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Ma perché? Archiv
1040 Episoden
10 Minuten
Gli Stati Uniti sostengono che nessuna nave sia riuscita a transitare nello Stretto di Hormuz dall'inizio del blocco navale.
Alcune imbarcazioni legate all’Iran sono state intercettate e costrette a interrompere la traversata. Washington sembra aver adottato una strategia più dura: se non possono passare alcune navi, allora non passa nessuno. L’obiettivo è mettere pressione economica e diplomatica sull’Iran, colpendo l’export di petrolio e i rapporti con partner asiatici come la Cina. Proprio Pechino, finora defilata, ha cambiato posizione dichiarando illegale il blocco, mostrando un nuovo coinvolgimento. Ma perché? Ne parlo con Claudio Paudice.
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Alcune imbarcazioni legate all’Iran sono state intercettate e costrette a interrompere la traversata. Washington sembra aver adottato una strategia più dura: se non possono passare alcune navi, allora non passa nessuno. L’obiettivo è mettere pressione economica e diplomatica sull’Iran, colpendo l’export di petrolio e i rapporti con partner asiatici come la Cina. Proprio Pechino, finora defilata, ha cambiato posizione dichiarando illegale il blocco, mostrando un nuovo coinvolgimento. Ma perché? Ne parlo con Claudio Paudice.
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9 Minuten
Silvia Salis, sindaca di Genova, è stata eletta con il sostegno del “campo largo”, una coalizione ampia e trasversale.
Ex atleta di alto livello, ha costruito rapidamente un profilo istituzionale anche fuori dalla politica tradizionale.
La sua vittoria alle comunali, inattesa, l’ha proiettata nel dibattito nazionale, caso raro per un sindaco.
Alcuni, come Matteo Renzi, la vedono come una possibile leader unitaria del centrosinistra, alternativa a Elly Schlein.
Pur negando ambizioni immediate, in pochi mesi è diventata una figura centrale nel confronto con Giorgia Meloni. Ma perché? Ne parlo con Giulio Costa.
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Ex atleta di alto livello, ha costruito rapidamente un profilo istituzionale anche fuori dalla politica tradizionale.
La sua vittoria alle comunali, inattesa, l’ha proiettata nel dibattito nazionale, caso raro per un sindaco.
Alcuni, come Matteo Renzi, la vedono come una possibile leader unitaria del centrosinistra, alternativa a Elly Schlein.
Pur negando ambizioni immediate, in pochi mesi è diventata una figura centrale nel confronto con Giorgia Meloni. Ma perché? Ne parlo con Giulio Costa.
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9 Minuten
Le elezioni legislative in Ungheria segnano la fine dei 16 anni di governo di Viktor Orbán, sconfitto da Péter Magyar con quasi il 54% dei voti. Determinante è stata anche l’alta affluenza, arrivata al 77%, segnale di una forte mobilitazione elettorale. Magyar, ex alleato di Orbán e figura conservatrice, suscita però dubbi per il suo passato dentro Fidesz.
Nonostante ciò, ha raccolto un ampio consenso anche tra elettori progressisti, desiderosi soprattutto di porre fine all’era Orbán. Una scelta obbligata anche dal fatto che una vera alternativa di sinistra non esiste più. Oggi l'Ungheria festeggia, e con lei gran parte dei leader europei, anche se è difficile dire oggi cosa farà in concreto nei prossimi mesi Péter Magyar. Ma perché? Ne parlo con Tonia Mastrobuoni.
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Nonostante ciò, ha raccolto un ampio consenso anche tra elettori progressisti, desiderosi soprattutto di porre fine all’era Orbán. Una scelta obbligata anche dal fatto che una vera alternativa di sinistra non esiste più. Oggi l'Ungheria festeggia, e con lei gran parte dei leader europei, anche se è difficile dire oggi cosa farà in concreto nei prossimi mesi Péter Magyar. Ma perché? Ne parlo con Tonia Mastrobuoni.
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9 Minuten
Donald Trump incontrerà il 14 e 15 maggio il presidente cinese Xi Jinping. L’incontro era previsto in precedenza, ma lo scoppio della guerra in Iran ha costretto il presidente americano a rinviarlo. In queste settimane di conflitto, la Cina si è mossa con discrezione ma efficacia dietro le quinte e, secondo diverse ricostruzioni, sarebbe intervenuta nelle fasi finali per spingere Teheran verso posizioni più flessibili. Lo Stretto di Hormuz rappresenta un interesse rilevante per Pechino, anche se non nella stessa misura in cui lo è per i paesi europei o per gli Stati Uniti. Sempre più analisti ritengono che la crisi nel Golfo possa finire per rafforzare la posizione della Cina nello scenario globale. Ma perché? Ne parlo con Giada Messetti.
