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191 Episoden
14 Minuten
Sofia Borri nasce nell’Argentina del 1976, sotto una delle dittature più feroci del Novecento. All’età di due anni viene rapita assieme a sua mamma, militante di un partito di opposizione. Dopo qualche giorno, viene riconsegnata ai nonni, mentre sua madre sparisce per sempre, come succede ad altri 30mila desaparecidos. Mesi dopo riuscirà a ricongiungersi con suo padre, in Brasile, e da lì a partire alla volta dell’Europa assieme a un gruppo di sopravvissuti.  Dopo 4 anni in Svezia, Sofia arriva in Italia. Sono anni di grandi ristrettezze economiche. Lei e la sua nuova famiglia vivono finendo perennemente in rosso sul conto. Eppure Sofia non ricorda neppure un momento in cui i soldi siano stati una vera preoccupazione. Le vicissitudini che hanno dovuto affrontare hanno radicato nella loro testa l’idea che i soldi vanno e vengono e che siano unicamente uno strumento, da lasciar andare all’occorrenza. «Quello che a me stupiva sempre della mia famiglia era che noi spendevamo i soldi per cose diverse dagli altri. Magari avevi un solo paio di scarpe, però avevi tanti libri». Sofia inizia a lavorare molto giovane, e una volta finita l’università decide di cercare lavoro nel terzo settore, prima da dipendente poi da imprenditrice. I soldi non saranno mai abbondanti nella sua vita, ma la sua cultura familiare le regala la leggerezza a cui attingere nei momenti di preoccupazione. Alle sue figlie non lascerà case o denaro, ma un altro tipo di eredità, culturale e sociale, che starà a loro far fruttare.
16 Minuten
Davide ha 38 anni, una compagna, Sofia, con cui sta per avere un figlio, una soddisfacente carriera nel food e una vita attiva. Potrebbe sembrare tutto perfetto senonché arriva da me tramite il suo nutrizionista per una collaborazione: Davide è in sovrappeso, vorrebbe dimagrire, ma fa fatica a seguire la dieta. Non solo. Continua a fare acquisti online che si accumulano in una stanza, senza che lui neppure disfi i pacchi…
16 Minuten
Rachele Mellai ha 32 anni e vive a Brno, in Repubblica Ceca, insieme al suo compagno. Questa piccola città è il punto di arrivo di un lungo viaggio iniziato ad Alghero, in Sardegna, dov’è nata. Finito il liceo classico, Rachele si rende conto che non c’è nessuna facoltà che le interessi veramente: l’unica cosa che la appassiona è il mondo del make up. Così fa un patto con sua madre. Un anno di accademia a Milano e poi, se non trova lavoro, torna in Sardegna per frequentare l’università. Rachele è brava e inizia subito a lavorare, accarezzando l’ambizione di divenire la make-up artist delle modelle più celebri. Scopre però di possedere una lacuna: non sa l’inglese. Così, a 20 anni, mette in stand by la sua ambizione e parte per l’America come ragazza alla pari. Un viaggio che le fa conoscere il suo attuale compagno e che si prolunga per diversi anni, passando per l’Inghilterra, l’Australia e la Nuova Zelanda. Più volte prova a tornare in Italia, il paese più bello del mondo, ma qui le vengono proposti compensi troppo bassi e si trova costretta a rifare le valigie. I molti anni passati in giro per il mondo le restituiscono una nuova consapevolezza, che lei si porta dietro tutt’oggi con grande orgoglio: il lavoro dei sogni è importante sì, ma non quanto sentirsi libere da ogni catena, anche la catena stessa della passione per un lavoro.
