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Rame Archiv
191 Episoden
14 Minuten
Da ragazzina, Linda Maggiori “si ammala” di ansia da consumismo. Una volta scoperte le profonde disuguaglianze tra Nord e Sud del mondo, soffre di fronte alle possibilità che le offre la sua vita borghese. Andare a fare shopping è un’angoscia: «La possibilità di poter comprare dei vestiti che l’avrebbero fatta sentire più bella le dà il tormento». Quando si trasferisce a Bologna per studiare, Linda trova finalmente uno stile di vita che le assomiglia e la fa stare bene. La definizione più compiuta della sua identità avviene con il matrimonio, il trasferimento a Faenza e la nascita, uno dopo l’altro, di quattro figli. «Il fatto di avere uno stipendio molto più basso rispetto a quello di mio padre quando io ero bambina, mi ha liberato le energie e mi ha fatto concentrare su quello che sono io e non su come mi devo vestire o apparire agli altri per essere migliore». Ma com’è la vita dentro cui Linda finalmente si sente se stessa? Niente auto dal 2011, solo bicicletta, treni e mezzi pubblici, anche per le vacanze estive. Una casa che si alimenta con i pannelli solari e a bassissimo consumo di acqua grazie a un impianto di recupero di acque grigie. E poi acquisti alimentari direttamente dai produttori e cellulare dal fair trade. Le scelte di vita ecologiche hanno un costo iniziale talvolta molto alto. Il beneficio per l’ambiente è immediato. Quello per il portafogli, invece, arriva con il tempo. Linda inizia a vederlo adesso. Anche se il beneficio più grande di questo modo di vivere sta «nella grande libertà, nel senso di leggerezza, nel sentirsi indipendenti da tutti gli stimoli che ti dicono: compra questo perché così sarai felice... Navigare veramente libera è una cosa che a livello di umore ti fa star molto meglio».
16 Minuten
Giulia Fidilio nasce a Verona e si trasferisce in Inghilterra a 18 anni, mantenendosi da sola fin dal primo giorno. Studia marketing e nel frattempo entra in un mercato del lavoro in cui fin da ragazza fa carriera e guadagna bene. Ma i soldi le scappano via dalle mani. È sempre in rosso da qualche parte: ritira i soldi con una carta di credito per pagare i debiti dell’altra e via così. Mangia riso e fagioli per settimane. E tutto per comprare cose di cui non ha bisogno. «Oggi lo so: usavo il denaro per colmare un profondo vuoto che avevo dentro di me. Tutti i miei parenti avevano divorziato e per i soldi si erano scannati. I soldi tiravano fuori il peggio delle persone e io non volevo averci a che fare». Verso i 30 anni, Giulia capisce che deve e può cambiare. Studia economia comportamentale e, prima applica su di sé quelle conoscenze, poi diventa educatrice finanziaria per insegnare agli altri a spendere meglio e a risparmiare. Assieme a suo marito, inizia a pianificare ogni cosa, nel medio e lungo periodo. Nella loro sala compare una grande lavagna con sopra gli obiettivi personali di ciascuno e sotto quelli di famiglia. Sette anni fa, su quella lavagna scrivono l’obiettivo di trasferirsi a vivere al mare, alle Canarie. L’anno scorso ci riescono. E adesso, su quella lavagna, compaiono obiettivi più morbidi: lavorare meno e trascorrere più tempo assieme. Ma soprattutto: educare i loro figli al denaro in modo sano e costruttivo.
