Giulia Muscatelli ha 36 anni, fa la scrittrice e vive a Torino,
città dove è nata e cresciuta. La sua famiglia è ricca. O almeno
così crede, osservando il modo di spendere di suo padre,
giornalista sportivo affetto da disturbo bipolare, all'epoca non
diagnosticato. A 11 anni, il fragile castello di agio in
cui ha vissuto per tutta l'infanzia crolla: suo padre muore in un
incidente stradale e madre e figlia si trovano a dover affrontare
non solo l’assenza, ma anche la scoperta che al posto di una
ricchezza c'è una montagna di debiti: «Ventimila euro di multe,
seimila euro di canoni…».
Dopo il liceo, Giulia inizia a lavorare come cameriera e
animatrice per contribuire alle spese e aiutare sua madre. E
intanto studia. Prima Giurisprudenza, poi passa a Lettere, infine
tenta quasi per gioco il test di ammissione alla scuola Holden,
una delle più ambite scuole di scrittura creativa italiana. Con
grande sorpresa, viene ammessa. E così, per frequentare la
Holden, Giulia congela gli esami universitari, fa un prestito e
continua a lavorare come cameriera. Una volta terminati gli
studi, le viene offerta l’opportunità di collaborare con
l’istituto. Sua madre vorrebbe che completasse l’università, ma
Giulia decide di interrompere gli studi e iniziare a lavorare.
Apre così la Partita Iva e alla collaborazione con la Holden
affianca esperienze nel mondo della pubblicità, arrivando a
guadagnare anche 4.000 euro al mese. Tutto denaro che spende in
vestiti e cene, un modo per tentare di colmare un vuoto interiore
che cresceva dentro di lei, ma ignorando tasse e cartelle
esattoriali: «Non è che non pagassi mai le tasse: ne pagavo solo
alcune, totalmente a caso, in uno stato di incoscienza identico a
quello di mio padre. Ho proprio perpetuato qualcosa che avevo
visto fare a lui». In sei anni, i debiti raggiungono i 50 mila
euro.
La svolta arriva quando entra nella sua vita il suo attuale
compagno, e Giulia decide finalmente di affrontare la situazione,
aiutata da una consulente finanziaria e spinta dalla gravidanza
imminente: «Il giorno dopo aver scoperto di essere rimasta
incinta, mi è arrivata l’ultima cartella esattoriale da 16.000
euro. Mi sono spaventata, ma non perché i figli ti cambiano: ho
avuto paura che mio figlio potesse crescere come me».
Nel suo percorso di consapevolezza, segnato da incertezze e
compromessi, Giulia si sta rendendo conto che il primo passo
concreto per trasformare il suo rapporto con i soldi è proprio
abitare questa complessità: «Per questo mi piace scrivere di
soldi: non sono assolutamente risolta, c’è un caos enorme dentro
di me». Un tema che Giulia esplora anche in Poveraccia, il suo
podcast appena uscito per Mondadori Studios.
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