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191 Episoden
11 Minuten
Maria Nanna ha 37 anni ed è originaria di Casamassima, in provincia di Bari. Il suo sogno è lavorare nell’ambito della Pianificazione del Territorio. Così si iscrive alla Facoltà di Agraria, a Bari. Prende la laurea Triennale, poi la Magistrale, fa un Erasmus, scrive una tesi in lingua inglese, da cui nascono due pubblicazioni, ma all’università non c’è posto per lei, né per un dottorato né per un assegno di ricerca. Per oltre un anno, prova a entrare in un mercato del lavoro che sembra respingerla. Vive a casa dei genitori, dà ripetizioni, tira la cinghia sulle spese, e intanto manda curriculum e si iscrive a tutte le agenzie interinali. Maria è spinta dalla sua cultura e dalla narrazione dominante a cercare in sé l’origine del problema e a non riconoscere di essere finita dentro un meccanismo che tocca la sua intera generazione. A 28 anni, un’opportunità le si para davanti sotto forma di banner pubblicitario che comunica la mancanza di insegnanti al Nord: si ricercano supplenti anche fuori dalle graduatorie. Decide di provare e viene subito chiamata. Si sposta da Bari a Cuneo, per 500 euro al mese, che finiscono tutti in spese fisse. Per cinque anni vive a Cuneo e diventa una dei tanti docenti del Sud che vanno a coprire le cattedre del Nord. Nel 2021, viene pubblicato il concorso, che Maria vince. E dopo un anno chiede il trasferimento in Puglia. Oggi è tornata a vivere nella sua terra, guadagna 1500 euro al mese e dentro questa vita iniziata per caso, diversa da quella che aveva progettato per sé, ha imparato a misurare la felicità a gradi di opportunità che i soldi le permettono di avere.
14 Minuten
Giorgia Ortu La Barbera ha 54 anni, vive a Latina ed è una psicologa che si occupa di consulenze nell’area delle risorse umane. I suoi genitori, sposatisi giovanissimi, la espongono fin dall’infanzia a due modelli di vita diversi: quello paterno, caratterizzato da una forte instabilità e quello materno, sinonimo di grande linearità. Data la presenza altalenante del padre, la gestione economica e organizzativa della famiglia è a carico della madre, che educa le tre figlie al contenimento delle spese. In quegli anni di privazioni, Giorgia ha la fantasia che, una volta adulta, sarebbe stata ricca. Ricchezza, per lei, è potersi concedere il superfluo. Quando entra nel mondo del lavoro, lo fa dalla porta dei contratti co.co.co. All’età di 33 anni, però, quando diventa madre, con una laurea e due master, rischia di uscire dal mercato del lavoro. A quel punto, con una figlia di nemmeno un anno, decide di aprire la Partita Iva: è brava, trova clienti e inizia a fatturare. Diventa ricca, cioè raggiunge la condizione a cui ambiva, quella di potersi concedere il beneficio del superfluo. Eppure, per anni, prova senso di colpa per quelle spese, perché fatica a gestire la partita Iva, con le sue scadenze, i suoi pagamenti. Inizia così un percorso di educazione finanziaria e capisce che, gestendo meglio il denaro, non solo può concedersi il superfluo che la fa felice, ma può anche guadagnarsi un pensiero sereno sul futuro.
