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191 Episoden
14 Minuten
Francesca Fiore ha 40 anni ed è la fondatrice del movimento Mamma di merda, che porta avanti assieme a Sara Malnerich. Per le donne della sua famiglia, i soldi avevano comprato la libertà. Sua nonna, infatti, era finita in un matrimonio violento. E a liberarla era stata sua figlia, la giovane mamma single di Francesca. Che era arrivata a Torino dalla Basilicata, seguendo una cattedra delle scuole medie e che con il suo misero stipendio di insegnante aveva trascinato al Nord sua madre e i suoi fratelli, ospitandoli in casa. Francesca si guadagna fin da giovane la sua indipendenza, anche grazie a un’eredità anticipata da sua mamma. A 30 anni ha già due figlie, uno stipendio di tutto rispetto e un Suv. Si sente molto potente e non si rende conto che sta pagando un prezzo nascosto. Per badare alle figlie ha ridotto le sue ambizioni e lasciato andare i suoi sogni d’impresa. Con il divorzio, però, arriva il momento del riscatto, «perché in Italia, solo quando ti separi raggiungi veramente la parità genitoriale» e l’uomo “paga” per il ruolo che la società gli ha attribuito, esattamente come la donna ha fatto fino a quel momento. Francesca trova il tempo da dedicare al rischio e al pensiero del futuro, molla il lavoro, e fonda la sua start-up innovativa a vocazione sociale.
11 Minuten
Maurizio ha 47 anni e vive a Parma con la moglie e due figlie. Proviene da una famiglia benestante: entrambi i genitori avevano un buon stipendio, e durante la sua adolescenza non gli hanno mai fatto mancare niente, se non la visione che esistesse qualcosa all’infuori dello studio e del lavoro. Secondo la loro “religione”, andare bene a scuola era la priorità, tanto che Maurizio inizia già dalle scuole primarie a sentire lo stress del dover sempre emergere. Un peso che si porta dietro anche da adulto, quando si rende conto che il mondo lavorativo è pieno di ingiustizie e disparità. Inizia così a sfogare la rabbia nelle spese superflue, depotenziando lo stress che accumula nello shopping compulsivo. Compra oggetti di ogni tipo, tanti di ogni tipologia: 3 tavole da surf, 30 skate, decine di zaini sportivi, migliaia di libri, cd, vinili... Tutti chiusi in cantina, dentro scatole. Con il tempo, tanta psicanalisi e l’aiuto di sua moglie, Maurizio ha iniziato a liberarsi delle cose superflue, vendendole sulle piattaforme dell’usato: «Non ho mai sopportato l’essere vincolato a qualcosa e ho capito che avevo finito per sentirmi ostaggio degli oggetti. Le prime volte in cui li ho lasciati andare ho fatto fatica: li mettevo in vendita, poi li toglievo, li rimettevo e così via. Dopo però è stato più forte il piacere di vendere che quello di tenere».
21 Minuten
Claudia De Lillo avrebbe potuto essere una trader ricchissima. Su quella strada si era avviata per seguire “il verbo” di sua madre, secondo la quale l’unico vero obiettivo per una donna era emanciparsi attraverso i soldi, tanti soldi. Ma pochi mesi di stage in una società di intermediazione mobiliare le bastarono per capire che non poteva fare un lavoro il cui solo motore fossero i soldi. E per fortuna, altrimenti non sarebbe divenuta una delle più celebri giornaliste italiane, speaker di Caterpillar, editorialista di Repubblica, autrice di innumerevoli libri. 


Figlia di genitori separati, il suo primo ricordo di soldi è l’assegno di mantenimento che una volta al mese doveva chiedere a suo padre da parte di sua madre, la domenica sera, quando andava a cena da lui. Da allora, chiedere soldi è forse una delle esperienze più mortificanti per lei. Anche quando si tratta di ricordare a suo marito, che lavora e guadagna in Inghilterra, di contribuire al bilancio familiare. 


