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191 Episoden
15 Minuten
Marco Fogliata ha 33 anni e viene da Pumenengo, un piccolo centro di circa duemila abitanti in provincia di Bergamo. Da tre anni ha scelto di vivere su quattro ruote, trasformando un van nella sua casa e la sua passione per la fotografia in una professione che può fare in maniera itinerante. 


Mamma insegnante e papà commerciante, la sua è una famiglia economicamente solida. I soldi, nella narrazione familiare, sono la chiave che apre ogni possibilità di essere felici: «Il concetto di vita era questo: fai i soldi, e con i soldi potrai avere tutto quello che desideri — un buon lavoro, una famiglia, una casa. Ma, spoiler: io tutta questa felicità in casa non l’ho mai vista, nonostante ci fossero le disponibilità economiche».


Negli anni dell’adolescenza, Marco cambia spesso direzione. Si iscrive a ragioneria, poi prova con l’istituto per geometri. Percorsi iniziati ma mai conclusi. Lui vuole solo una cosa: indipendenza, e la vuole presto. Così, a 18 anni inizia a lavorare e non smette più. Prima come cameriere, poi in fabbrica, dove firma un contratto a tempo indeterminato e la promessa di una vita stabile. È in quel periodo che, insieme alla sua compagna, fa il grande passo e acquista casa. 


Ma è proprio mentre tutto sembra andare secondo i piani che Marco inizia a sentirsi stretto in quella vita. «Ero grato di avere una casa mia, una macchina, ma allo stesso tempo facevo un tipo di lavoro in cui, man mano che aumentava la retribuzione, cresceva anche lo sconforto. Col passare degli anni ho iniziato a chiedermi: “Ma io sono felice facendo questa cosa per 8-10 ore al giorno?”».


Nel frattempo, quasi per caso, durante un viaggio alle Hawaii, Marco scopre la fotografia e ci si appassiona subito. Riesce a costruirsi un buon giro di clienti e inizia a maturare un’idea che fino a poco prima sembrava impensabile: lasciare il posto fisso per dedicarsi completamente alla fotografia freelance. 


Ma non è solo una questione di lavoro: il desiderio di allontanarsi dalla realtà del piccolo paese si fa sempre più forte. Così, insieme alla compagna acquista un van e pianifica di trasferirsi in Spagna. Ma siamo nel 2020, e la pandemia stravolge ogni piano. Il progetto si blocca ancora prima di cominciare. E anche la loro relazione arriva a un bivio: decidono di separarsi e insieme scelgono che sarà lei a tenere la casa. 


Da allora, Marco vive nel suo van, sempre in movimento. Lavora come fotografo freelance e costruisce la sua quotidianità in sintonia con la natura. Nel suo stile di vita oggi non ci sono rinunce. Ma un semplice adattarsi ai bisogni attuali. «Ho imparato ad avere un tenore di vita basso. Al momento non ho famiglia e non sento vincoli. Quando ci sarà, ci saranno sicuramente spese in più da sostenere, e io mi muoverò in base a queste».


20 Minuten
Cresciuta in una casa dove il denaro era invisibile ma sempre presente, simbolo d’amore e di pressione, Francesca Crescentini – oggi nota online come Tegamini – racconta un’infanzia segnata da una dinamica affettiva precisa: «C’era una grande attitudine, soprattutto dal lato materno, ad associare molto il quanto investo in te al quanto ti voglio bene». E la pressione non mancava: «Sicuramente su di me sono stati fatti degli investimenti ingenti, ma il ritorno doveva essere molto, molto consistente».


Da lì, il passo verso la sindrome da “grazie per lo stage non pagato” è stato breve: «Io sono una terrificante millennial, ora alla sua terza grande crisi economica. Abbiamo quell'idea che ti devo ringraziare moltissimo se mi dai l’opportunità di fare uno stage non pagato in un’altra città».


Dall’editoria («il settore povero per antonomasia») alla comunicazione digitale, passando per traduzioni serali e letture di manoscritti a 25 euro lordi, Francesca racconta una carriera costruita a strati. Fino alla decisione, dopo la nascita del primo figlio, di mettersi in proprio: «Ho fatto due conti. Prendendo quello stipendio lì, mi sono resa conto che potevo provare a stare in piedi con le mie gambe. Quindi ho aperto la partita IVA».


