Come si costruisce l’indipendenza quando nasci nelle crepe della
dipendenza economica? Anna Romanin è diventata adulta a Latisana,
in Friuli Venezia Giulia, dentro una famiglia monoreddito, con
una madre senza voce sulle scelte familiari e un padre capace di
negare persino un sogno semplice, come rifare una cucina.
La sua vita adulta è un lungo tentativo di non ripetere quella
storia, anche se le circostanze la mettono continuamente alla
prova.
Nei primi anni di università - dopo la morte della madre - si
trova a sostituirla nelle faccende domestiche, mentre il padre –
pur presente – resta emotivamente e finanziariamente distante.
Dopo la Magistrale, Anna inizia subito a lavorare nel settore
della comunicazione e poco dopo, si sposa. Pur potendo, non cede
mai alla lusinga di farsi mantenere dal marito, odontotecnico e
proprietario di uno studio dentistico. Ma, come spesso accade a
molte donne, Anna concentra la sua battaglia per l’autonomia
fuori casa, nel lavoro, lasciando che le dinamiche domestiche
seguano ruoli e aspettative interiorizzate: «All’interno della
coppia, i sacrifici li ho sempre fatti io, perché lui era quello
che guadagnava di più».
Lo stesso accade quando nasce loro figlia: «Era quasi scontato
che una mamma dovesse fare part time, lavorare poco e occuparsi
del figlio. Certo che volevo stare con mia figlia, ma a livello
di carriera è stato un intoppo».
Quando sua figlia ha cinque anni, Anna e suo marito si separano e
quattro mesi dopo, improvvisamente, lei viene licenziata e può
contare solo sulla partita Iva. Impara a negoziare compensi, a
chiedere il giusto valore del suo lavoro, a tenere insieme le
entrate.
Intanto, una nuova sfida si prospetta all'orizzonte. Come a sua
madre 20 anni prima, le viene diagnosticato un tumore. E quella
malattia le mostra, brutalmente, quanto poco siano tutelati i
liberi professionisti. «Avrei dovuto avere come un dipendente la
libertà di occuparmi di me stessa. Invece ricordo mail da
mandare, richieste da gestire…».
A questo punto, Anna si pone una domanda fondamentale: come può
una donna separata, mamma e libera professionista, gestire da
sola tutta la crescita pratica di una figlia? In una società dove
il carico mentale e di cura resta fortemente sbilanciato sulle
donne, il rischio è che, come dice Anna, potranno separarsi solo
le donne economicamente solide o con famiglie solide alle spalle,
mentre le altre non potranno permetterselo, perché i costi, in
tutti i sensi, sono troppo elevati.
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