15 Minuten
Francesca ha 33 anni, è originaria di Ravenna, e vive a Tallin, in Estonia. Figlia di una bancaria, che ha sempre parlato di soldi in casa, Francesca cresce con un’ottima educazione finanziaria. Ma con il mandato di rifugiarsi in un posto fisso, meglio se statale. E così, pur sognando il Liceo Classico, studia Ragioneria. E pur volendo iscriversi a Lettere, frequenta Economia e Commercio. Verso la fine dell’Università, inizia a sentire i primi segnali di uno scollamento tra ciò che fa e ciò che desidera fare. Ma ancora una volta non ascolta quei segnali: cerca un posto fisso e lo trova prima in un Consorzio Agrario, poi in un’agenzia di viaggi, dove fa la contabile. Quando conosce il suo attuale compagno, un musicista, all’epoca squattrinato, che però vive della sua passione, osserva per la prima volta un modo alternativo di disegnare l’esistenza, che lei non aveva mai legittimato per sé. Così, prima si autorizza a fare un corso di scrittura creativa e poi si dimette per provare a lavorare nell’editoria. L’ingresso nel mondo del lavoro dei suoi sogni, però, non è come se lo aspettava. Manda curriculum su curriculum ma con poca fortuna, iniziando a dubitare delle sue scelte. L’idea di divorare tutti i suoi risparmi le dà fastidio, così trova un lavoretto in una gastronomia. Intanto viene contattata da uno studio editoriale, e finalmente inizia a guadagnare con la sua passione. Il lavoro che ha scelto è per sua natura precario. Ma è proprio la competenza finanziaria acquisita fin da ragazzina, che le permette di gestire la Partita Iva e di navigare con sicurezza dentro l’instabilità della sua nuova vita.
16 Minuten
Stefania Auci è una delle poche scrittrici, in Italia, che potrebbe vivere del suo mestiere. I suoi romanzi, che attraverso le vicende della famiglia Florio raccontano due secoli di storia d'Italia, hanno venduto quasi due milioni di copie. Eppure Auci si tiene stretta il suo lavoro di insegnante. Perché «lo stipendio è sempre lo stipendio», dice. Ma anche perché «in Italia è difficilissimo vivere di cultura». Tanto più se sei una donna e tutti pensano che tu debba scrivere di sole, cuore e amore, piuttosto che di soldi. «Eppure la nostra vita, esattamente come quella di un uomo, è regolata dal peso e dal valore dei soldi». E così, l'aver cambiato "le regole" della scrittura femminile le ha fatto perdere la fiducia di affidarsi ad essa completamente.


Stefania Auci è la protagonista del terzo evento del tour Rituali di benessere finanziario, a Palermo. Ai nostri microfoni ha raccontato del costo che ha pagato per il fatto di essere donna, ma anche di come ha speso i primi soldi guadagnati con i suoi libri.


Rituali di benessere finanziario è un tour organizzato in collaborazione con Alleanza Assicurazioni e con il sostegno di Sardegna Ricerche.


19 Minuten
Luca Sartoni ha 43 anni e vive a Udine. Figlio unico di genitori dipendenti statali, che si erano emancipati da infanzie molto umili, vive una giovinezza senza preoccupazioni. Anche quando i suoi amici sperimentano i primi lavoretti estivi, i suoi lo spingono a godersi la vita. Lo stesso vale per gli studi: nessuna decisione è mai dettata da considerazioni economiche sul futuro. I soldi sono fuori dai suoi pensieri, al punto che quando inizia a fare i primi lavori, dimentica di accantonare per pagare le tasse, e i suoi genitori intervengono in suo aiuto. Luca è un appassionato di Internet e compie scelte più dettate da questo interesse che da una strategia volta all’indipendenza economica futura. Mentre vive ancora a casa dei suoi, apre uno dei primi blog e lavora gratis per una web tv in cambio dei pass a tutti gli eventi tech più importanti a livello nazionale e mondiale. Da questa serie di contatti, verso i 30 anni gli arriva una proposta di lavoro che da il via a una carriera rapidissima che lo porta a lavorare per una grande azienda americana con uno stipendio ben sopra la media dei suoi colleghi. Oggi rifugge la tentazione di attribuire un intento strategico alle scelte che lo hanno condotto fin lì e riconosce che tutti i colpi di fortuna avuti mettevano radici in una condizione di privilegio estremo: «Perché la fortuna richiede una piattaforma di privilegio per poter avvenire». Quando inizia a guadagnare bene, memore delle piccole défaillance finanziarie dei suoi vent’anni, Luca si attiene a una rigorosa disciplina nella gestione del denaro, che lo tiene al riparo da spese finalizzate all’ostentazione del suo status. Ciò gli permette un ulteriore cambio di direzione della sua vita professionale, che lo porta ad abbandonare la sua carriera internazionale, per intraprenderne una da freelance.