Oggi è freelance e ha un rapporto con il denaro decisamente più consapevole: «Ho una gestione molto oculata anche delle minuzie. Mi faccio le mie fatture, mando i miei solleciti. Ho la capacità di decifrare quello che mi succede finanziariamente».


Tra piccole vendette simboliche («Adesso mi compro un LEGO caro, grosso, per me») e desideri eretici («Gli aiuti domestici. Mia madre non l’avrebbe mai approvato»), Francesca rivendica la libertà di decidere cosa vale la pena fare coi propri soldi. Anche se, ammette, «mi piacerebbe capire la mia commercialista, ma quella è un’altra disciplina».
15 Minuten
Irene Vercellino ha 35 anni ed è una scienziata che vive in Germania, dove è group leader di un importante istituto di ricerca, e una Junior Professor affiliata all’Università di Dusseldorf. Nata a Biella, la sua famiglia ha sempre considerato l’istruzione come una priorità: «Il denaro per noi è sempre stato un mezzo per coprire da una parte le necessità e dall’altra per investire nell’istruzione». 


E infatti, sia lei che i suoi due fratelli intraprendono percorsi accademici, frequentando Università e Master. Irene, in particolare, dopo il Liceo Scientifico, si trasferisce a Torino per studiare Biologia. Dopo uno stage a Siena si trasferisce in Svizzera per un dottorato, dove passa quattro anni. E successivamente, in Austria, per un post-dottorato. A Vienna Irene ci resta per altri quattro anni e mezzo. Al termine di questo periodo le si presenta un bivio: da una parte un grant di un milione di euro che ha vinto allo Human Technopole di Milano per aprire il suo laboratorio in Italia, e dall’altra, una posizione di group leader in Germania. «E visto che la situazione dei fondi per la ricerca in Germania era migliore, ho pensato che a lungo termine sarebbe stato meglio rimanere qui. È stato in quel momento che ho preso la decisione, abbastanza definitiva, di non tornare».


Intanto, durante i mesi sospesi del Covid, Irene incontra in Austria l’uomo che diventerà suo marito, che decide di seguirla in Germania, dove però, non riesce a trovare lavoro. Così, fanno un nuovo progetto di vita: avere un bambino. «Per la maggior parte della mia vita ho pensato che non avrei mai avuto figli, e solo il fatto di avere un compagno che si sarebbe occupato del bambino mi ha permesso di decidere diversamente e considerare l'opzione». E così, Irene continua a lavorare, fermandosi solo per le otto settimane di maternità obbligatorie previste dalla legge tedesca.


In questa insolita dinamica di relazione, la gestione delle spese non è affidata al caso, come spesso avviene quando i ruoli sono invertiti. Irene si occupa di tutti i costi fissi, come affitto, bollette e utenze. E versa ogni mese 600 euro sul conto di suo marito. Per le spese quotidiane ma anche per i suoi bisogni. E conscia del potere economico che il suo ruolo le conferisce all’interno della coppia, Irene coinvolge attivamente il marito in ogni decisione finanziaria, condividendo ogni scelta per mantenere un equilibrio e una piena trasparenza nella gestione del denaro.
12 Minuten
Giornalista specializzata nel divulgare la narrazione che ogni numero o statistica nasconde, Donata Columbro applica la sua passione per il dato anche alla gestione finanziaria della sua vita.


È cresciuta a Torino, in una famiglia che le ha trasmesso sia la disciplina nella gestione delle finanze sia la libertà di poter scegliere il percorso che le assomigliasse di più. Fin da ragazza sapeva che scrivere, la sua passione, difficilmente le avrebbe garantito un reddito stabile. Così ha diversificato le sue attività.


Dopo un’esperienza imprenditoriale, Donata sceglie la strada della libera professione, affiancando al giornalismo attività di insegnamento e divulgazione. «Ho una tabella Excel: “Previsioni fatturato Donata”, dove segno le entrate sicure e le proiezioni future, proprio come se fossi un'azienda». 


