Antonia Moroni ha 58 anni, vive a Milano ed è responsabile
amministrativa di un’azienda commerciale. È figlia di due
genitori sordi, e quindi fin da bambina è il loro ponte uditivo
col mondo, trovandosi coinvolta in questioni più grandi di lei. A
mandare avanti la casa è sua mamma, con il lavoro di sarta,
mentre il padre è un artigiano che per lungo tempo non porta uno
stipendio a casa. «Almeno fino a quando mio zio, che per me
è stato come un secondo padre, ha messo le mani nei conti della
sua attività e l’ha rivoluzionata», racconta Antonia.
Nel 1990, però, una grande tragedia si abbatte sulla famiglia di
Antonia: l’adorato zio viene ucciso a Marrakech. Ciascun membro
della famiglia si ritrova con un'eredità di 250 milioni di lire.
Antonia, ad oggi, non ricorda precisamente cosa ha fatto con quei
soldi. Suo fratello, assieme al padre e al fidanzato di Antonia,
aprono una Srl, dove presto anche Antonia va a lavorare. Ma le
cose non vanno come si aspettavano: dopo un anno, infatti,
chiudono. Decidono di non dichiarare fallimento e di coprire i
debiti con i soldi dell’eredità dello zio. Le strade di Antonia e
di suo fratello a quel punto si dividono.
Antonia costruisce la sua professionalità nella comunicazione
prima, nell'amministrazione poi. Il fratello, invece, riattiva la
Moroni Incisioni SNC, la società a nome collettivo del padre, di
cui Antonia non è più socia, ma di cui si ritrova ad ereditare le
quote alla morte del padre. Il fratello si specializza sulle
grandi insegne. Antonia non ha alcuna relazione con lui, ma le
cose sembrano andargli a gonfie vele: «Il suo stile di vita era
molto agiato: belle macchine, bei vestiti, belle case… Io sapevo
quello che mi raccontava mia mamma, però vedevo che si poteva
permettere una bella vita». Se non che ogni tanto, il fratello
chiede ad Antonia e a sua madre di andare a in banca a firmare
delle fideiussioni o dei prestiti. Ma sembrava tutto nella
regola.
Alcuni anni dopo, un dipendente di suo fratello denuncia di non
percepire lo stipendio da anni. È l'inizio di un incubo. Antonia
e sua madre ricevono innumerevoli decreti ingiuntivi, subiscono
il pignoramento delle case, fino a ritrovarsi con un debito di
600.000 euro. Sarà un'avvocata specializzata nella legge
anti-suicidi ad aiutare Antonia a venirne fuori.
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