16 Minuten
Francesca Padovan ha 32 anni e vive a Padova, dove lavora come UX-designer. Nasce a Favaro Veneto, padre operaio e mamma che fa le pulizie. Abitano in una grande casa assieme al nonno, dove man mano che qualcuno muore, viene spento il riscaldamento nella sua stanza. Muore prima il nonno, poi, quando Francesca ha 13 anni, a morire è sua madre. Se dovesse mancare anche il padre, Francesca sarebbe sola al mondo. Così inizia a vedere nello studio la sua unica fonte di sicurezza per il futuro. Viene ammessa al Politecnico di Milano, prima la Triennale poi la Magistrale. Suo padre continua a portarle volantini di offerte di lavoro che vede in giro. Non capisce perché continui a studiare. Nonostante ciò, riesce a pagarle l’affitto e le tasse. Quando finalmente Francesca termina gli studi e sta per firmare il suo primo contratto di lavoro, riceve una telefonata. Suo padre ha un cancro ed è terminale. Francesca chiude la sua vita a Milano e torna a Favaro. Nel giro di 20 giorni suo padre muore e le lascia in eredità 20mila euro più la grande casa gelida. Francesca non ha dubbi, vorrebbe venderla ma scopre che ci vogliono molti soldi per sanare alcune irregolarità catastali. Nonostante la grossa spesa e l’incertezza, Francesca decide di procedere e di spendere tutti i 20mila euro ereditati per metterla in regola. Quando finalmente riuscirà a venderla, non toccherà i soldi ottenuti per diversi anni. Fino al giorno in cui, grazie a una psicoterapeuta, capirà il bisogno di trovare un nuovo posto da chiamare casa. Compra così un piccolo appartamento a Padova, senza bisogno di fare il mutuo. E lì inizia la sua nuova vita.
19 Minuten
Yoko Yamada è una comica nippo-bresciana, come amano definirla i giornalisti, anche se di giapponese ha solo il padre. È nata e cresciuta a Brescia, e la prima volta in cui ha dovuto pensare ai soldi è stato quando è andata a vivere da sola, a Venezia, e si è accorta di quanto costassero le cose, ma anche di quanto fosse privilegiata a poter studiare senza dover lavorare, come invece succedeva ad alcune sue colleghe. In quegli anni da fuori sede, nasce la sua passione incontenibile per gli sconti, che la porta ad arrivare sul palco dei Rituali di Benessere finanziario con una pagina di un Gazzettino del 1999, quella delle offerte appunto. L’indipendenza economica arriva dopo la laurea, quando va a fare la commessa in un negozio lussuosissimo, dove i turisti cinesi spendono migliaia di euro. Lì capisce che vuole diventare ricca, perché da ricco «puoi essere triste dove vuoi tu, anche in un attico di New York». Ma che non venderebbe per nulla al mondo la sua libertà. Così, pur di lavorare solo 4 ore al giorno e coltivare nel resto del tempo la sua passione, la comicità, sceglie di restare ad abitare in una casa in condivisione con la muffa alle pareti. A un certo punto, va in psicoterapia per riuscire a lasciare il posto fisso e a fidarsi del suo talento. Oggi vive facendo spettacoli. Ha 10mila euro in banca, che le sembrano tanti e infatti invita a cena fuori la sua ragazza. La quale le ricorda puntualmente, però, che sono ancora pochi per raggiungere il suo obiettivo: comprare casa.
