Ingrid Leka ha 45 anni e vive a Milano. La sua storia, però,
comincia dall’altra parte dell’Adriatico, in Albania, dove ha
trascorso i primi tredici anni di vita. Nel 1993, insieme alla
madre e al fratello, raggiunge il padre in Italia, sbarcato a
Bari due anni prima.
Cresciuta in un paese comunista, dove ogni aspetto della vita era
controllato dallo Stato, Ingrid ricorda una gestione familiare
del denaro estremamente attenta: «Durante la mia infanzia non ho
mai percepito ansia legata al denaro. Quello che ho sentito,
invece, è stata la mancanza di beni materiali. Ma era una
mancanza che prescindeva dai soldi: anche se li avevi, non era
detto che potessi comprare ciò che volevi». Anche dopo l’arrivo
in un Paese dove il consumo è non solo libero ma incentivato, in
casa Leka rimane un approccio sobrio e misurato: «Siamo sempre
stati abituati a guardare prima il prezzo, e questa abitudine mi
è rimasta. Ancora oggi non provo un vestito se prima non so
quanto costa».
Le sue scelte scolastiche rispondono allo stesso principio:
assicurarsi un futuro indipendente, con una stabilità economica.
Per questo sceglie Economia, e dopo la laurea in Bocconi entra
subito nel mondo del lavoro. Dopo alcune esperienze in Italia, JP
Morgan la chiama a Londra per un ruolo ad alta specializzazione.
È l’ingresso in un mondo di opportunità, responsabilità e — per
la prima volta — benessere economico tangibile.
Dopo cinque anni in Inghilterra, Ingrid sceglie di tornare in
Italia, dove vive il suo compagno, per costruire una famiglia. È
il primo cambio di rotta per la sua carriera: si mette in proprio
e l’attività di consulenza finanziaria le permette di diventare
madre di tre figli. Ma il lavoro da libera professionista non si
rivela soddisfacente — né dal punto di vista economico, né da
quello personale. Ed è proprio in quell’inquietudine che
germoglia una nuova possibilità: dare spazio alla creatività ed
esplorare il mondo dell’arte. Con i soldi messi da parte negli
anni a JP Morgan, prende in affitto uno spazio e apre il suo
laboratorio. Intanto cerca di farsi conoscere, tra social e
piccole esposizioni.
Questo passaggio è reso possibile sia dalla sicurezza economica
costruita in vent’anni di carriera, sia dalla sensazione di aver
in qualche modo adempiuto al proprio “dovere” sociale. «Oggi mi
sento libera: mi sono sposata, ho avuto i figli, ho messo da
parte un po’ di soldi. E adesso posso permettermi di fare ciò che
desidero. Voglio fare l’artista, e così faccio».
Una scelta che Ingrid considera educativa anche per i suoi figli.
«Sono felice che crescano esposti alle mie difficoltà economiche
— perché, al momento, vendo pochi pezzi - ma anche alla mia
realizzazione. Paradossalmente, oggi mi riconosco più valore come
artista di quanto me ne riconoscessi come consulente
finanziaria».
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