17 Minuten
Miriam Corongiu cresce a Portici, paesone sovrappopolato alle porte di Napoli. I suoi guadagnano a malapena il necessario per vivere, ma vogliono che lei studi. Miriam frequenta il liceo classico e poi Lettere antiche, e intanto fa di tutto pur di contribuire all’economia di casa. «Passavo loro i soldi nella maniera più delicata possibile. Non lo dicevo nemmeno, li mettevo lì. Non volevo che soffrissero». Attanagliata da un disturbo alimentare e da un perfezionismo cronico, abbandona l’università a un passo dalla laurea. Intanto si sposa e passa da un lavoro all’altro. Fino al giorno in cui, licenziata da una compagnia di navigazione a 45 anni, decide assieme a suo marito di trasformare i 4 ettari di terra della famiglia di lui in una piccola azienda agricola. Su quella terra da decenni si coltivavano albicocche e noci, oggi colture in perdita. Miriam, piuttosto che spiantare gli alberi storici, inventa un nuovo modello di azienda, un orto conviviale che vende direttamente ai consumatori sia prodotti sia esperienze. Il conto dell’azienda decide di aprirlo su Banca Etica: «Per me era un valore avere il conto su una banca disarmata che fa un lavoro collettivo di contrasto ai cambiamenti climatici, che per noi sono la madre di tutte le battaglie». L’orto conviviale oggi è un’azienda sostenibile con cui Miriam paga la scuola di sua figlia, il supermercato, le bollette. E anche le spese mediche per curare, finalmente, il suo disturbo alimentare.
13 Minuten
Valeria Baudo ha 45 anni, abita nella provincia di Novara e la sua famiglia, due adulti e due bambini, vive con 1400 euro al mese. Che arrivano tutti dal lavoro di Valeria, bibliotecaria. Suo marito, cantautore e arrangiatore, 8 anni fa perse il lavoro che lo appassionava. Stava per iniziarne uno completamente diverso, ma fatti due conti in tasca, convenirono che era meglio restasse a casa con i bambini. «A quel punto, però, ci siamo sposati», racconta Valeria, «perché volevo che lui avesse tutti i diritti economici su quello che abbiamo messo assieme. Anche se lo stipendio arriva a me, è lo stipendio di famiglia». Lei ha tenuto per sé la gestione economica della casa, lui fa tutto il resto. Per far quadrare i conti, Valeria ha sfoderato la sua passione per il risparmio e l’ha fatta diventare parte della loro produzione di reddito. Lui il suo talento per il bricolage e le riparazioni. Il loro equilibrio delicato di tanto in tanto viene scosso dalle battute degli amici (“Fai il mantenuto, eh!”) e periodicamente viene rimesso in discussione: “Questa cosa ci sta ancora bene? Rende tutti felici? Sì, va bene. Allora continuiamo”. Ma per ora regge su una scelta condivisa di come stare al mondo: avere abbastanza denaro da poter essere felici. Dove felici non significa avere tante cose.
17 Minuten
Ornella Laneri è un’imprenditrice catanese di seconda generazione. I suoi genitori fondarono l’azienda di famiglia a partire da un rimborso di 20 milioni di lire ricevuti da sua madre, minorenne, a causa di un incidente in moto. Avrebbe potuto usarli per studiare, ma furono dati al suo fidanzato di allora, poi marito, perché avviasse un’azienda. Nacque così una fiorente impresa di costruzioni. Lei teneva i conti, lui era l’imprenditore. Lei veniva chiamata “signora”, lui "ingegnere" (pur non essendolo). Ornella cresce in una famiglia agiata ma molto attenta al risparmio e a evitare gli sprechi. Conosce tutte le facce del privilegio: la cabriolet a 18 anni e le prese in giro degli amici, la possibilità di studiare fuori e la necessità di abbandonare gli studi per tornare a lavorare in azienda al richiamo del padre. Il quale le insegna il mestiere, ma senza mai passarle le consegne o legittimarla a parlare con le banche. Ornella, però, trova il modo di aggirare l’ostacolo e riesce a costruire credibilità attorno alla sua figura. Così, alla morte del padre, i fratelli affidano a lei il compito di portare avanti l’azienda di famiglia. E lei fa ciò che suo padre le aveva impedito finché era stato in vita: rendere l'azienda contemporanea. Inizia così un percorso etico e sostenibile, non più orientato alla crescita, bensì all’impatto sull’ambiente, i dipendenti, la città.
