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Rame Archiv
191 Episoden
12 Minuten
Le donne sono più numerose degli uomini e vivono più a lungo. Eppure, strano a dirsi, tendono ad ammalarsi di più. Non delle malattie in cima alla classifica di mortalità, come tumori e patologie cardiovascolari, ma di quelle croniche e debilitanti. È stata proprio una di queste malattie a entrare nella vita di Sara, 44 anni, decoratrice di interni, e a stravolgerla completamente. «Mi alzai una mattina… non riuscivo a usare le mani, non riuscivo ad aprirle, non riuscivo a chiuderle. Provavo dei dolori fortissimi». La diagnosi fu piuttosto rapida: artrite reumatoide. Ma come ci si può preparare a un’evenienza simile, e come è meglio gestirla dal punto di vista finanziario? Lo abbiamo chiesto a Eleonora Marra, 37 anni, di Osimo, consulente di Alleanza Assicurazioni dal 2012.
11 Minuten
Simona Coppola ha 52 anni e non c’è stato un giorno nella sua vita in cui non abbia parlato di soldi. Figlia di due operai, è cresciuta sapendo quanto entra in casa e quanto esce, quanto si paga di luce e quanto per il cibo. Questa consapevolezza finanziaria non le ha regalato una vita più semplice di quella degli altri. Ma di sicuro le ha permesso di compiere scelte di libertà. La prima di queste scelte è stata quella di separarsi, pur attanagliata dai sensi di colpa per suo marito e sua figlia, e pur consapevole dello shock finanziario che avrebbe rappresentato il divorzio. La seconda scelta di libertà è quella di lasciare il posto fisso e di ricominciare da freelance. Lo fa dopo aver raggranellato un fondo di emergenza, il cui esaurimento sarà il segnale per un nuovo cambio di vita. Ma queste scelte, al tempo stesso ardite e consapevoli, hanno un prezzo molto alto a livello di serenità. Simona lotta da 15 anni contro il demone della depressione e contro un sistema sanitario nazionale che, ancora oggi, non riconosce le cure psichiche e lascia i cittadini soli a sostenere il costo della propria salute mentale.
11 Minuten
Quando si diventa coppia prima, e famiglia poi, la gestione delle spese comuni è uno di quegli aspetti a cui attribuiamo un valore simbolico. Quasi fosse un manifesto della nostra autostima o dell’amore che ciascuno prova per l’altro. E invece andrebbe spogliato di ogni sovrastruttura e organizzato con la massima cura, perché dalle scelte di oggi dipende il benessere economico delle persone coinvolte. Satya, 43enne di Napoli, quando si è sposata ha scelto, per una sorta di tradizione familiare, la formula della condivisione dei beni. Ma oggi si domanda se questa sia la più idonea a proteggere il tesoretto che lei e suo marito stanno accantonando per loro figlio. Cosa rischia un bambino se i genitori hanno tutto in comune e uno dei due fallisce o a fallire è la sua famiglia di provenienza? E come ci si può proteggere da questa evenienza? A risponderle è Nica Iacobelli, 50 anni, di Matera, da 23 anni consulente di Alleanza Assicurazioni.
12 Minuten
Da bambina, Licia Soncini impara a guadagnare per un obiettivo: stira le camicie per conto della mamma, imbianca il soffitto per conto del papà, e con i soldi ricevuti in cambio compra i regali agli amici o esce fuori a cena. Verso i 30 anni, fonda una società di lobbying e inizia a guadagnare così bene da perdere ogni “contatto” emotivo con i soldi. Al punto da avere il sospetto di essere pagata meno in quanto donna, ma di non curarsene. Suo padre, che inizialmente la aiuta tenendo la contabilità della sua azienda, la mette in guardia e la sprona a indebitarsi comprando una casa, proprio per recuperare il contatto con la realtà. Ma Licia è terrorizzata dall’idea e preferisce vivere senza mai porsi un dubbio economico, tra viaggi da favola e cene in capitali europee organizzate all’ultimo minuto. Quando finalmente si decide, lo fa per comprare la casa dei suoi genitori e divenire la custode della storia familiare. Ma per quanto quella casa sia preziosa, non pensa mai ad assicurarla. L’unica leva che spinge Licia a cambiare atteggiamento nei confronti del denaro è l’idea ormai imminente della pensione. Sarà in grado di vivere con quella che riceverà o dovrà integrarla in qualche modo?