Per lei, i fogli Excel non sono solo strumenti di calcolo, ma di consapevolezza: analizzando i numeri, può verificare la sostenibilità del suo lavoro e riorientare le sue scelte in base ai desideri, come dare più spazio alla scrittura rispetto all’insegnamento. Uno sguardo razionale che però non esclude la parte emotiva: «Si può sempre lavorare di più, ma a che prezzo?».


L’analisi dei dati guida anche le sue decisioni familiari: dalla scelta della casa alle vacanze, ogni spesa viene valutata in base a parametri oggettivi. «Essendo due partite Iva, io e mio marito dobbiamo sempre tenere in considerazione i numeri nella nostra gestione finanziaria. A volte sono io a dirgli: “Guarda che questa cosa ce la possiamo permettere”. Essere un’analista dei dati è un superpotere», dice.


E nel gioco di equilibri tra lavoro e famiglia, emerge anche una verità che Donata racconta senza esitazioni. «Chi guadagna di più tra me e mio marito? Io». Ma aggiunge subito un’osservazione più ampia: «Anche quando le donne guadagnano di più o ricoprono ruoli manageriali, sono spesso quelle che portano il carico mentale maggiore». Le dinamiche quotidiane lo confermano. «Le insegnanti, le tate… scrivono a me, anche se sono lontana. È un fatto culturale: la coppia può anche funzionare, ma è la cultura intorno che deve cambiare per sostenerla davvero».
11 Minuten
Mollare tutto e mettersi in proprio. Alzi la mano chi negli ultimi anni non ci ha pensato almeno una volta. Unioncamere registra che nel 2024 sono nate quasi 323 mila nuove imprese, segno di un forte desiderio di autonomia professionale. 


Tuttavia, si tratta di una transizione che porta con sé una serie di sfide: c’è la fattibilità dell’idea da valutare, la sostenibilità economica e finanziaria da calcolare, le spese iniziali e le tasse da mettere in conto. E servono tenacia e ambizione per dare vita a un’impresa che richiede molti sforzi, senza offrire la sicurezza di un’entrata stabile.


Non solo: oltre ai costi di gestione di una nuova attività, è fondamentale valutare anche ciò a cui si rinuncia lasciando il posto fisso. Ferie pagate, tredicesima, trattamento di fine rapporto (TFR) e copertura per malattia sono tutti benefici che garantiscono una certa stabilità economica e che, nel lavoro autonomo, devono essere compensati con una pianificazione attenta. 


Francesca, arrivata all’età di 42 anni, ha deciso di lasciar uscire il sogno dal suo cassetto. E adesso si trova davanti a una serie di domande a cui dare risposta. E ad aiutarla, in questa puntata, c'è Rosa Cataldo, consulente di Alleanza Assicurazioni.
12 Minuten
Risparmiare sì, ma senza rinunce impossibili né sensi di colpa. Marilisa ha sempre avuto un rapporto rigido con il denaro: cresciuta con l’idea che ogni spesa dovesse essere strettamente necessaria, per anni ha vissuto con il minimo indispensabile, anche quando il suo stipendio le avrebbe permesso di concedersi qualcosa in più. Fino a quando non ha capito che quel controllo assoluto stava minando proprio l’obiettivo che si era prefissata: la serenità finanziaria.


In questa puntata, vediamo come ha trasformato il suo approccio al risparmio, rendendolo più sostenibile ed equilibrato, grazie a strumenti semplici come il kakebo, file Excel condivisi col marito e un nuovo modo di vedere il budget: non come una gabbia, ma come una bussola.


Con l’aiuto di Margherita Cecchi, consulente di ⁠Alleanza Assicurazioni⁠, scopriamo i passaggi fondamentali per costruire un piano di risparmio efficace e – soprattutto – vivibile, che non ci faccia sentire in punizione ogni volta che prendiamo un caffè al bar.
13 Minuten
L’adulazione finanziaria è un meccanismo psicologico che porta a mettere le esigenze economiche degli altri prima delle proprie. Non si tratta semplicemente di generosità, ma di una tendenza a prendere decisioni finanziarie a favore degli altri, spesso a discapito del proprio benessere.