14 Minuten
Marianna Mascioletti nasce 40 anni fa all’Aquila. Una città che nel 2009 si sgretola in seguito a una violenta scossa di terremoto, ma che lei non ha mai sentito come sua. Dopo un’infanzia vissuta nell’incertezza finanziaria, dopo aver sperimentato lo sfratto e la convivenza con la nonna, nel 2002 Marianna lascia la sua città natale per frequentare l’università a Roma. In quegli anni, si barcamena tra diversi lavori, senza mai riuscire a raggiungere una vera libertà finanziaria. Quando abbandona l’Università e smette di essere dipendente dai suoi genitori, lo diventa dal compagno con cui va a vivere. Alla morte della madre, nel 2013, Marianna eredita la casa alla periferia dell’Aquila che nel frattempo lei era riuscita a comprarsi, ma su cui pesa un mutuo che Marianna non può permettersi. Decide di venderla e utilizza i soldi per vivere, senza fare alcun tipo di investimento. Intanto lascia il suo compagno, ma continua a guadagnare troppo poco per essere autonoma. Il fatto di essere pagata poco, le fa credere di non meritare una stabilità. E che quel migrare da una casa in affitto all’altra sia il suo destino. «Mi dicevo: “Vabbè, mi pagano spiccioli perché il mio lavoro non vale, non sposta niente”». Quando finalmente trova un lavoro stabile e pagato dignitosamente inizia a credere che un altro mondo sia possibile e a cercare una casa solo per sé. Con le poche risorse che ha, non riesce a trovarla nel mercato tradizionale. Proprio in quel momento conosce un’avvocata specializzata nel settore immobiliare delle aste. E scopre che Roma è la seconda città in Italia per ordine di grandezza nel mercato delle aste. Dopo aver individuato un appartamento che fa a caso suo, inizia la mission impossible per accaparrarsela. Adesso, quei 40 metri quadri nel quartiere Torpignattara, dove vive da circa un anno, sono il simbolo della sua indipendenza personale e finanziaria.
15 Minuten
Johann Rossi Mason è giornalista scientifica, autrice televisiva, saggista e imprenditrice. Durante la sua infanzia, passata tra il Trentino e la Liguria, vive un’esperienza di scarsità che la segnerà per sempre, trasformando la sua vita in un’instancabile ricerca della sicurezza economica. Arriva a Roma a 14 anni, dove trova subito il modo di avere qualche soldo in tasca: compra oggetti di valore, rivendendoli a un prezzo maggiorato. Una volta cresciuta, resta a vivere con sua madre e intanto fa diversi lavori. Con i soldi che guadagna aiuta in casa e si gode anche la vita, ma c’è un nodo irrisolto che ha dentro: la formazione. Decide così di iscriversi alla facoltà di Giornalismo a Urbino e una volta laureata inizia a lavorare subito con giornali e uffici stampa e a guadagnare molto bene. Si sposa e comincia comprare vestiti firmati, borse, orologi, oggetti di valore e orologi. Fino a che, con la separazione dal marito, si ritrova a dover vendere tutto per colmare alcune grosse lacune economiche, imparando così a lasciar andare le cose: «Mi sono resa conto che gli oggetti sono solo oggetti: sono belli, te li godi. Ma alla fine anche quando se ne vanno, tu resti sempre la stessa e non cambia niente». Quando finalmente riesce a sistemare tutte le questioni economiche aperte, inclusi i debiti che la madre le lascia alla sua morte, Johann decide di investire su stessa e si riscrive all’Università: «È stata la cosa migliore che potessi fare. Per altri 10 anni noi donne faremo ancora molta fatica e quindi la formazione e la competenza sono fondamentali. Non esistono scorciatoie per noi».
