparare ancora e voglio poter cambiare ancora”».


Oggi Anna guadagna 22mila euro lordi, che è pochissimo rispetto alla cifra di un tempo. Ma dentro questa vita si sente finalmente a casa: «Io qualche volta il lunedì mattina mi svegliavo e piangevo. Ad oggi posso fare molte meno cose perché non ho lo stipendio e le sicurezze che avevo prima, ma se non altro, adesso il lunedì mi sveglio contenta. E quello paga, molto».
21 Minuten
Chi di noi non ha pensato, almeno una volta nella vita, di lasciare tutto per andare a vivere in campagna e dedicarsi all’agricoltura?


Nel quarto episodio di Percorsi, Domitilla Ferrari e Anisa Harizaj esplorano il tema della rivoluzione agricola contemporanea, ovvero le profonde trasformazioni del settore agricolo negli ultimi dieci anni, caratterizzate dall’introduzione di tecnologie avanzate come droni, sensori e robot.


Mentre Harizaj spiega le sfide che il settore affronta, tra cui il cambiamento climatico, l’erosione del suolo e la gestione delle risorse idriche, sottolineando la necessità di innovazione per garantire la sostenibilità e la sicurezza alimentare, Ferrari introduce un caso di scuola: l’agricoltura di precisione e verticale, rappresentata da realtà innovative come Planet Farms, che combinano tecnologie all’avanguardia con l’ottimizzazione dello spazio e delle risorse naturali.


Ospite della puntata è Enzo Antonacci, che a Turi, in provincia di Bari, insieme alla moglie Marianna Netti, una ex modellista e stilista di abiti per bambini, porta avanti la fattoria “La Lunghiera”, che da diversi anni produce alcuni dei migliori formaggi da latte di bovini di razza Bruna in Europa. Le 3 domande della puntata sono per lui e suo figlio Francesco, che lo affianca nel lavoro quotidiano mentre continua a studiare per laurearsi in Agraria all’Università di Bari.
Rame

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