Francesca Franceschi, 37 anni, è una giornalista di Pisa. Fin da piccola, impara che «le cose si conquistano con sacrificio e che niente è dovuto». Questa esasperazione del sacrificio scatena in lei una reazione particolare quando riceve i suoi primi soldi. «Appena mi arrivavano mance dai parenti, il mio primo pensiero era: “Poverino, se ne sta privando per darli a me, io avrei potuto farne a meno”».


A scuola, Francesca sviluppa una passione per la scrittura e sogna di diventare giornalista. Dopo la laurea in Giurisprudenza e un Master in Giornalismo radio-televisivo, torna in Toscana e lavora per cinque anni come redattrice con contratto a termine per La Nazione. «Mi spostavo tra La Spezia, Massa, Lucca e Viareggio, ovunque ci fosse bisogno di una sostituzione. Quello è stato il periodo in cui ho davvero imparato il mestiere».


Francesca impara, ma paga il suo sogno a un prezzo molto alto dal punto di vista personale ed economico. «Entravo alle 10 e uscivo alle 22:30, lavorando dal martedì alla domenica per uno stipendio di 1.450 euro al mese. Quando hai 27 anni, ti rendi conto che ti stai perdendo molte cose». A salvarla, paradossalmente, è il declino della carta stampata. Il giornale in cui lavora dichiara 11 esuberi.


Francesca esce e apre la Partita Iva


In questa nuova dimensione, fatica a darsi un giusto compenso. «Quando arriva il momento di fare il preventivo è crisi pura. Mi chiedo: "E se chiedo troppo e questa persona poi non mi chiama più? O se sembro presuntuosa e quindi sto peccando di eccessiva vanità?" Quello che è certo è che spesso metto me stessa in secondo piano per far sentire più confortevoli gli altri».


Francesca individua in questo comportamento un copione che ha visto agire in famiglia. «Il modus operandi che mia mamma ha sempre seguito e che ha ereditato da mia nonna è prendersi cura degli altri».


Nel suo percorso di consapevolezza, Francesca sta cercando di disinnescare questi meccanismi, imparando a valorizzare il suo lavoro, e anche ilo tempo che sceglie di non dedicare a esso. Prendendosi cura di sé senza sacrificarsi continuamente per gli altri.
12 Minuten
Soldi e famiglia: un legame potente, ma potenzialmente esplosivo senza la giusta consapevolezza. La relazione con il denaro che ciascuno di noi ha, infatti, è profondamente influenzata dall’esempio dei genitori, dei nonni. Il modo in cui hanno gestito le risorse economiche, il modo in cui ne hanno parlato e come hanno vissuto il benessere o le difficoltà lascia un’impronta duratura, modellando il nostro rapporto con il denaro. Ed è un ciclo che si ripete di generazione in generazione.


Spesso tendiamo a proteggere i nostri figli, tenendoli al riparo da certi argomenti: Ma uno studio del Museo del Risparmio dimostra che i ragazzi sono molto meno ansiosi nei riguardi dei soldi, rispetto ai loro genitori. Il 53% di loro dichiara di non provare ansia quando pensa al denaro. Solo il 22,5% degli adulti può dire lo stesso.


Caterina, oggi, si sente come se stesse affrontando un mare in tempesta senza una bussola, priva di quei riferimenti che le avrebbero permesso di gestire con maggiore sicurezza e serenità le sue scelte di vita. Così, abbiamo cercato di fare un passo indietro per capire quando e come affrontare questo argomento con i propri figli. A spiegarcelo, c'è Federica Ruvioli, consulente di Alleanza Assicurazioni nell’Agenzia di Trieste.


«La condivisione serve a farli familiarizzare con l’argomento e a introdurre il concetto che il denaro ha uno scopo ed è importante usarlo bene. Non è necessario programmare appuntamenti fissi per “parlare di soldi” o fare educazione finanziaria. Così come accade per gli altri aspetti della vita, è il quotidiano a offrire occasioni per introdurre l’argomento».
16 Minuten
«Nella mia storia non è stato tanto guadagnare il denaro, quanto gestirlo. E nessuno ci insegna a farlo». In questo episodio, Paola Maugeri si racconta senza filtri, ripercorrendo il suo rapporto con il denaro come specchio del valore personale, delle scelte quotidiane e della libertà.