14 Minuten
Loretta Napoleoni, classe 1955, è famosa in tutto il mondo come economista, esperta dei sistemi attraverso cui il terrorismo si finanzia. Da ragazzina, però, sognava di fare la scrittrice di romanzi. Lo ha sognato fino al giorno in cui un primo tradimento finanziario ha cambiato il corso della sua vita. Quando lei ha 10 anni, il socio di suo padre, imprenditore edile, scappa in Libano con la cassa e la sua famiglia si ritrova povera improvvisamente. «Da quel momento ho percepito il denaro come una cosa sporca». E così, quando grazie ai suoi studi e alla sua bravura inizia a lavorare in Borsa e a guadagnare benissimo, delega la parte finanziaria a suo marito, ingegnere petrolifero, che guadagna ancora più di lei. «Le persone intellettuali, di cultura, non maneggiano il denaro, mi dicevo…». Quando Loretta sposa il secondo marito, replica lo stesso schema: gli delega totalmente la parte finanziaria. Per 25 anni di matrimonio conduce una vita agiata, senza risparmiare nulla. Tutto cambia un giorno di gennaio del 2019 in cui scopre che lui, trader di professione, ha perso tutto in affari sbagliati. «In realtà per me è stata una liberazione perché a quel punto ho capito che io e nessun altro doveva prendere in mano la situazione. Ed è stata una cosa incredibile. Perché ho risolto tutto nel giro di sette mesi. L’ho fatto, lo potevo fare. Avrei dovuto farlo tanti anni fa, nel senso che io ero più brava di lui. Oggi gestisco i miei soldi da sola».
14 Minuten
I genitori di Lory Caccamo si separano quando lei è piccolina. L’immagine con cui cresce è di una madre che si rimbocca le maniche per mantenerla facendo anche il doppio lavoro, mattina e sera. Lory studia Psicologia perché ha scoperto in sé la vocazione di aiutare gli altri con il coaching. All’indomani della laurea, però, trova un lavoro sicuro e ben pagato in una industria di bottoni. Lo accetta ma sente che le manca qualcosa. Così prende un secondo lavoro, alla sera, come coach: fatica 16 ore al giorno, come aveva visto fare a sua madre. Nel suo caso, però, non c’è in gioco la sopravvivenza, bensì il tentativo di soddisfare il suo scopo personale. A fine 2019 è pronta al salto: lasciare il posto fisso per dedicarsi a progetti internazionali di coaching. Si licenzia, ma i suoi sogni vengono spezzati dal Covid. Ci mette due anni a far ingranare l’attività di coach. Proprio a quel punto, però, Lory rimette tutto in discussione: ha un appuntamento con se stessa. Un viaggio in Australia che si è promessa da tempo. «Nel momento in cui stavo iniziando a raccogliere i frutti, anche economici, di tutti gli sforzi degli ultimi anni, nel momento in cui avrei dovuto esserci di più, avrei dovuto aggiungere carne al fuoco, raccogliere i frutti, proprio allora ho preso e me ne sono andata». In Australia, lavora nei campi per mantenersi, si sposta da una regione all’altra per visitarle e nel frattempo cerca di tenere in piedi, a dispetto dei fusi orari, l’attività di coach. «Per un po’ ho avuto paura di perdere ciò che ho costruito. Ma se lo scenario peggiore è che devo ricominciare da capo, non mi spaventa. Lavorare nelle farm mi ricorda che posso fare qualsiasi lavoro diverso da quello che ho sempre fatto, da quello che ho sempre studiato».
