l gratuito patrocinio è un istituto previsto dalla legge italiana
che, dal 2001, consente alle persone con un reddito basso di
essere assistite da un avvocato senza dover pagare le sue
parcelle, poiché queste sono a carico dello Stato. Dal 2011,
questa legge è stata estesa a tutte le donne vittime di violenza,
senza alcuna distinzione di reddito. Dietro questa legge, però,
ci sono avvocati e avvocatesse che, non solo rinunciano a
stipendi stellari, ma a volte aspettano anni per essere pagati
dallo stato. Alessia Sorgato è una di loro.
Ha 57 anni e abita a Milano. Figlia di un notaio e di una
casalinga, viene spinta verso gli studi in Legge, che odia, fino
all'incontro col diritto penale. È amore a prima vista e, non
appena laureata, inizia subito a lavorare in uno studio molto
importante, dove fa una gavetta incredibile. Per dieci anni, si
occupa di maxi processi: omicidi, Mani Pulite... A 30 anni è capo
del dipartimento e ha una solida esperienza come difensora dei
criminali.
Quando cambia studio di avvocati, le cose non vanno come sperato.
Conscia delle sue possibilità economiche e di uno stipendio
fisso, aveva appena acquistato la sua prima casa, quando, dopo un
anno, viene licenziata. Indebitata fino al collo e con la
pressione di un mutuo da pagare, Alessia prende in affitto un
soppalco sopra uno studio di architettura e inizia a esercitare
la libera professione. Qui comincia il secondo tempo della sua
vita. Per fare cassa inizia a scrivere per alcune riviste del
Sole 24Ore: pian piano gli articoli si trasformano in libri. E un
giorno, durante la presentazione di un suo libro sullo stalking,
la psicologa fondatrice di “Soccorso Rosa”, un centro
antiviolenza intraospedaliero di Milano, le chiede di collaborare
con lei. Alessia accetta e per la prima volta, si ritrova a
difendere le vittime. In dieci anni, assistono più di 400 donne.
Alessia si prende l’impegno di informare le donne del loro
diritto a essere difese in gratuito patrocinio. «Non tutte le mie
colleghe fanno lo stesso. Recentemente, mi hanno raccontato di
avvocate che difendono le vittime, ma sconsigliano loro di
chiedere il gratuito patrocinio, dicendo che il giudice potrebbe
vederle di cattivo occhio.».
Eppure, nonostante la grande dedizione e impegno verso la causa,
i tempi per ricevere il pagamento dallo Stato sono lunghissimi,
con l'attesa che può protrarsi per anni prima che venga
riconosciuta una retribuzione per ogni singolo processo. Ma che
cosa spinge Alessia ad andare avanti nonostante tutto?
«La soddisfazione più grande che ho è che molte donne le salviamo
fisicamente, anche se non lo faccio da sola, perché il percorso
di presa in carico di una vittima di violenza coinvolge sempre
almeno tre o quattro persone: la penalista, la civilista che la
fa separare, la psicologa e le volontarie. In alcuni casi, le ho
letteralmente afferrate per i capelli e le abbiamo fatte uscire
da situazioni pericolosissime, con uomini che le tenevano con le
mani al collo. Questo tipo di risultati mi ripaga enormemente».
Kommentare (0)
Melde dich an, um einen Kommentar zu schreiben.