13 Minuten
Sasha Damiani ha 44 anni e, come in certi film, vive una doppia vita: per mantenersi e soddisfare tutti i suoi bisogni materiali è medico anestesista, per incanalare la sua creatività è blogger e podcaster, founder della community Mamme a Nudo. Nata in una famiglia in cui i soldi erano pochi, Sasha cresce con la dedizione al risparmio, in una maniera quasi ossessiva: non si concede il lusso di dedicare tempo a se stessa o di comprare cose che non siano prettamente necessarie. Dopo il diploma mette da parte le sue velleità artistiche e sceglie una facoltà e, successivamente, una specializzazione che le permettano di trovare un lavoro subito dopo la laurea e di rendersi economicamente indipendente. Per molto tempo si sente prigioniera della sua ansia per i soldi, che la costringeva dentro una routine di solo lavoro e che non le permetteva di dare nessuno sfogo alla creatività. Poi, a 40 anni, due eventi cambiano la sua percezione del denaro e del lavoro, e la fanno ritrovare la voglia di scoprire i desideri che negli anni aveva accantonato: la maternità e la diagnosi di Adhd.
15 Minuten
Michele è un dirigente di successo. Quando si dimette per creare la sua startup, si risveglia una parte vulnerabile dentro di lui legata al fallimento dell’azienda di famiglia. Il disturbo di attacco di panico arriva come allarme a non procedere. 
13 Minuten
Barbara Tarantino, classe 1970, abita a Roma e fa la sarta. Un’attività che in molte parti del mondo, e spesso anche in Italia, è sinonimo di lavoro estenuante e malpagato. Ma che lei finalmente può svolgere in un contesto in cui diventa volano di indipendenza economica. Da sempre appassionata di disegno e tessuti, inizia subito dopo il diploma a lavorare nel mondo della moda, ma si rende conto che non è l’ambiente adatto a lei: le donne che ci lavorano vengono discriminate e quelle per cui si disegnano vestiti rispecchiano standard di bellezza irraggiungibili. Si trasferisce a Mantova a lavorare per un’azienda più piccola, ma dopo esser rimasta incinta decide di tornare a Roma per stare più vicina a suo marito, accontentandosi di fare la commessa. «Dopo 13 anni in quel negozio son rimasta incinta la seconda volta e mi hanno licenziata. Quel licenziamento è stato l’input per tornare a fare quel che volevo fare davvero». Adesso si occupa di gestire la sartoria di Lucha Y Siesta, un centro antiviolenza di Roma, e paga le donne che ci lavorano 10 euro l’ora, una cifra per niente scontata in questo ambiente. Lavorare all’interno di Lucha ha cambiato la sua percezione del denaro: «Tra cinque anni vorrei vedere la mia idea di questo progetto definita, mi piacerebbe dare alle donne di Lucha la possibilità d scegliere il lavoro che piace e la sicurezza di uno stipendio».
15 Minuten
Giulia è in terapia da circa un anno per alcune difficoltà nel mantenere una relazione stabile. Ha 35 anni, è un'architetta che esercita la libera professione e da qualche tempo frequenta Andrea. All'improvviso, durante una seduta, emerge un dettaglio della sua vita che non aveva rivelato prima: ogni qualvolta arriva una lettera delle Agenzie delle Entrate che esige il pagamento delle tasse, lei finge di non averla ricevuta e va avanti con la sua vita. Scavando nel suo vissuto, questi due aspetti del suo carattere, l'incapacità di gestire le finanze e l'incostanza relazionale, si intrecciano indissolubilmente.