15 Minuten
Morgana Chittari ha 37 anni e abita in Sicilia. I suoi genitori si separano quando è molto piccola e lei cresce in una sorta di bipolarismo finanziario, associando la scarsità alla vita con sua madre e l’abbondanza alla vita con suo padre. Lo scoprirà solo da adulta, ma dietro l’instabilità economica di sua madre, oltre a un famiglia che non l’aveva mai ritenuta in grado di occuparsi di soldi, c’è anche una patologia, l’Adhd, disturbo da deficit di attenzione, che verrà diagnosticata a Morgana stessa: «La società non ti aiuta se sei neurodivergente. Io per tutta la vita ho visto mia madre tentare di incastrarsi nella vita familiare, sociale, lavorativa e non riuscirci. Come un pezzo del puzzle che non trova mai posto». Per uscire dalla condizione di precarietà economica, la madre di Morgana decide di trasferirsi con la figlia a Milano. Nel frattempo, Morgana inizia Giurisprudenza e fa molti lavori contemporaneamente, mossa dalla motivazione di vivere una vita diversa rispetto a quella di sua madre. Poco dopo aver iniziato gli studi però, ha il primo crollo, e inizia a soffrire di depressione. Eppure la psicoterapia, nella cultura da cui proviene la sua famiglia, rappresenta ancora un grosso tabù. Troverà il coraggio di farla solo dopo un ulteriore crollo, nel 2019, quando lascia il lavoro a Milano e torna in Sicilia. La psicoterapia la aiuta ad andare al fondo dei suoi problemi e le permette di rivoluzionare la sua gestione del denaro, dando finalmente il giusto valore alle sue capacità.
19 Minuten
Fin da quand'era studentessa all'Accademia di arte drammatica, Francesca Cavallo capisce che, a parità di talento, sul suo si sarebbe investito meno che su quello di un uomo. Così, oltre che artista, diviene imprenditrice, per occuparsi in prima persona della sostenibilità delle sue idee. Quando arriva in Silicon Valley, si scontra con ciò che tiene le donne lontane dal mondo delle startup: la mentalità predatoria, il mito del far succedere le cose a qualunque costo. Lo straordinario successo che ottiene con Favole della buonanotte per bambine ribelli, un bestseller che ha venduto 6 milioni di copie in oltre 50 Paesi del mondo, le offre l'opportunità di provare a cambiare il modo in cui si è sempre fatto impresa e di sperimentare un nuovo tipo di azienda. «Il successo economico mi ha permesso di non concentrarmi sullo sfondare un soffitto di cristallo. Ho cercato invece di costruire una casa nella quale non ci fossero soffitti da sfondare per nessuno», racconta. L'esperienza della ricchezza ha ripercussioni anche sul piano personale. «All'inizio mi sembrava di dover rappresentare il mio status». Così compra una villa a Los Angeles, diventando dirimpettaia di Bradley Cooper. Ma proprio in quel momento perde il lavoro. Potrebbe cercare un posto da Disney o Warner Bros per poter mantenere la casa, ma sceglie di non far decidere la sua vita a un oggetto immobile. Svende dunque la casa, perdendo molti soldi. «Tutti i soldi che ho perso, nella mia vita, sono stati il prezzo della mia libertà».





Questa conversazione è avvenuta durante l'evento Rituali di benessere finanziario, il 6 marzo 2024 a Milano. Un evento organizzato in collaborazione con Alleanza Assicurazioni.
14 Minuten
Un puzzle di storie che ci raccontano come si arriva alla violenza economica. Dal rifiuto di parlare di soldi alla perdita di autonomia nello spendere, passando per salari più bassi e esclusione dal lavoro una volta divenute madri.


A commentare le storie, la nostra psicoterapeuta Elena Carbone, che ci aiuta a capire come tenersi alla larga da questa subdola forma di violenza.





Cecilia arriva nello studio di Elena Carbone perché soffre di attacchi di panico da quando il padre è morto, 6 mesi fa. Attraverso la psicoterapia, riavvolge il nastro della sua vita e svela una dinamica di violenza economica in cui è incastrata da quando è nata la terza figlia e lei ha lasciato il lavoro.


Questo podcast è realizzato in collaborazione con Bright Sky, l'app di Fondazione Vodafone contro la violenza di genere.





