Simona Cammarata ha 46 anni e vive a Ragusa, città dove è nata e
cresciuta in una famiglia monoreddito, in cui solo il padre
percepiva un introito fisso. Quando Simona ha 11 anni, però, il
padre decide di mettersi in proprio, aprendo un’impresa. Quello
che sembrava un passo verso il miglioramento delle loro
condizioni si rivela una sfida piena di ostacoli. «Siamo passati
da una situazione di stipendio fisso e sicurezza a dover seguire
le ambizioni di mio padre».
Nonostante le incertezze, le figlie riescono a iscriversi
all’università: Simona sceglie Economia, mentre la sorella
intraprende Veterinaria. Entrambe fuorisede a Catania. Durante
gli anni universitari, Simona inizia a immaginare un futuro che
va oltre i confini della Sicilia. Le sue passioni prendono forma
tra le lezioni di economia dello sviluppo e le ricerche sui Paesi
emergenti. Ma mentre i suoi orizzonti si aprono, l’azienda di
famiglia va in crisi. Il padre vende le quote e accetta un
impiego al Nord. E Simona è chiamata a gestire la situazione che
lui si è lasciato alle spalle, rinunciando così ai suoi sogni.
«Ricordo ancora quando, a 25 anni, neolaureata e con una
preparazione solo teorica, entrai in banca a chiedere una
dilazione di pagamento».
Una volta laureata, sceglie la strada che le sembra più sicura:
diventare commercialista. «Probabilmente, con la sicurezza di una
famiglia capace di supportarmi, mi sarei sentita più libera di
sperimentare, magari andando all’estero o provando altri tipi di
consulenza». Simona, se non altro, prova a essere il paracadute
di sua sorella, affinché almeno lei non avesse paura di
realizzarsi fuori dai confini della Sicilia. «Mia sorella colse
al volo l’opportunità di lavorare in Belgio e da allora non è più
tornata».
Dopo l’abilitazione Simona apre la partita Iva, ma continua a
collaborare con altri studi. Le scelte economiche dei suoi
genitori non avevano solo condizionato il suo percorso, ma anche
la sua personalità, rendendola meno propensa a rischiare. «Benché
avessi clienti miei, non riuscivo a sganciarmi da altri studi.
Cercavo sempre di mantenere quella base che un po’ mi dava
sicurezza. Non solo: accettavo lavori in maniera bulimica, anche
se mi capitavano clienti problematici, prendevo tutto».
Il punto di svolta arriva quando Simona affronta la gravidanza.
«Mi ero accorta che non avevo più tempo né per la mia famiglia né
per me, così ho deciso di rischiare: lasciare lo studio e di
mettermi totalmente in proprio». A dispetto delle paure iniziali,
le entrate di Simona iniziano a stabilizzarsi, permettendole per
la prima volta di guardare oltre la semplice sopravvivenza
economica. E di imparare a lasciare andare ciò che, pur
garantendo un buon guadagno, spesso non rappresenta il giusto
compromesso con il proprio benessere. «Il focus era cambiato: si
trattava di scegliere incarichi che mi permettessero di gestire
meglio il mio tempo, di avere tempo di qualità».
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