15 Minuten
Chiara Gandolfi ha 43 anni, una casa di 57 metri quadri a Parigi, un fidanzato e due gatti. «Sono esattamente dove vorrei essere», confessa. Ma per arrivarci ha dovuto smontare una per una le certezze con cui è cresciuta. La prima è che la fatica sia la condizione per ogni godimento: nella cultura cattolica in cui è immersa, il sacrificio è uno stile di vita. Eppure, quando va al liceo, Chiara scopre che non è così per tutti: chi può permetterselo va avanti senza fatica. Se è vero che i soldi non danno la felicità, di sicuro creano delle distanze. La seconda certezza è il posto fisso come garanzia di sicurezza. Per tutto il tempo in cui insegue contratti, Chiara non riesce a mettere da parte neppure un euro. Quando fa il salto verso la libera professione, le cose cambiano. Non subito, però. Perché commette l’errore di delegare al suo compagno di allora la gestione economica: “Io faccio il lavoro creativo, tu invece ti occupi degli sporchi soldi”. Niente di più sbagliato, lui la inganna e Chiara continua a credere di non poter risparmiare nulla. Quando si libera di lui e conosce l’attuale fidanzato, in due anni riesce a mettere da parte il necessario per comprare casa. La sua vita oggi è perfetta. Se non fosse per quella rabbia e frustrazione che ancora prova verso chi può scegliere una vita poetica perché non ha l’urgenza di guadagnare…
15 Minuten
Nello Di Coste cresce nella Puglia degli anni Novanta con la cieca fiducia nello studio come possibilità di emancipazione. I suoi genitori, papà ambulante e mamma impiegata, gli permettono prima di laurearsi fuorisede, poi di fare un master all’estero. Rispetto al fantomatico metronomo che scandisce le tappe dell’esistenza, Nello si sente in ritardo. Il sistema Italia, con i suoi stage gratuiti, posticipa il momento dell’indipendenza economica. Quando finalmente arrivano i primi lavori retribuiti, Nello passa dall’ebbrezza dell’autonomia alla consapevolezza che non riesce a mettere da parte nulla. La promessa che lo studio avrebbe garantito una vita, se non agiata, perlomeno tranquilla, sembra frantumarsi alla prova della realtà. «Studiare significa anni di sacrifici. Anni in cui devi saperti organizzare, anni in cui devi anche sopportare il confronto con chi invece ha scelto un altro percorso e già sta guadagnando». Quando si tratta di stipulare un mutuo, Nello deve nuovamente ricorrere all’aiuto dei suoi genitori. E quando assieme alla sua compagna ragiona sul numero di stanze della casa, e il pensiero di diventare genitore diventa argomento di conversazione, si pone la fatidica domanda: riuscirò mai a dare a mio figlio ciò che i miei genitori hanno dato a me?
17 Minuten
Da ragazzina, Francesca vive un primo grande trauma finanziario: il padre imprenditore, che fino a quel momento ha garantito loro una vita di benessere, sparisce lasciando dietro di sé moltissimi debiti. Sua madre trova un lavoro umile, la casa viene messa all’asta e loro tornano ad abitare dalla nonna. In quel momento tutti gli amici spariscono, eccetto una vicina di casa, che dona loro atti di gentilezza inaspettata che contribuiscono a ricostruire la loro fiducia nel prossimo. Francesca, una volta laureata, ha fretta di avere una famiglia sua e di dimostrare di non cadere negli stessi errori dei genitori. Quando va a vivere con quello che diventerà suo marito, ognuno ha il suo lavoro e quindi le sembra di essere meglio di sua mamma. Col tempo, però, si accorge che lei e suo marito hanno una visione del denaro completamente diversa. Lui maniaco del controllo, ossessionato dal risparmio, lei più libera e disinvolta. Ma non ne parlano. Fino a quando, verso i 30 anni, Francesca si ritrova momentaneamente senza lavoro e il suo matrimonio entra in crisi. Quando avviano la separazione, lui inizia a utilizzare i soldi prima come forma di mortificazione poi di controllo, minacciandola di toglierle i figli perché non in grado di mantenerli economicamente. Intanto Francesca trova un nuovo lavoro e assieme a esso la fiducia in se stessa. E capisce che deve smetterla di lasciarsi guidare dalla paura che si ripeta ciò che ha vissuto da bambina. La vera indipendenza non è soltanto economica ma è la consapevolezza di bastare a se stessi.
18 Minuten
«Se devo parlare di me devo anche dire come stanno le cose. A 15 anni ho mollato qualcosa che non era una famiglia, che era un buco nero. Ed è iniziato un mio difficilissimo tentativo di esistere. Non ho finito le scuole, non ho nessun diploma. Niente».