Forse è per questo che ai tre figli non ha mai dato una paghetta, ma ha insegnato che il patrimonio familiare è di tutti e ciascuno ne può prendere quanto basta, per mezzo di una carta di credito prepagata a uso comune. 


Dalla famiglia materna di origine ebraica, che dalla sera alla mattina aveva perduto tutto per sfuggire alle leggi razziali, Claudia ha ereditato il senso di volatilità della ricchezza: adesso stai bene e domani non lo sai. Nonostante ciò, dopo 20 anni di posto fisso, si è infilata in una dimensione lavorativa “precaria”, sfidando quotidianamente la sua atavica ansia finanziaria. A guarirla, ci pensa il marito economista, frugale come un monaco trappista, e i figli, che come gran parte dei giovani, hanno già capito che lo scopo della vita non è quantificabile in denaro, ma è essere comodi nei propri panni e provare ad “assomigliarsi”.
16 Minuten
Lorenza nasce a Genova in una famiglia benestante che vive nel culto del risparmio. Potrebbero viaggiare e godersi la vita, ma meglio non farlo, perché non si sa mai cosa riserva il futuro. Quando si tratta di farla studiare all’estero o in un’università privata, i suoi genitori non badano a spese, ma per loro stessi non comprano niente. Nel tentativo di prendere le distanze da questo modello, Lorenza si regala bellezza, osa godere, viaggia. La casa di 40 metri quadri che le hanno comprato i genitori è il paracadute mentale per lasciare lavori che non la rappresentano, prendere strade incerte, sperimentare. Ma la consapevolezza di potersi permettere tutto ciò solo grazie ai sacrifici fatti dai suoi, un giorno le presenta il conto. Decide così, a 40 anni, di acquistare una casa con una stanza in più, stipulando un mutuo e lo fa in concomitanza con un ennesimo cambio di lavoro. Inizia per lei una nuova stagione della vita, scandita da un file excel con entrate e uscite, spese fisse e straordinarie. Ogni tanto si chiede perché si sia andata a mettere in questa situazione di fatica e di contenimento dei piaceri. «Forse l’ho fatto anche per dimostrarmi che, nonostante io abbia sempre avuto le spalle coperte, ce la posso fare anche da sola».
14 Minuten
Riccardo ha 33 e un sogno antico: avere una casa tutta sua. La trama di questo sogno affonda le radici nella sua infanzia, a Latina, in una famiglia che vive in affitto e alla giornata, comprando caviale e champagne il giorno in cui arrivano gli stipendi e senza mettere un soldo da parte per le emergenze. «Mi ricordo che quando volevo andare al mare con i miei amici, e non avevo i soldi per l’autobus, mi era chiaro che nella mia famiglia mancava qualcosa di molto importante: i soldi». Proprio per questo motivo, Riccardo insegue l’indipendenza economica fin da ragazzo. E la ottiene insegnando canto, ma la cultura in cui vive non riconosce all’attività artistica lo status di lavoro. Anche lui, per lungo tempo, la considera un passatempo. Il momento di svolta arriva quando apre la partita Iva, che per molti è metafora di precarietà e instabilità, ma per lui è l’occasione di relazionarsi alla sua professione in modo totalmente nuovo. Adesso, Riccardo vive una situazione finanziaria tranquilla e pensa a modi per guadagnare, non solo denaro, ma anche tempo.