Ecco il link per installarla: https://play.google.com/store/apps/details?id=com.vodafone.brightsky.it&hl=it&pli=1
12 Minuten
Fabiana Andreani ha 41 anni, vive a Milano e con il nickname di @fabianamanager parla di curriculum e opportunità lavorative su Instagram e Tik Tok. Figlia di due artigiani, Fabiana cresce in una cittadina di 5000 abitanti in provincia di Perugia e nel momento di scegliere l’università, si iscrive a una facoltà capace di portarla lontano dal suo piccolo mondo: comunicazione internazionale. Dopo un dottorato di ricerca a Napoli e numerosi viaggi di studio in Giappone, si trasferisce per amore a Milano, dove trova lavoro nel mondo editoriale. Ed è lì che, per la prima volta, si accorge di quanto sia importante essere pagata il giusto e vedere una correlazione tra il proprio impegno e la ricompensa economica. «L’aumento di stipendio era diventato qualcosa di basilare. Il fatto di portare dei risultati e non avere nulla in cambio non mi andava più bene». La consapevolezza del valore del suo lavoro diventa una piccola battaglia quotidiana. Che la porta a dimettersi e a diventare una libera professionista. Ma anche a scoprire il costo che ogni donna paga per il sol fatto di appartenere al suo genere. «Come donna non devo avere sbavature perché se no iniziano subito a dirti qualcosa di male e gli insulti cadono sempre sul lato fisico».
15 Minuten
Giacomo ha 42 anni e lavora in banca. Quando ha 7 anni la perdita di suo fratello in un incidente distrugge la sua famiglia. Viene lasciato solo e costretto a vivere in una famiglia in cui non c’è più vita. Crescendo impara a sopravvivere trovando nel risparmio l’unica via di uscita: non spende il denaro che guadagna e il controllo che riesce ad avere sui soldi lo portano a diventare sempre più oculato nelle spese tanto da esercitare una forte pressione finanziaria sulla sua famiglia. A partire dalla profonda ferita della trascuratezza provata da bambino, insieme a Elena Carbone, Giacomo impara a lasciarsi andare e a concedersi di desiderare qualcosa e di spendere per averlo.
13 Minuten
Aurora ha 36 anni, vive a Pesaro ed è un’artigiana della stampa. La terza generazione, nella sua famiglia, a portare avanti l’antico mestiere di serigrafa. Ma questa non è la favola di una bambina cresciuta nella bottega di famiglia, che la prende in mano e la fa rinascere. L’impresa di famiglia, per molto tempo, è una maledizione per Aurora. Quando è adolescente, nel 2000, gli affari vanno così male che per tappare i buchi della società i suoi sono costretti a vendere la grande casa in cui abitavano tutti. Aurora decide di allontanarsi dalle tensioni familiari, e già al liceo va a studiare a Urbino. È in quegli anni che si accorge di essere un po’ diversa dai suoi coetanei: fatica a dormire e soffre di allucinazioni e sonnambulismo. Anche fare l’università le risulta impossibile: prova a frequentare Beni culturali, Medicina e Farmacia. Ma niente. Così lascia l’università e si mantiene facendo un’infinità di lavoretti. Poi conosce quella che è la sua attuale moglie, molla tutto ciò che sta facendo e va a vivere con lei. Si trasferiscono a Bologna. Lì Aurora rispolvera le sue conoscenze nel campo della serigrafia e inizia a lavorare per l’alta moda. Nel momento in cui ha la sensazione di aver trovato una stabilità, la precarietà economica torna a bussare alla sua porta. Nel 2020 Aurora scopre di avere un grosso debito con lo stato di cui non era a conoscenza. Quando arriva il pignoramento, ha un crollo e viene ricoverata in ospedale con forti sintomi psichiatrici. I suoi la portano a Pesaro per starle vicini, e Aurora dopo essersi rimessa, torna a lavorare nella piccola impresa di famiglia. Il suo debito è ancora lì, ma quell’azienda che inizialmente ha rappresentato per lei una maledizione, si trasforma in salvezza.
Rame

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