Ha esordito così Benedetta Barzini, ospite del nostro secondo Nudismo Finanziario. Modella, musa, giornalista, docente. È suo il volto che compare sul primo numero di Vogue Italia, nel 1965. Ed è lei a incarnare il mito fotografico degli anni ’60, ispirando Irving Penn e Richard Avedon, incantando Dalí e tutti i fratelli Kennedy, passando dalla factory di Warhol ai light shows per i concerti dei Velvet Underground. Già allora puntava il dito contro “il regno dell’immagine” e “la schiavitù dei corpi”, cominciando a scardinare il sistema dall’interno, come in un gioco di prestigio. Pasionaria e anarchica, libera per davvero, nel 2023 compirà 80 anni.
«Non ho la faccia che vende ai wasp americani. Io non ero bionda con gli occhi blu, vedevo tipicamente mediterranea, mettiamola così. E mi ha salvata perché ho lavorato solo per l'editoriale di Vogue. Pagavano 100 dollari al giorno. Mentre se facevi una pubblicità guadagnavi migliaia di dollari. Per cui io sono sempre stata in quella nicchia. E molto felice riflettendo di non avere perso il senso della proporzione, perché se tu schiocchi le dita e guadagni 50.000 dollari, dopo fai fatica a lavorare normalmente o no? Dopo pensi che devi sposare un produttore ricco, un industriale».
Ha esordito così Benedetta Barzini, ospite del nostro secondo Nudismo Finanziario. Modella, musa, giornalista, docente. È suo il volto che compare sul primo numero di Vogue Italia, nel 1965. Ed è lei a incarnare il mito fotografico degli anni ’60, ispirando Irving Penn e Richard Avedon, incantando Dalí e tutti i fratelli Kennedy, passando dalla factory di Warhol ai light shows per i concerti dei Velvet Underground. Già allora puntava il dito contro “il regno dell’immagine” e “la schiavitù dei corpi”, cominciando a scardinare il sistema dall’interno, come in un gioco di prestigio. Pasionaria e anarchica, libera per davvero, nel 2023 compirà 80 anni.
«Non ho la faccia che vende ai wasp americani. Io non ero bionda con gli occhi blu, vedevo tipicamente mediterranea, mettiamola così. E mi ha salvata perché ho lavorato solo per l'editoriale di Vogue. Pagavano 100 dollari al giorno. Mentre se facevi una pubblicità guadagnavi migliaia di dollari. Per cui io sono sempre stata in quella nicchia. E molto felice riflettendo di non avere perso il senso della proporzione, perché se tu schiocchi le dita e guadagni 50.000 dollari, dopo fai fatica a lavorare normalmente o no? Dopo pensi che devi sposare un produttore ricco, un industriale».
17 Minuten
Ilaria Cusano passa da un’infanzia fiabesca, circondata da lusso e bellezza, a un’adolescenza ribelle e arrabbiata. I suoi genitori sono colpevoli ai suoi occhi di aver fatto fallire la loro attività. Ma il tracollo economico, in questa storia, non è dovuto a errori di business bensì all’incapacità di gestire le conseguenze emotive del successo, ovvero l’invidia e la solitudine che spesso ne derivano. Ilaria giura che non le succederà la stessa cosa. Così per anni lavora a un altro tipo di ricchezza: quella spirituale e relazionale. Quando si sente sufficientemente forte per puntare anche alla ricchezza materiale, la ottiene e ne viene travolta. Conosce le lusinghe della notorietà e vede amici allontanarsi. Ma l’esperienza dei suoi genitori le ha dato gli strumenti per gestire questi scossoni e per puntare dritto al suo obiettivo: avere un impatto sulla società. Ispirare le persone a riprendersi il potere attraverso i soldi.