Psicosoldi è un podcast di Rame in cui entriamo nello studio di Elena Carbone per raccontarvi le storie di chi ha sperimentato, nella sua vita, un cortocircuito tra soldi e psiche.


Questo podcast è realizzato in collaborazione con Bright Sky, l'app di Fondazione Vodafone contro la violenza di genere.
22 Minuten
Monica ha quasi 60 anni e una carriera da Mary Poppins dei ricchi. Entra in case da sogno e ci sta per tre, sei mesi al massimo per occuparsi dei piccoli appena nati. Poi prende il vento dell’Est e riparte. Come sia arrivata a fare questa vita, è una storia da romanzo. Nata e cresciuta a Gravellona Toce in una famiglia poverissima, da piccola viveva mangiando quello che il bosco e la terra le donava. A 15 anni, trasferitasi al Sud, lascia la scuola e inizia a lavorare, per non smettere più, fino a quando rimane incinta e decide di restare a casa per occuparsi delle sue figlie. Lei che si guadagnava da vivere da quando era ragazzina, per una volta si concede il privilegio di scegliere. «Poi però, la vita si diverte. Mio marito è morto e mi sono ritrovata a gestire la sua azienda». Così, improvvisamente, nel momento del lutto più doloroso, Monica è costretta a rimettere i soldi al primo posto. Gestisce per tre anni l’azienda, per poi decidere di lasciarla ai soci e arrangiarsi, come aveva fatto da ragazzina. A un certo punto, dopo anni di fatica e confusione, trova il coraggio di chiedersi cosa vuole realmente dalla propria vita, e capisce che il suo progetto è lavorare “con la parte migliore dell’umanità”: i bambini. Si rimette a studiare e nel giro di pochi mesi diventa una tata richiestissima dalle famiglie più potenti del mondo. Guadagna 350 euro al giorno, e con quei soldi ha deciso di ridare indietro tutto ciò che ha avuto, aiutando le persone che stanno vivendo situazioni che anche lei si è trovata ad affrontare.
17 Minuten
Francesca Di Pietro ha 43 anni ed è cresciuta nella Napoli bene degli anni Ottanta. I suoi genitori avevano carriere importanti e attribuivano al lavoro una priorità assoluta su tutto il resto, tanto che Francesca trascorre la maggior parte del tempo con la babysitter. Quando si tratta di scegliere l’università, le pagano tutto: la casa a Roma, gli studi all’estero. Francesca ha un unico mandato: studiare, farlo bene e laurearsi il più velocemente possibile, senza perdere tempo in lavoretti saltuari. A neanche 24 anni, ottiene un contratto in una grossa azienda e guadagna 1.200 euro al mese. Eppure, la vita sembra portarla da un’altra parte. L’esperienza lavorativa è pessima e dopo anni di mobbing, accetta l’offerta di cassa integrazione da parte dell’azienda. Con quei soldi, inizia a girare il mondo, sua grande passione. Crea un blog, Viaggiare Da Soli, che le permette di trasformare la sua passione in una professione e di scoprire una nuova forma di libertà. Francesca riesce a essere indipendente economicamente, ma la sua gestione delle finanze è ancora condizionata dalla consapevolezza di avere le spalle coperte: spende tutto ciò che entra, senza mettere nulla da parte, sapendo di essere figlia unica di una famiglia benestante. Quando nel 2020 arriva la pandemia, come tutti professionisti del settore turistico, Francesca vede azzerarsi le sue entrate. Eppure, proprio in quel momento succede qualcosa che cambia la sua relazione con i soldi, dandole un obiettivo per risparmiare e un nuovo standard di benessere e ricchezza.
16 Minuten
Gianna viene mandata nello studio di Elena Carbone dal suo medico curante: da un po’ di mesi mangia pochissimo e le viene la nausea non appena si mette a tavola. Seduta dopo seduta emergono ulteriori dettagli. Gianna si è sposata e ha avuto due figli senza chiedersi se lo volesse: si faceva così. Gianna si cuce i vestiti in casa, non si concede neanche un caffè fuori, nonostante gudagni bene. Il suo non è un risparmio avido, focalizzato all’accumulo, ma è un risparmio di prevenzione.


In questa puntata riviviamo la storia di Gianna e della sua famiglia, del percorso terapeutico che ha intrapreso e del salto nel passato che l’ha accompagnata a fare. Vedremo soprattutto come riuscirà a cambiare la sua concezione dei soldi, arrivando a pensarli come uno strumento per autorizzarsi, finalmente, a essere felice…


Psicosoldi è un podcast di Rame in cui entriamo nello studio di Elena Carbone per raccontarvi le storie di chi ha sperimentato, nella sua vita, un cortocircuito tra soldi e psiche.