15 Minuten
Figlia di due operai, Raffaella ha 45 anni e vive a Bitonto in provincia di Bari. La sua è la storia di una famiglia di ceto medio basso che cerca un riscatto sociale, oltre che economico; ma che si ritrova continuamente rigettata al punto di partenza. Cresciuta in un contesto finanziario che le ha sempre garantito solo l’indispensabile, Raffaella prova ad affermarsi individualmente, lasciando per un periodo la Puglia, ma le problematiche familiari la riportano sempre a casa, a gestire i conti e l’azienda di famiglia, in un contesto dove alla desolazione di molti fallimenti si mescola il senso di colpa di non aver fatto abbastanza. Da quando è bambina, però, suo padre è un modello di forza e tenacia, che la ispira a non farsi mai abbattere dai fallimenti. «Non avremo una barca di soldi, ma abbiamo la forza di metterci in gioco», dice, mentre lotta fiduciosa affinché i suoi figli vivano in un contesto migliore.
17 Minuten
Carlotta ha 36 anni e cresce in una famiglia benestante, che nonostante alcuni momenti di difficoltà economica, riesce a garantirle molte possibilità. Da quando è bambina, i suoi genitori le insegnano che i soldi servono per aprire la mente, ed è per questo che il loro obiettivo è sempre stato metterli da parte per viaggiare e fare nuove esperienze. A 36 anni, Carlotta fatica a far quadrare i conti della sua vita quotidiana, sia dal punto di vista economico sia personale: ha un lavoro precario e non ha un compagno. Ma dai genitori ha imparato a mettere da parte ogni giorno qualcosa in vista di un obiettivo preciso. Così, dopo la fine di una relazione piuttosto importante, quell’obiettivo prende forma anche per lei: la crioconservazione degli ovociti. Con un po’ di paura e alcuni momenti di titubanza inizia la liturgia di controlli ed esami che la porta, qualche mese dopo, a effettuare l’operazione. Una scelta difficile che ha portato a un dialogo familiare non sempre facile, ma che per Carlotta ha rappresentato un investimento sulla sua libertà.
19 Minuten
Lidia Vitale cresce ascoltando suo padre e suo zio litigarsi un’eredità che sarebbe arrivata 30 anni dopo. Da ragazzina vuole fare l’attrice e prende lezioni grazie ai soldi passati sottobanco dai nonni. Nessuno, in casa sua, avrebbe mai investito in una passione. «Guadagnare facendo ciò che ti piace era il demonio. E invece è molto più facile, perché sei più disposto a fare sforzi, a impegnarti, a investire». Lidia arriva al successo. Recita ne La meglio gioventù e in Suburra. Viene diretta da Sergio Castellitto, Marco Bellocchio, Paolo Genovesi…  Eppure, crescendo, rifugge completamente l’argomento soldi, finendo per sentirsi a casa nella tragedia economica, che sembra non abbandonarla mai.