12 Minuten
Manuela ha 44 e vive a Ferrara. Dalla sua famiglia ha imparato due cose fondamentali, il potere del risparmio e l’importanza di essere indipendente. Quello che non ha mai visto mettere in atto è una gestione consapevole dei soldi. E così da adulta, quasi senza accorgersene, si è ritrovata a percorrere i loro stessi passi. A un certo punto, però, Manuela si accorge di vivere in un contesto completamente diverso rispetto a quello dei suoi genitori. La durata della vita si allunga sempre di più e l’idea che la pensione sia sufficiente a soddisfare tutti i suoi bisogni si affievolisce. Inizia così a porsi domande sempre più impellenti. Posso iniziare a investire a questa età? Come mi preparo al colloquio con il consulente finanziario? E come posso compiere il passaggio evolutivo nell'educazione finanziaria di mia figlia? A risponderle è Kristen D'Aiuto, 33 anni di Brescia, da 13 anni consulente di Alleanza Assicurazioni.
15 Minuten
Alice Pomiato nasce e cresce in un Veneto stacanovista, dove il lavoro definisce chi sei e il tuo valore. Lei inizia a lavorare a 16 anni e per tutta la prima parte della sua vita non si ferma mai, associando spesso anche due o tre lavori. I soldi che guadagna prima li sperpera poi pian piano inizia a risparmiarli per le opportunità future: un viaggio, un’auto… Un bel giorno, l’opportunità per cui ha risparmiato si presenta sotto forma di un insieme di coincidenze. È il 2018, avrebbe dovuto cambiare la sua auto e rinnovare l’affitto di casa per altri 4 anni. Oppure… prendere tutti i suoi risparmi e andare in Australia. Sceglie la seconda ipotesi e quel viaggio, molto lontano da dove sono le sue radici, aiuta Alice a portare a termine l’opera di decostruzione dell’idea di lavoro con cui è venuta al mondo. Scopre di avere una predilezione per le attività manuali, che ti regalano spazio mentale, e stagionali, che ti lasciano il tempo di viaggiare e scoprire il mondo. Ma anche oggi, che è tornata a lavorare full time nel suo settore, quello della comunicazione, cerca di lavorare il giusto tempo che le permette di coltivare se stessa e le sue relazioni. Come ci riesce? Tutto merito di una saggezza finanziaria che arriva anch’essa da molto lontano.
16 Minuten
Davide, Annie ed Elisa vivono a Enna, Varese e Genova. In comune hanno l’età, meno di 30 anni, il lavoro dei sogni: il giornalismo, e un conto in banca sotto i duemila euro. Sono i protagonisti di una puntata corale di Nudismo Finanziario dedicata alla Generazione Zeta. Assieme a loro, abbiamo affrontato il dilemma se accettare o meno di essere sottopagati: «Io sono disposta in questo momento a fare la gavetta, se gavetta significa lavorare a poco o niente per poi arrivare da qualche parte», ha detto Elisa. «Ma ho la sensazione che noi giovani continuiamo ad accettare lavori sottopagati per non arrivare da nessuna parte». Ci hanno raccontato cosa si prova a sapere di non poter eguagliare il reddito dei propri genitori. «Non mi disturba questa cosa, perché penso che siano anche cambiati i bisogni: non viviamo più nel boom economico e quindi questo inevitabilmente creerà dei nuovi paradigmi», ha detto Annie. Soprattutto, hanno dato voce a quell’ansia di non riuscire ad avere una visione di lungo periodo: «È come se stessimo abitando due nazioni diverse in questo momento. I progetti di mio padre alla mia età erano molto più maturi rispetto a quelli che io ho adesso, perché per me a 24 anni è impensabile mettere su famiglia, comprare casa. È impensabile trovare lavoro nel mio paese ed è impensabile fare un figlio», ha detto Davide.
17 Minuten
Ciccio Rigoli cresce in Calabria in una casa dove non manca nulla, ma non c’è nulla più del necessario. È lì che impara a vivere con molto poco, coltivando sogni a buon mercato e senza mai avere la ricchezza per obiettivo. Verso i 35 anni, lascia il suo lavoro a tempo indeterminato e investe tutto ciò che ha (Tfr incluso) in una visione: uno spazio di coworking chiamato Slam, dedicato all’editoria e allo spettacolo, due dei settori più storicamente in crisi. Per tre anni fa l’imprenditore che crede nel suo sogno e mette da parte se stesso, niente stipendio, niente incassi… Ma proprio quando le cose iniziano a funzionare, la pandemia mette in crisi il modello del coworking e l’intero business dello spettacolo. Ciccio si ritrova con un sogno in mano e un anno di affitti non pagati. A quel punto fa una cosa che non avrebbe mai immaginato: racconta tutto su Facebook e in tanti decidono di aiutarlo prestandogli dei soldi. «Ho capito che a volte bisogna andare oltre questo tabù del parlare di soldi e avere il coraggio di dire “ho bisogno”».
