Flavia Carlini è un’autrice e divulgatrice italiana, seguitissima
sui social. Per anni, ha condotto l’estenuante ricerca di
una diagnosi per i suoi dolori lancinanti, tra consulti
medici e terapie inefficaci, arrivando a spendere decine di
migliaia di euro senza avere risposte. Ma anche quando è riuscita
a ottenere una diagnosi, le difficoltà non si sono affievolite.
Il trattamento dell’endometriosi, infatti, rimane interamente a
suo carico poiché questa malattia, che colpisce una donna su
sette, non è ufficialmente riconosciuta dal sistema sanitario
nazionale. «Io spendo mediamente 800 euro al mese per trattare
tutte le mie malattie. È quasi uno stipendio. Io ho i miei
genitori che mi aiutano a pagare tutto e questo è un privilegio
gigantesco perché se loro non avessero avuto la possibilità di
pagarmi le medicine o quello che il mio stipendio non mi dava, io
sarei finita in mezzo a una strada e questo è un prezzo altissimo
che io sto pagando in quanto donna».
A questa battaglia per il diritto alla salute si intreccia un
ulteriore peso: il costo economico e psicologico del dover
aderire alle aspettative sociali imposte alle
donne. Conformarsi agli standard di bellezza e comportamento
richiesti dall’ambiente lavorativo non è mai stata per lei una
scelta, ma una necessità che si traduceva in spese significative
per abbigliamento, trucco e cure estetiche: «Troppo corto, troppo
lungo, troppo aderente, troppo vistoso, troppo colorato, troppo
scollato, troppo sottile, troppo spesso. Questo, ogni mattina. La
mia premura era di vestirmi in modo tale da non essere
molestata».
Nonostante il successo sui social e la scelta di vivere di
scrittura, Flavia ammette di non aver raggiunto l’indipendenza
economica, rinunciando a collaborazioni pubblicitarie per
mantenere la sua integrità. «Nella storia della letteratura, la
cultura è sempre venuta dai margini. E voi direte: perché se è
sempre venuta dai margini non può ancora venire dai margini?
Perché oggi c'è il capitalismo, e se non produco, non mangio. E
quindi la cultura rimarrà sempre un privilegio di una classe già
privilegiata».
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