Un giorno frequenta un corso online di educazione finanziaria e qualcosa inizia a cambiare. Lidia scopre che i desideri hanno un potere molto più grande dei soldi in sé. «Io li esprimo, li visualizzo e lascio all'universo la possibilità di manifestare la modalità in cui si realizzeranno». Impara anche a discernere i bisogni indotti dal sistema capitalistico e quelli invece autentici. Soprattutto, impara a mettere in movimento il denaro: «I soldi ci servono per attivare la nostra creatività per un mondo migliore. Sono energia che va messa in circolo». Così, anche nei momenti più difficili come la pandemia, Lidia continua a donare il 5% di tutto ciò che guadagna. Oggi ha ben chiaro in testa il suo obiettivo. Vuole diventare la prima attrice produttrice italiana. E si appresta a produrre il suo primo cortometraggio. «Io ho il potere della visione. Questo non me lo può rubare nessuno. Ci sono stati momenti in cui ero poverissima, ma la mia visione ha creato l'abbondanza».
14 Minuten
Elisabetta ha 37 anni e vive in un piccolo comune vicino Padova, con suo marito e suo figlio. Figlia unica di due genitori dipendenti pubblici, con un salario basso ma un lavoro sicuro, ha un rapporto con i soldi abbastanza complicato: da ragazzina se ne serve per colmare l’insicurezza di non piacere agli altri, utilizzandoli per comprare regali. Crescendo, la visione veneta del “lavorare sodo” permea la sua quotidianità a tal punto da non riuscire a staccarsi dalle incombenze lavorative nemmeno quando sua madre si ammala. Elisabetta “si misura” su quando è brava a portare a casa, a incassare. Al ritorno dalla maternità, però, la sua situazione lavorativa inizia a peggiorare e lei viene messa parte. «All’improvviso, tutto il mio ruolo costruito in anni di lavoro e la stima dei clienti sono andati a sfumare. Era come se avessi partorito e fossi diventata scema tutta in un colpo». La precarietà sul lavoro la fa sentire piccola. Così come la cultura in cui è cresciuta, che continua a chiederle conto dei risultati ottenuti, a tal punto che solo un grave incidente riuscirà a convincerla a lasciare il posto fisso per dedicarsi a nuove ambizioni e scoprire altre forme di ricchezza.
15 Minuten
Penelope lascia il Paese in cui è nata, l’Argentina, a 19 anni. È sola e ha 800 euro in tasca. Quei soldi, assieme a quelli per il volo di sola andata, li ha risparmiati durante l’ultimo anno di liceo, lavorando 8 ore al giorno al McDonald’s. A risparmiare ha imparato da suo padre, che non metteva da parte soldi, bensì mattoni. In Argentina i soldi perdono valore subito mentre con i mattoni lui aveva costruito la casa in cui abitavano e altri due appartamenti da dare in affitto. Una volta in Italia, Penelope studia e lavora senza tregua. A pochi mesi dalla laurea, con quello splendido tempismo con cui la vita sa stupirci, arriva il risarcimento di un incidente stradale che ha subito. Non sono tanti soldi, ma le permettono di fare un cosa che desidera tantissimo: pagare il volo alla sua famiglia per assistere alla cerimonia di laurea. Oggi Penelope ha 28 anni e lavora a Bruxelles nella Commissione europea per i diritti umani. Risparmia e gestisce le sue spese in maniera maniacale, ma ha imparato anche a godersi la vita e a collezionare esperienze con le persone che ama.
17 Minuten
Lorenzo cresce negli anni Novanta in un paese di provincia, con la paura di confessare ai suoi di essere gay. I genitori lo scoprono per vie traverse e non riuscendo ad accettarlo in nessun modo, decidono di ignorare completamente quella parte della sua identità. Mentre in casa il silenzio avvolge tutto ciò che riguarda la vita emotiva, Lorenzo si laurea e va a vivere da solo, trova un lavoro a Bergamo e poi a Milano. I genitori sono sempre al suo fianco. Gli pagano gli studi. Gli puliscono la casa e gli fanno il bucato. E anche quando diviene indipendente economicamente, approfittano di ogni occasione per fargli la spesa, riempirgli il serbatoio dell’auto, oppure rimborsargli gli acquisti extra come il computer nuovo. Lorenzo li lascia fare, perché gli fa comodo, certo. Ma anche perché capisce che i soldi sono l’unico modo che hanno trovato per esprimergli il loro affetto. L’unico filo che li tiene ancora uniti. E chissà, magari un giorno riusciranno anche ad accettare ogni parte di lui…
10 Minuten
Secondo il simulatore dell’Inps un 25enne di oggi che lavori e contribuisca già da un anno potrà andare in pensione anticipata a 70 anni, o in pensione di vecchiaia a 70 anni e 6 mesi. Se tutto va bene, cioè se ha lavorato e contribuito in forma continuativa. Se invece ha versato contributi per meno di 20 anni andrà in pensione a 74 anni. Questo, in un mondo del lavoro che continua a cambiare velocemente, in cui la carriera non è più una strada dritta che arriva al traguardo della pensione, ma un percorso a tornanti dove tappe di lavoro e contribuzione si alterneranno a tappe formative.