13 Minuten
Fin da bambina, Arianna Magni osserva sua madre compilare a mano i quadernetti con le entrate e le uscite del mese. E ascolta sua nonna declamare principi di consapevolezza finanziaria sotto forma di proverbi popolari. Qualche anno dopo, quando la famiglia attraversa un momento un po’ difficile da un punto vista economico, ne viene messa a parte e decide di dare il suo contributo, coprendo il turno dell’alba nell’edicola che viene presa in gestione per avere un’entrata in più. La sua è una storia di socializzazione finanziaria piuttosto eccezionale nella cultura italiana, perché priva di ogni alone di mistero o di tabù attorno al denaro. E questa normalità delle conversazioni sui soldi le permetterà, da adulta, di fare il passo successivo rispetto ai suoi familiari. Cioè quello di lasciarsi alle spalle la loro mentalità conservativa in materia di risparmio e di divenire un’investitrice consapevole. Attenta sia ai rendimenti dei suoi investimenti sia al loro impatto positivo sul pianeta e sulle persone.
12 Minuten
Daniele Dani ha 45 anni e vive a Londra, dove è emigrato due volte. La prima a 30 anni, con svariate migliaia di euro nel conto in banca, accumulate con un primo lavoro ben retribuito ma che ha lasciato inseguendo il sogno di entrare nella finanza. La seconda a 37 anni, con soli mille euro in tasca e l’obiettivo di ricominciare. In mezzo, c’è l’improvvisa malattia e morte di suo padre che lo spinge a tornare a Bari per occuparsi dell’azienda di famiglia. Si ritrova così a fare l’imprenditore nel Sud. Investe tutti i suoi risparmi senza guadagnare nulla. All’inizio non è un problema perché sente il dovere di recuperare il tempo che non ha lavorato lì. Vive a casa di sua madre e riduce tutti i suoi consumi. Ma lentamente la mancanza di soldi lo corrode dal di dentro e mina tutte le sue relazioni, costringendolo a vivere in un eterno presente. Fino al giorno in cui decide di tagliare tutto e di ritornare a Londra. Ricomincia servendo ai tavoli di un pub per poi lentamente ricostruire la sua carriera. Oggi è capo dipartimento in una multinazionale del settore immobiliare. E assieme a sua moglie, incontrata a Londra, ha la sicurezza finanziaria per pensare finalmente al futuro.
14 Minuten
Valeria Fioretta è una figlia finanziariamente educata. Suo padre parla liberamente di soldi in casa, la porta fin da bambina alle case d’asta e la fa stare a tavola in mezzo a persone che parlano di soldi, investimenti, aste, pignoramenti. Con l’esempio, e anche con le parole, le trasmette il piacere di maneggiare il denaro e di fargli fare ciò che vogliamo noi, di goderselo e trattarlo con rispetto. Per lungo tempo, Valeria non riconosce le lezioni apprese da suo padre, hanno un rapporto sanguigno e trascorre gli ultimi anni sottilmente arrabbiata con lui. Dopo la sua morte, però, si riscopre intenta a comporre un puzzle segreto: l’eredità che lui le ha lasciato, che non è tanto il denaro, quanto un certo modo di parlare e di pensare il denaro. Dalla consapevolezza quotidiana di come viene speso, al pensiero costante sul futuro. Quella che ci racconta Valeria, insomma, è la storia di una riconciliazione tardiva. Di un dialogo intimo e quotidiano che continua, sfidando la morte, proprio attorno al tema dei soldi.
21 Minuten
Roberto Recchioni oggi è la rockstar del fumetto italiano. Il suo primo ricordo legato al denaro risale a quando aveva 7 anni: durante alcuni mesi trascorsi in ospedale, si mette a vendere disegni alle infermiere per raggiungere le 18mila lire che gli servivano a comprarsi un set Playmobil. Impara allora che una vocazione artistica può divenire uno strumento per realizzare un desiderio. A patto che il prodotto di quella vocazione abbia un valore sul mercato. Quando inizia a fare il fumettista, Roberto ha 18 anni e 60 milioni di debiti accumulati dai suoi. Il giorno in cui riesce a pagarli si sente ricco, ma in realtà è solo al nastro di partenza. Non c’è un giorno della sua vita adulta in cui non sia sopravvissuto grazie al suo lavoro artistico. Eppure il suo rapporto con i soldi è profondamente segnato dall’infanzia vissuta nell’angoscia della loro assenza. Roberto si ritrova a sperperarne, per poi lavorare come un matto pur di riguadagnarne. La sua esistenza è una danza tra il tenersi alla larga dall’ossessione della povertà, che aveva segnato la vita dei suoi, e il suo pericoloso aggirarsi sul baratro di essa.
