Marina Mangiat ha 36 anni e cresce con un rispetto quasi
religioso per i soldi, che oggi collega al trauma di una truffa
finanziaria subita da una bisnonna, che ha lasciato un segno nel
subconscio familiare. Fin dal primo lavoro, guadagnare non è solo
una necessità pratica per Marina, ma un modo per affermare la
propria libertà personale. Uno strumento che le dà il potere di
non dover scendere a compromessi, neppure con gli amici. Dopo la
prima esperienza lavorativa a Milano, si trasferisce in Svizzera,
dove guadagna 48mila euro all’anno. Lì si rende conto che,
sebbene il denaro le garantisca sicurezza, autonomia e potere, la
sua vita si è trasformata in una prigione di infelicità: «Avevo
un lavoro a tempo indeterminato, un buono stipendio e un
appartamento tutto mio, eppure sentivo che la mia vita si era
bloccata». Così, decide di lasciare la Svizzera e accetta
un’offerta da un’azienda tedesca, trasferendosi a Monaco di
Baviera. Qui fa carriera, cambia tre lavori e arriva a guadagnare
64mila euro all’anno. Negli ultimi tempi, però, ancora una volta
l'insoddisfazione prende il sopravvento. Benché sia pagata bene,
non riceve aumenti da 4 anni. Inoltre, ha iniziato a provare
interesse per aspetti più spirituali della vita e si sta formando
come insegnante di yoga. Ma il suo stipendio è diventato una
gabbia fatta di sicurezza e orgoglio da cui fatica a liberarsi.
Alla fine, è l’azienda a decidere per lei e Marina viene
licenziata. Da quel momento sceglie di mettersi in proprio,
alternando progetti di design all’attività di insegnante di yoga.
Ha da parte 30.000 euro e può contare su una buona Naspi.
Tuttavia, l’idea del denaro come unica fonte di sicurezza non si
dissolve da un giorno all’altro: «Ci sono ancora momenti in cui
il panico mi assale e penso: e se non riesco a far decollare il
lavoro, cosa faccio?». Oggi, mentre il suo rapporto con il denaro
si trasforma, Marina si concede una libertà che un tempo sembrava
impossibile: lasciare andare un po’ la sicurezza economica per
aprirsi al caso e alle opportunità.
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