Roberta, 23enne della provincia di Bari, ci racconta cosa significa arrivare al termine del percorso di studi, alzare lo sguardo verso l’orizzonte dell’indipendenza economica dalla famiglia e vedere ancora tutto sfocato. A orientarla nelle scelte che ha davanti ci aiuterà Claudia Staccone, 44 anni, di Frosinone, consulente di Alleanza Assicurazioni dal 2013.


13 Minuten
Per alcuni è l’inizio di una nuova vita, per altri è il peggiore dei fallimenti, ma qualunque sia l’impatto emotivo, una cosa è certa: la fine di un matrimonio comporta quasi sempre uno shock economico. Elisa, 48 anni, che da ragazza aveva vissuto una vita bohemienne, e da moglie si era concentrata sulle attività di cura e aveva delegato completamente la gestione dei soldi al marito, dopo la separazione si è ritrovata a doverli mettere al centro della sua vita. In quel vortice emotivo, mentre si sentiva crollare la terra sotto i piedi, Elisa ha finalmente trovato "il suo lavoro", quello che la fa stare bene e che le dà un senso, e ha compreso la necessità di occuparsi con costanza delle proprie finanze. Vorrebbe solo trovare un modo di farlo che le dia energia, anziché togliergliela. A questo proposito, abbiamo chiesto aiuto a Elena Perondi, 39enne di Firenze, consulente Alleanza assicurazioni dal 2019.








12 Minuten
Nel 2021 gli uomini hanno percepito in media una pensione del 33% più alta di quella delle donne. È il triste risultato di una disparità di genere che inizia con l’ingresso nel mondo del lavoro: le donne in media guadagnano meno degli uomini e hanno minori opportunità di carriera. La frenata più significativa arriva nel momento in cui le coppie decidono di avere dei figli. Perché il modello che abbiamo costruito affida quasi automaticamente alla donna la gestione della famiglia spesso ponendo fine, riducendo o rallentando in maniera significativa la crescita professionale di lei.


Le conseguenze di questo tipo di scelta sono oggi sotto gli occhi di Antonella, 48 anni, di Milano. Lei e il suo compagno avevano sulla carta le stesse possibilità di carriera, ma i loro percorsi hanno preso direzioni completamente diverse quando hanno deciso di avere dei figli. Oggi lui guadagna tre volte più di lei. E lei, che pur avendo lavorato ogni giorno della sua vita, ha una contribuzione intermittente, si domanda cosa può fare per costruirsi una vecchiaia serena. Lo chiediamo ad Angela Rocci, consulente di Alleanza Assicurazioni.


21 Minuten
«Io sono una persona nevrotica, soffro tantissimo nel dover essere io a tirar fuori la questione soldi, nel controbattere a chi vorrebbe pagarmi in visibilità, a chi mi chiede di lavorare per passione e non per soldi. Ma uno ha il diritto di essere nevrotico. È a questo che servono i diritti, a essere tutelati dalle proprie fragilità. Se uno è nevrotico, è timido, è insicuro, ha problemi ad affermare una cosa, non per questo deve essere sfruttato». Ilaria Gaspari ha 36 anni, una laurea alla Normale di Pisa, un dottorato alla Sorbona di Parigi e 4 romanzi pubblicati all'attivo, gli ultimi due per Einaudi. Oggi ha 8.540 euro in banca. Non possiede né una casa né un’auto. Ha una bici (a Milano mentre lei vive a Roma) e un cane, quello sì. «Sono più ricca che in tutta la mia vita», ha detto durante il nostro evento Nudismo Finanziario. E da quando si sente tale, oltre a prendere di tanto in tanto il taxi e a pagare il conto del ristorante, ha fatto una cosa che non avrebbe mai creduto possibile: «Ho assunto una persona per gestire il mio tempo, contravvenendo alla mia regola di non spendere per me stessa. Mi sono resa conto che avere un po’ più di soldi mi metteva nelle condizioni di poter abitare meglio il mio tempo. È un piccolo investimento per essere più libera». Con Ilaria abbiamo parlato del "dono" di crescere dentro una famiglia che di tanto in tanto finiva i soldi, della sua generazione tradita, della trappola che associa la nobiltà del lavoro intellettuale alla povertà, delle origini piuttosto recenti del tabù dei soldi, dell'importanza di parlare di soldi tra pari e del fatto che siamo tutti spinti ad avere più successo e più soldi, senza chiederci davvero se vogliamo avere più successo e più soldi.
Rame

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