16 Minuten
Claudia Florio emigra dalla Calabria a Parma appena 21enne, con un diploma di Ragioneria in tasca. Vuole un lavoro, per essere indipendente, e sa che al Sud faticherebbe a trovarlo. Viene assunta nella Holding italiana turismo, una società del gruppo Parmalat, che tre anni dopo viene spazzata via dal crac. «Abbiamo lottato in modo esagerato, abbiamo occupato l’azienda, abbiamo cercato di farci sentire, ma il problema era troppo grosso e la società troppo esposta. È finita così». Nei tre anni successivi, Claudia fa la pendolare su Milano, finché trova un nuovo lavoro a Parma: viene assunta dalla Morris Profumi, storica azienda cittadina. Lavora in amministrazione, ha i conti sotto gli occhi, eppure, nel 2020, non si aspettava di rivivere quello che era successo con il crac Parma. Alla vigilia del primo lockdown, l’azienda viene messa in liquidazione. Iniziano, su Teams, le febbrili riunioni con i sindacati ed è allora che emerge la possibilità di salvare l’azienda unendosi in cooperativa assieme a 31 suoi colleghi. Si tratta di investire l’intera Naspi, l’indennità di disoccupazione, e provare a far ripartire l’azienda. «Mi si è scatenata dentro una voglia incredibile. Stavolta c’era una possibilità, dovevamo provarci a tutti i costi». Nasce così la cooperativa Nuovi Profumi. «Siamo diventati soci, lavoratori e imprenditori nello stesso tempo. I primi due anni sono stati difficilissimi. Se c’era un’emergenza in produzione, ci si cambiava e si andava tutti a confezionare». Il prezzo da pagare è che non stacchi mai. «Però lo fai per una cosa tua. E lavorare senza essere schiavo è tanta roba».
16 Minuten
Quando Sanja ha 7 anni, lo scoppio della guerra nel Paese in cui è nata, la Bosnia Erzegovina, cambia per sempre la sua vita. Nel giro di 24 ore, tutti gli asset della sua famiglia, soldi e case, vengono bloccati. Né le banche né il Governo aiutano i cittadini a recuperare i risparmi di una vita. Nonostante ciò, Sanja viene cresciuta da suo padre secondo i valori tradizionali: l’importanza dello studio e del posto fisso. Ed è quello il copione che Sanja scrive con la sua vita, fino al giorno in cui si accorge che, per quanto abbia un ottimo stipendio, non è veramente libera. «Essere libera finanziariamente vuol dire scegliere progetti che veramente mi appassionano perché non ho il fiato alla gola, e comunque il mio patrimonio lavora per me e quindi posso dedicarmi ad attività a valore aggiunto per me e per gli altri». Si mette così a studiare e inizia a investire, convivendo quotidianamente con la paura che le arriva dalla sua infanzia: quella che i suoi soldi le possano essere portati via dalla sera alla mattina, pur essendo depositati in banca. A questo punto della storia, Sanja scopre il mondo delle criptovalute, il cui inventore, Satoshi Nakamoto, spinge ancora oltre l’idea di libertà finanziaria. Che per lui significa essere indipendente anche da intermediari come banche e governi che potrebbero impossessarsi dei tuoi asset da un momento all’altro. La vita di Sanja fa dunque un’ulteriore giravolta: lascia il posto fisso, lancia una startup nel mondo crypto e finalmente ottiene la libertà finanziaria.
15 Minuten
Da bambina, Barbara Oliva scopre dentro la bottega avveniristica di suo padre, la passione e il talento per il design. Ma quando il progetto di famiglia fallisce, e quel periodo diviene un tabù di cui è vietato parlare, Barbara focalizza la sua attenzione sulla sicurezza economica. Arreda case di amici e parenti nel tempo libero. Ma intanto trova lavoro a tempo indeterminato in un’azienda di telecomunicazioni e se ne innamora follemente, fino a diventare workaholic e a non rendersi conto che il suo stipendio è troppo basso per l’impegno e la responsabilità che ha. La nascita di sua figlia, a 40 anni, rimette tutto in discussione. Barbara trova il coraggio di dimettersi per iniziare una seconda vita professionale, con al centro la sua passione per il design. Lo fa con la consapevolezza che, pur non avendo esperienze imprenditoriali di successo in famiglia, possiede tutte le carte in regola per riuscire.