Questo podcast è realizzato in collaborazione con Bright Sky, l'app di Fondazione Vodafone contro la violenza di genere.
13 Minuten
Mariano ha 32 anni, abita a Napoli ed è un ricercatore universitario. Figlio di un operaio e di una casalinga, per distaccarsi dal difficile contesto familiare ed economico, si impegna nello studio e riesce a laurearsi in meno di cinque anni. Una volta terminato il percorso, però, sceglie la carriera universitaria, e ancora oggi vive all’interno di un contesto molto precario, che non gli permette di fare investimenti sul futuro. Se suo padre con uno stipendio da operaio aveva permesso a tre figli di laurearsi, lui non riesce neppure a immaginare di fare un mutuo. Non solo. Fin da bambino osserva le dinamiche di potere legate al denaro tra sua madre e suo padre, e si rende conto che è proprio tramite i soldi che passano tutti i rapporti di forza. Al punto che oggi dice una cosa piuttosto perentoria: «Non riuscirei a stare con una donna che guadagna più di me». Gli è già successo: la sua ex ragazza pagava le vacanze e gli faceva regali bellissimi. «All’epoca non me ne rendevo conto però mi faceva stare molto male questa cosa”. Mariano ci permette di sporgerci sull’abisso creato dalle disuguaglianze economiche. Un abisso che fingiamo di non vedere raccontandoci che non ci importa, che apparteniamo tutti alla stessa classe sociale, ma che riusciremo a colmare solo se avremo il coraggio di guardarlo fino in fondo. 
12 Minuten
Valeria Viola è cresciuta come dentro un film di Jerry Calà e Christian De Sica. I suoi genitori, di umili origini, grazie alla bravura del padre nel lavoro di lobbing per le industrie farmaceutiche, si erano ritrovati per le mani una grande ricchezza che si erano goduti fino all’ultimo centesimo: vacanze in Sardegna in alberghi frequentati da calciatori, scuole private per le figlie, circoli esclusivi, feste in giardino con oltre 200 invitati… Valeria cresce in questo mondo come una marziana. E fin da quando ha 15 anni si mette a lavorare per non dover chiedere soldi ai suoi genitori e poter soddisfare i suoi bisogni, che loro non avrebbero approvato, in quanto troppo umili. Valeria studia Antropologia culturale e inizia a lavorare in una Ong. Quando suo padre muore improvvisamente d’infarto, nel mezzo della sua sfarzosissima festa di 60 anni, non le lascia granché di tutta la ricchezza che ha bruciato in vita. Ma lei prende in mano il suo lavoro e raccoglie la sua vera eredità: le relazioni. Tutte le persone che non erano riuscite a restituire qualcosa a lui per la sua generosità, lo restituiscono a lei, insegnandole il lavoro e supportandola. Valeria oggi si muove dentro il mondo in cui suo padre aveva costruito la sua fortuna, ma lo fa a modo suo, cercando e trovando lo spazio per i suoi valori. Gli stessi valori che, adesso, vuole trasmettere a sua figlia adolescente.
18 Minuten
Daniela Farnese scrive libri, sceneggiature, pubblicità. Ha il privilegio di fare il lavoro che ama. Ma cos’è esattamente “privilegio”? Quando era bambina, a Napoli, in un quartiere popolare, dentro un palazzo fatiscente, con una madre separata che cresceva tre figli da sola, il privilegio era il posto fisso di sua madre. Crescendo, i soldi erano sempre pochi ma il capitale sociale di sua madre proietta lei e i suoi fratelli fuori dall’ambiente in cui sono cresciuti. Laureata in Lingue Orientali e vincitrice di un concorso pubblico, si dimette e si cuce addosso la libera professione: lavora quando ha bisogno di soldi, il resto del tempo viaggia, scrive, conosce gente. Divenuta madre, decide di mettere radici e di comprare casa. Alla decima richiesta di mutuo, lo ottiene: in una società che si basa sempre più sul debito, anche l’accesso al credito è un privilegio. Se le chiedi oggi qual è il suo privilegio, Daniela ti risponde “il tempo”. Non guadagna molto, però ha tantissimo tempo libero, e questo è una parte fondamentale nell’equazione della felicità.
17 Minuten
Cecilia arriva nello studio di Elena Carbone perché soffre di attacchi di panico da quando il padre è morto, 6 mesi fa. Attraverso la psicoterapia, riavvolge il nastro della sua vita e svela una dinamica di violenza economica in cui è incastrata da quando è nata la terza figlia e lei ha lasciato il lavoro.


Psicosoldi è un podcast di Rame in cui entriamo nello studio di Elena Carbone per raccontarvi le storie di chi ha sperimentato, nella sua vita, un cortocircuito tra soldi e psiche.


Questo podcast è realizzato in collaborazione con Bright Sky, l'app di Fondazione Vodafone contro la violenza di genere.





Ecco il link per installarla: https://play.google.com/store/apps/details?id=com.vodafone.brightsky.it&hl=it&pli=1
12 Minuten
Martina ha 31 anni, è cresciuta in provincia di Milano e da quattro anni vive in Germania. Proviene da una famiglia benestante. I soldi c’erano e lei lo sapeva. Ma mai per soddisfare i suoi bisogni. Martina cresce in un contesto di privazione economica che nasconde una privazione ancora più grave, quella affettiva. Fin da quando è molto giovane, lavora per pagarsi i bisogni di prima necessità. Quando il padre finisce in carcere, il peso psicologico diventa talmente grande che non riesce a concentrarsi sugli studi, e decide di lasciare la facoltà. «Non essere riuscita a laurearmi ha rappresentato per me un grosso dolore perché tutti gli altri sono andati avanti, mentre io son rimasta indietro». Per tagliare il cordone ombelicale con la famiglia lascia l’Italia e riparte da zero, accettando qualsiasi lavoro pur di sopravvivere; ma le sue esperienze le hanno provocato un trauma nella reazione con i soldi, a tal punto che non riesce a spendere neanche un euro per se stessa. «Io mi sento orfana di genitori vivi perché non ho mai avuto supporto dalla mia famiglia. So che, il giorno in cui mi succede qualcosa, devo contare solo sulle mie forze. E per questo, non posso permettermi di esagerare». Ora, però, vuole andare avanti. Si è rimessa a studiare e sta provando a credere nuovamente in un’idea di famiglia.
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