Nastasia Felici è una libera professionista che si occupa di
comunicazione digitale per artisti e influencer. Nasce a Bergamo
in una famiglia in cui, padre insegnante e madre contabile, di
soldi si parla solo tra adulti. Cresce dunque senza una chiara
percezione della situazione economica familiare. Così, quando
inizia a guadagnare, adotta un approccio spensierato: «Tutto
quello che ottenevo spendevo. Mia madre si lamentava molto, ma a
me il risparmio non interessava».
Quando arriva il momento di scegliere l’università, i genitori
accettano di investire in una privata, chiedendole però di
laurearsi in tre anni. «Il costo era veramente proibitivo. Per i
miei, all’epoca, fu una seconda rata del mutuo da pagare». A 21
anni, appena discussa la laurea, Nastasia ottiene un contratto di
apprendistato in un’agenzia di comunicazione a Milano. E lì
scopre per la prima volta il potere del risparmio: con un
gruzzoletto che la madre aveva messo da parte per lei sin da
quando era piccola, riesce a comprare un monolocale a Milano.
«Spendevo 600 euro di mutuo a fronte di 900 euro di stipendio.
Sono stati anni davvero difficili».
Dopo cinque anni, frustrata dalla mancanza di opportunità di
crescita riservate spesso ai colleghi uomini, cambia lavoro, ma
anche nel nuovo impiego resta insoddisfatta. Decide quindi di
mettersi in proprio, aprendo una partita IVA. Con il tempo il suo
nome si afferma, i guadagni crescono, ma la sua gestione delle
finanze non cambia. Continua a spendere tutto quello che
guadagna. Nel frattempo, sceglie di vendere il suo monolocale in
favore di un bilocale nuovo. La scelta si rivela salvifica perché
la nuova casa le permette notevoli risparmi energetici. Oltre a
un benefit ancora più importante in termini fiscali: «Non pagavo
praticamente tasse perché ero sempre a credito con lo Stato.
Anche se mi entrava il lordo di 4.000 euro io ne spendevo 4.500:
la questione tasse non mi allarmava minimamente».
Proprio mentre è incinta, però, questa visione spensierata del
denaro le presenta il conto: «A un certo punto arrivarono 29.000
euro di tasse da pagare, e ricordo che in quel momento io e mio
marito avevamo sul nostro conto 15.000 euro, pensando che fossero
risparmi. Da lì, sono partite mail e telefonate alla mia
commercialista piangendo, e io ho avuto un attacco di panico tale
per cui sono finita in pronto soccorso».
Questo evento le fa rivalutare l’importanza del risparmio, che
per un periodo considera solo uno strumento per far fronte alle
tasse. Sarà la nascita della figlia a trasformare ulteriormente
la sua visione, aprendola a una gestione più consapevole e
strategica delle sue risorse economiche.
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