Chiara Fassino abita in provincia di Cuneo ed è la direttrice
degli asili nella sua città. Nella mail in cui ci contatta si
descrive così: «Io sono il posto fisso statale, quello che per
molti è un sogno proibito, per me è diventato una gabbia. Io sono
il posto fisso perché mio padre nel '74 ha esperito il grande
rifiuto di una posizione alle poste. Ho bevuto col latte le
recriminazioni di mia madre e crescendo ho saputo fare una sola
cosa: vincere concorsi pubblici».
Quel lavoro alle Poste, rifiutato dal padre nel 1974, influenza
profondamente la visione che Chiara ha dei soldi. Per lungo
tempo, crede che essi possano arrivare soltanto da un posto
fisso. E mossa da questa convinzione, vince il primo concorso
pubblico quando ancora sta frequentando l’università, e trova
lavoro nell’amministrazione dei Comuni della sua Provincia, dove
resta per dieci anni.
Nel frattempo, mossa dalla sua passione per la natura, Chiara
apre un’associazione e una cooperativa nel settore turistico.
Senza mai trovare il coraggio di farne un lavoro vero. Nel
frattempo riprende a studiare, si specializza sulla formazione
all'infanzia, vince un nuovo concorso pubblico e diventa
direttrice degli asili della sua città. Negli anni, però, matura
dentro di lei una profonda delusione: «Per me la penna non cade
quando finisce l'orario. Il problema, però, è che nel pubblico
questa cosa non è valorizzata per niente, perché che io rimanga
lì, che faccia progetti, che faccia arrivare centinaia di euro al
mio ente, la mia situazione economica resta immutata. E questo mi
ha generato molta frustrazione». Chiara infatti, nonostante la
doppia laurea e l’impegno nel suo lavoro, percepisce uno
stipendio di 1.600 euro al mese. Non solo non riesce a
mettere nulla da parte, ma a volte deve intaccare il tesoretto
che ha messo da parte e investito prima ancora di iniziare il suo
lavoro nel settore pubblico.
Questa frustrazione inizia a manifestarsi anche fisicamente,
tanto che, a un certo punto, Chiara decide di prendersi
un'aspettativa di due mesi per riflettere su quale direzione
prendere. «Io rimarrei nel pubblico, perché mi appassiono e ci
metto tutta me stessa, ma il prezzo che pago è troppo alto.
Perciò, un'idea potrebbe essere quella di optare per un
part-time, mentre tento una nuova strada da libera
professionista. Fare un salto nel buio è troppo per me. Sto
cercando di costruire un puzzle, sperando di comporlo il prima
possibile».
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