17 Minuten
Serena conosce il suo futuro marito quando ancora studia psicologia. Lui è 15 anni più grande ed è un avvocato affermato. Vivono un grande amore che riesce a offuscare i segnali di piccole violenze quotidiane. Lui paga cene e aperitivi, tutto ciò che è visibile. Lei, grazie all’affitto che percepisce da una casa ricevuta in dono dai suoi, fa la spesa e compra il necessario per la vita quotidiana, tutto ciò che è sommerso. Quando finisce gli studi ed esprime la volontà di un’esperienza all’estero si ritrova incinta, senza nessuna possibilità di costruire una carriera. Il bambino nasce contemporaneamente all’acquisto di una nuova enorme casa. Il patto è tacito. Niente asilo, sarà lei a occuparsi dei bambini, che presto diventano due, e della grande casa. Durante quegli anni, non può fare altro che continuare a studiare per specializzarsi, ma si accorge di farlo di nascosto. Quando finalmente apre il suo studio da psicologa, lui instilla in lei un grande senso di colpa e di inadeguatezza per quel lavoro poco remunerativo che però toglie tempo ai bambini e alla casa. Serena va avanti, il lavoro inizia a ingranare e proprio allora lui le chiede di fare un terzo figlio...
Questo contenuto è realizzato in collaborazione con Bright Sky, l’app che ogni donna dovrebbe avere sul suo telefono. Perché con pochi clic permette di conoscere e riconoscere le forme di violenza di genere, anche le più invisibili. E permette di chiedere e ottenere aiuto.
Questo contenuto è realizzato in collaborazione con Bright Sky, l’app che ogni donna dovrebbe avere sul suo telefono. Perché con pochi clic permette di conoscere e riconoscere le forme di violenza di genere, anche le più invisibili. E permette di chiedere e ottenere aiuto.
14 Minuten
Gaia Giordani ha 40 anni, un compagno, un figlio, un lavoro da consulente digitale, due case e un bagno turco. Per far fronte ai suoi bisogni, ma anche per soddisfare le sue passioni, Gaia ha periodicamente rivoluzionato la sua vita. Merito di una commercialista che, due volte l’anno, la fa riflettere sulle scelte personali che hanno conseguenze su quelle finanziarie. È così che, facendo i conti sul bilancino, ha deciso di lasciare Milano alla volta di Torino. Risparmiando, tra affitto e pausa pranzo, oltre 15mila euro l’anno. Oggi Gaia ha un bilancio familiare molto articolato. Ogni mese si apre per lei con il carico psicologico di 3800 euro di costi fissi. Ma cerca di non dimenticare il segreto che da ragazzina ha imparato da suo nonno. Ovvero ricavarsi dei gruzzoletti per cose speciali che non ci si può permettere. Piccole parentesi di lusso dentro un’esistenza che rischia di essere soffocata da mutui e bollette.
15 Minuten
Sumaya Abdel Qader è nata a Perugia 45 anni fa. Oggi vive a Milano, città di cui è stata consigliera comunale per cinque anni. Ha tre figli, tre lauree e un dottorato in Sociologia in corso. Molto di ciò che ha ottenuto lo deve alla rete familiare. Benché si sposi molto presto, il papà le paga gli studi e la mamma le tiene i piccoli mentre prepara gli esami. La laurea è un obiettivo fondamentale: lo studio è l’unica leva di emancipazione per chi arriva in Italia da una diaspora. Eppure, dopo tre lauree, Sumaya fatica a trovare un posto fisso e a tempo pieno. È musulmana, porta il velo, ma soprattutto è donna e anche madre. «Qui in Italia bisogna scegliere tra famiglia e lavoro, perché non c’è una struttura, né familiare né sociale né di servizi, che aiuta la donna a emanciparsi». Il confronto con le sue parenti in Giordania è doloroso. Non che siano tutte emancipate. Ma chi ha voluto studiare o lavorare, ha potuto contare sul sostegno di una sistema sociale che in Italia non esiste più. E così, Sumaya, nonostante sia nata in un contesto culturalmente aperto, si trova a replicare la dinamica di una famiglia tradizionale, con un marito che fa il medico e guadagna lo stipendio principale, e lei che cresce i figli e produce un secondo stipendio, di appoggio.