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11 Minuten
Trump e Rutte si incontrano alla Casa Bianca dopo il cessate il fuoco con l’Iran, in un clima di forte tensione internazionale. Il presidente americano appare indebolito: i piani in Iran non hanno funzionato e Teheran esce rafforzata, soprattutto grazie al controllo dello Stretto di Hormuz. La frustrazione di Trump si riflette nei rapporti con gli alleati europei, accusati di non aver partecipato al conflitto ma già colpiti dalle conseguenze economiche.
Il confronto con la NATO si fa sempre più duro, tra dichiarazioni polemiche e minacce di disimpegno dall’Alleanza.
Eppure, nonostante la retorica, un’uscita degli Stati Uniti resta estremamente complessa. Ma perché? Ne parlo con Gianluca Pastori.
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Il confronto con la NATO si fa sempre più duro, tra dichiarazioni polemiche e minacce di disimpegno dall’Alleanza.
Eppure, nonostante la retorica, un’uscita degli Stati Uniti resta estremamente complessa. Ma perché? Ne parlo con Gianluca Pastori.
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10 Minuten
Lo Stretto di Hormuz è al centro delle tensioni tra Stati Uniti, Israele e Iran, con continui cambiamenti tra aperture e restrizioni. Prima del conflitto, Teheran non esercitava un controllo così marcato, ma la sua reazione ha colto di sorpresa gli avversari. Oggi l’Iran si trova in una posizione strategica più forte e utilizza lo stretto come leva nei negoziati.
Nonostante gli accordi prevedano la riapertura, nei fatti il traffico resta limitato a causa di divergenze sull’estensione del cessate il fuoco. Ma anche con una riapertura immediata e definitiva, gli effetti economici globali persisterebbero a lungo. Ma perché? Ne parlo con Davide Tabarelli.
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Nonostante gli accordi prevedano la riapertura, nei fatti il traffico resta limitato a causa di divergenze sull’estensione del cessate il fuoco. Ma anche con una riapertura immediata e definitiva, gli effetti economici globali persisterebbero a lungo. Ma perché? Ne parlo con Davide Tabarelli.
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8 Minuten
Donald Trump ha definito il cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran una vittoria totale americana, con tutti gli obiettivi raggiunti. Eppure, sia analisti occidentali sia Teheran stessa mettono in dubbio questa lettura, rivendicando a loro volta il successo. Il Pakistan, attraverso la mediazione del primo ministro Shehbaz Sharif, ha avuto un ruolo decisivo nell’accordo. Lo stop arriva dopo un ultimatum durissimo di Trump, che minacciava la distruzione dell’Iran se non avesse accettato le condizioni. A un’ora dalla scadenza, l’attacco viene improvvisamente fermato. Ma perché? Ne parlo con Lorenzo Santucci.
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10 Minuten
Otzma Yehudit, il partito di estrema destra guidato da Itamar Ben-Gvir, ha promosso una legge che introduce la pena di morte per palestinesi accusati di terrorismo, criticata da organizzazioni come ACRI – Association for Civil Rights in Israel per il rischio di discriminazione. La norma, approvata dalla Knesset, prevede tempi rapidi di esecuzione e distingue tra tribunali militari e civili. Si tratta di una svolta rilevante in un Paese che ha applicato la pena capitale una sola volta, con Adolf Eichmann nel 1962, e che ora attende il giudizio della Corte Suprema. In questo contesto di tensione crescente e attenzione internazionale calata, Israele ha ripreso a colpire la Striscia di Gaza. Ma perché? Ne parlo con Giuseppe Dentice.
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6 Minuten
Le iniziali previsioni di una “guerra lampo” in Iran si sono smentite, trasformandosi in un conflitto più lungo e con obiettivi ridimensionati verso il negoziato.
Nel frattempo, la chiusura dello stretto di Hormuz ha colpito un nodo cruciale per il commercio energetico globale, aggravando le tensioni internazionali.
Le istituzioni economiche europee avvertono che l’impatto potrebbe essere significativo, soprattutto in un contesto già fragile e ad alto indebitamento. Ma perché? Ne parlo con Davide Tabarelli.
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Nel frattempo, la chiusura dello stretto di Hormuz ha colpito un nodo cruciale per il commercio energetico globale, aggravando le tensioni internazionali.
Le istituzioni economiche europee avvertono che l’impatto potrebbe essere significativo, soprattutto in un contesto già fragile e ad alto indebitamento. Ma perché? Ne parlo con Davide Tabarelli.
