Michele Dalla Tezza ha 49 anni ed è sia imprenditore sia
dipendente di una multinazionale nel settore marketing. Nato e
cresciuto in provincia di Varese, uno dei quadretti familiari
impressi nella sua memoria ritrae il padre artigiano e la mamma
impiegata intenti a parlare di soldi. «Mia mamma teneva la
contabilità della ditta di mio papà, e gli chiedeva i prezzi per
poter fare le fatture ai clienti». Michele, nel suo piccolo,
replica la stessa ritualità della madre, e con la paghetta
mensile che riceve, compila un quaderno delle entrate e delle
uscite. Abitudine che perde una volta adulto, quando si accomoda
dentro il lavoro dipendente
Michele approda in una grande multinazionale, dove costruisce una
solida carriera e raggiunge una posizione di rilievo. Un giorno
però, a causa di una ristrutturazione, gli viene chiesto o di
accettare un nuovo ruolo, o di andarsene con una buona uscita.
Nonostante la forte responsabilità che sente nei confronti del
mantenimento della famiglia, e nonostante i calcoli economici gli
suggeriscano di mantenere il posto dipendente, Michele decide di
fare il salto nel vuoto, e di accettare la buonuscita: «La
proposta che avevo ricevuto metteva in luce il fatto che,
evidentemente, non ero più indispensabile». A quel punto, la
prima domanda che si fa è: «Ma quanto posso vivere e mantenere la
famiglia senza trovare un lavoro?».
Questa domanda lo spinge a riprendere l’abitudine che aveva ai
tempi dell’oratorio: fare un’analisi dettagliata delle sue
entrate e uscite, e grazie a questo piccolo rituale riscopre il
valore di avere il pieno controllo delle proprie finanze, al
punto da concedersi più piaceri di prima. In quel periodo di
piacevole scoperta, Michele si avventura nel mondo degli
investimenti, appassionandosi ai temi delle entrate passive e del
cash flow. Ed è proprio girando intorno a questi due concetti che
decide di lanciarsi nelle locazioni del settore immobiliare e con
un socio fonda una società immobiliare per gestirle. Nel
frattempo, trova un altro lavoro in un’azienda, che però prende
con tutt'altra mentalità rispetto al passato: «Devo dire che dà
molta sicurezza avere il piano B, ti dà più leggerezza. Non
investi tutto nel lavoro dipendente che può finire da un momento
all'altro».
Michele oggi ha trovato l’equilibrio tra attività imprenditoriale
e attività dipendente e, anche grazie al percorso di Rame, ha
dato risposta a una domanda che non si era mai posto, e cioè,
quali sono i suoi obiettivi finanziari.
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