Arianna Porcelli Safonov, oggi scrittrice, autrice comica e
storyteller, ha iniziato come project manager di grandi eventi.
Titoli roboanti e paga minima: venti ore di lavoro al giorno per
950 euro nella Roma del 2010. Dopo l’ennesima notte in cui apre
gli occhi sul sedile di un taxi senza ricordare la destinazione,
strozzata dall’“apnea professionale”, decide che l’unico aumento
possibile è mollare. Si trasferisce così a Madrid che le
restituisce un salario decente e la piena possibilità di goderlo
grazie al basso costo della vita.
A un certo punto decide di riprovare a vivere in Italia. Non
torna a Roma, bensì affitta un fienile in Appennino, in un borgo
di sei anime ai confini tra Piemonte, Liguria e Lombardia. È lì,
in quello spazio essenziale e silenzioso, che nasce Fottuta
Campagna, il libro con cui racconta con disincanto la vita fuori
dalle città.
In campagna, il suo rapporto con il denaro cambia radicalmente:
«Lì ho scoperto che il mio reale guadagno è la mancata spesa. E
che c'è una sezione primitiva del nostro organismo che ci
consente di sopravvivere anche senza le ciabattine antiscivolo o
la piastra per i capelli».
Oggi la comicità di Arianna è uno strumento affilato per
riflettere su mode, costumi, contraddizioni e assurdità
quotidiane. Ma è anche un modo per interrogarsi sul ruolo
dell’arte nel presente, in un contesto in cui la libertà
espressiva è spesso subordinata alla logica del consenso. «Il
problema dell’arte, in Italia almeno, non è la precarietà, ma il
fatto di non essere più libera», sottolinea. «Non c’è denaro che
possa restituire la libertà di espressione a determinati contesti
dove l’arte cerca ancora di fare il proprio. Più che il
conformismo trovopericoloso il presunto anticonformismo. Cioè la
presentazione che adesso si sta facendo di un contesto
accogliente e inclusivo, dove in realtà c'è una censura bianca
che è estremamente più pericolosa. Spesso ho avuto anche io la
tentazione di autocensurarmi, non per ottenere più lavori, ma sul
palco, perché ho sentito la pesantezza di una minaccia non
verbale, che accade ovviamente nei contesti istituzionali».
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