Serena Dellamore cresce a Cesena, in una grande e allegra casa,
popolata di donne. Suo padre ha una ditta di trasporti, la
famiglia è benestante, ma vivono nel culto del risparmio,
negandosi ogni godimento. Quando nasce la sorellina di Serena, i
genitori vendono la ditta di trasporti e iniziano a gestire un
albergo nella riviera romagnola. In quel periodo, allentano le
redini sulle figlie, che iniziano a spendere più liberamente, ma
loro continuano a non concedersi nulla.
Nel 1998, il destino di questa allegra e rumorosa famiglia
romagnola cambia per sempre. Serena ha 22 anni e la sua
sorellina, quindicenne, Roberta, muore tragicamente investita da
un’auto. Sembra blasfemo raccontare di soldi quando c’è di mezzo
la morte, ma è il punto di vista di questo podcast e Serena ha
accettato di farlo. «Quando lei è morta c’è stato un momento in
cui mio padre si è reso conto che era assurdo aver accumulato per
tanti anni senza mai averne goduto. La frase che disse fu: “Ecco,
abbiamo sbagliato a non prendere mai un aereo quando era viva la
Roberta perché dicevamo che non ce lo potevamo permettere”». Per
sua madre, però, subentra presto un altro tipo di
condizionamento. «Se lei andava al bar o al ristorante, se si
comprava un vestito nuovo, aveva paura che qualcuno pensasse che
stesse soffrendo meno».
In quel momento di forte sofferenza, i suoi genitori hanno la
lucidità anche di fare un'importante scelta di business. Un anno
dopo la morte di Roberta, l’Hotel Zeus diventa il primo albergo
gay d’Italia. «Paradossalmente, il dolore della mia famiglia
incontrava molto il dolore e le difficoltà di vita che questi
uomini ancora incontravano nel vivere apertamente la loro
omosessualità».
Con la stessa lucidità con cui trova il modo per tenere in vita
la propria attività, la famiglia di Serena inizia una battaglia
legata al risarcimento economico dato alle famiglie delle
vittime. «L’unica cosa che alla famiglia del colpevole
interessava era che non si superasse il massimale che lui aveva
con le assicurazioni perché così non dovevano tirar fuori dei
soldi di tasca loro». Il risarcimento viene definito in base a
delle tabelle in cui vengono valutati diversi parametri. La
famiglia Dellamore ottiene che sia inserito, per la prima volta,
tra quei parametri, il danno esistenziale. «E quindi abbiamo
superato il massimale dei 2 miliardi e la famiglia ha dovuto
coprire a sue spese la restante parte. Paradossalmente io mi sono
dovuta giocare la dignità e la vita di mia sorella dal punto di
vista economico».
Con i soldi ottenuti per quasi vent’anni i genitori di Serena
hanno portato avanti un’associazione nazionale per fare pressione
sulle istituzioni affinché si occupassero di sicurezza e
prevenzione. E per prestare soccorso psicologico e legale ai
familiari delle vittime della strada. Affinché la sopraffazione
del dolore non li inibisse dall’esigere giustizia.
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