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8 Minuten
Trump ridimensiona l’importanza dello stretto di Hormuz per gli Stati Uniti, spostando la responsabilità sugli alleati e rafforzando una linea critica verso di loro. Questa posizione ignora però l’interdipendenza economica globale, dove uno shock energetico europeo si ripercuote inevitabilmente anche sull’economia americana. Nel frattempo, diversi paesi stanno cercando di coordinarsi per garantire sicurezza e riapertura delle rotte, ma con molte incognite operative e strategiche. La complessità della crisi supera le semplificazioni politiche e rende l’intervento più difficile del previsto. Ma perché? Ne parlo con Lorenzo Santucci.
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7 Minuten
A un anno dal “Liberation Day” proclamato da Donald Trump, la politica dei dazi si è tradotta in una sequenza di tensioni, negoziati e pressioni internazionali più politiche che economiche. Queste misure, usate come leva per ottenere concessioni da altri paesi, si sono allontanate dall’obiettivo iniziale di riequilibrare il commercio estero statunitense. Un anno dopo gli americani si scoprono più poveri e indebitati. Ma perché? Ne parlo con Matteo Muzio.
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10 Minuten
Kristi Noem è stata rimossa da Donald Trump dal ruolo di Segretaria alla Sicurezza Interna, dopo mesi di tensioni e critiche. Il suo operato era stato centrale nelle politiche anti-immigrazione, finite al centro delle polemiche anche per due uccisioni a Minneapolis da parte di agenti federali. Su quei casi, Noem è apparsa evasiva, alimentando il malcontento dell’opinione pubblica. A pesare anche uno scandalo su un contratto poco trasparente, che aveva incrinato il rapporto con Trump. Il suo mandato si è chiuso il 31 marzo, ma proprio quel giorno Kristi Noem è finita di nuovo nei guai. Ma perché? Ne parlo con Simone Di Gregorio.
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9 Minuten
È un dato senza precedenti: l’Italia, quattro volte campione del mondo, è rimasta fuori dai Mondiali per tre edizioni consecutive.
Dopo le eliminazioni del 2017 e del 2022, è arrivata anche quella contro la Bosnia-Erzegovina, al termine di una partita decisa ai rigori.
Eppure gli azzurri erano partiti bene, prima di restare in dieci e subire il ritorno degli avversari. Al di là della singola gara, il problema appare più profondo di errori e episodi. Il calcio italiano sta attraversando una crisi profonda. Ma perché? Ne parlo con Marco Cattaneo.
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Dopo le eliminazioni del 2017 e del 2022, è arrivata anche quella contro la Bosnia-Erzegovina, al termine di una partita decisa ai rigori.
Eppure gli azzurri erano partiti bene, prima di restare in dieci e subire il ritorno degli avversari. Al di là della singola gara, il problema appare più profondo di errori e episodi. Il calcio italiano sta attraversando una crisi profonda. Ma perché? Ne parlo con Marco Cattaneo.
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10 Minuten
Gli eventi degli ultimi giorni — un minore che ha accoltellato un’insegnante e un altro che progettava una strage in una scuola — riportano al centro del dibattito i più giovani e il loro rapporto con i social: in entrambi i casi, infatti, Telegram ha avuto un ruolo. Molti Paesi hanno imposto divieti di accesso ai social per i minori, e anche l’Italia sta valutando misure simili. Gli esperti, però, avvertono che potrebbero servire a poco. Ma perché? Ne parlo con Carlo Verdelli.
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10 Minuten
Gli Houthi, sostenuti dall’Iran, entrano in guerra contro Israele segnando una nuova fase del conflitto tra blocchi contrapposti. Il loro controllo dello stretto di Bab el-Mandeb li rende un attore chiave per il traffico energetico globale.
La chiusura dello stretto di Hormuz ha già costretto i paesi produttori a soluzioni alternative, riducendo ma non fermando i flussi. Un eventuale attacco alle navi nel Mar Rosso potrebbe bloccare le forniture verso l’Asia e aggravare la crisi energetica globale. Gli Stati Uniti valutano un intervento militare che analisti e commentatori considerano un grosso azzardo. Ma perché? Ne parlo con Mario Del Pero.
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La chiusura dello stretto di Hormuz ha già costretto i paesi produttori a soluzioni alternative, riducendo ma non fermando i flussi. Un eventuale attacco alle navi nel Mar Rosso potrebbe bloccare le forniture verso l’Asia e aggravare la crisi energetica globale. Gli Stati Uniti valutano un intervento militare che analisti e commentatori considerano un grosso azzardo. Ma perché? Ne parlo con Mario Del Pero.
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