Nata a Catania negli anni ’80, Paola cresce con l’idea che il denaro vada nascosto, per evitare di suscitare invidia. Questo la porta ad associare i soldi a un senso di timore e disagio. Così, quando inizia a guadagnare, il suo primo istinto è quello di liberarsene: «Uno dei miei primi incarichi, mentre già lavoravo in televisione, mi fruttò un assegno considerevole. Quando lo vidi, rimasi senza parole. Ricordo di aver pensato: "Ma io mi sono divertita a fare questo lavoro, e mi stanno pagando così tanto?". Presi l’assegno e lo infilai in tasca. Poco dopo, uscendo, vidi una persona che chiedeva l’elemosina. Senza pensarci troppo, tirai fuori l’assegno e glielo offrii. Se il mio agente non mi avesse fermato in tempo lo avrei lasciato andare. Credo che questo senso di non meritare il denaro sia molto femminile».


Il racconto del suo celebre “anno a impatto zero” diventa il cuore pulsante di un manifesto esistenziale: vivere con intenzione. «Abbiamo vissuto un anno senza frigorifero, senza riscaldamento. Tutti dicevano: è una vita di rinunce. No, è una vita di scelte. In quell'anno ho capito quante cose accumuliamo nelle nostre case senza realmente averne bisogno e con quante riempiamo il nostro cuore senza che ci portino un autentico valore».


Il trasferimento in Svezia segna per Paola l’inizio di un nuovo rapporto con il denaro, basato sulla consapevolezza e la trasparenza. «Quando mio figlio ha compiuto 18 anni, ha ricevuto un libretto che gli spiegava come affrontare la vita adulta, dalle questioni pratiche, come pagare le tasse, fino alla gestione del denaro». Ma ciò che più la colpisce è la fiducia su cui si fonda la società svedese. Il sistema fiscale, ad esempio, permette ai cittadini di depositare denaro presso l’agenzia delle entrate, ottenendo interessi vantaggiosi e rimborsi tempestivi. Un modello opposto a quello italiano, che Paola trova vessatorio, soprattutto per chi lavora come libero professionista. «In Svezia, tutto è open source, persino i redditi del re. Questo approccio mi ha aiutata a gestire meglio il mio denaro».
10 Minuten
Giorgia cresce in una famiglia in cui l’indipendenza economica è un valore trasmesso fin da piccola, soprattutto grazie all’esempio della madre. A 18 anni inizia a lavorare in bar e ristoranti per non dover più chiedere soldi ai genitori, imparando presto a risparmiare parte del suo stipendio. Oggi, con 22 anni e una vita universitaria a Milano, mette da parte ogni mese una somma per la macchina nuova, le vacanze, la festa di laurea… e 50 euro finiscono in un fondo pensione aperto con l’aiuto del padre. Ma ha tanti dubbi: sarà utile davvero? Quanto potrà ricevere e quando?


Risponde Silvia Bardotti, consulente di Alleanza Assicurazioni di Modena Centro: «Il fondo pensione è uno strumento accessibile a tutti e più si inizia presto, maggiori saranno i benefici, grazie all’interesse composto. Inoltre, garantisce importanti vantaggi fiscali e una gestione flessibile in caso di necessità».
16 Minuten
Adele abita in provincia di Bologna, ha 57 anni, e si occupa di formazione e coaching per le aziende. Della sua infanzia, ricorda la ricchezza. Sua madre era casalinga mentre il padre aveva un’impresa di metalmeccanica in società con suo zio, i cui fatturati regalano ad Adele un’infanzia dorata. Quando Adele ha 9 anni, però, mentre l’azienda è all’apice del successo il padre decide di vendere le sue quote, e sprofonda in uno stato di depressione.


I proventi della vendita delle quote dell’azienda, intanto, circa 100 milioni, suo padre e sua madre se li dividono a metà. La madre, decide di conservarli e di provare a farli fruttare. Il padre, invece, continua a investire denaro nelle sue idee, ma senza successo. Nessuno di questi progetti decolla, lasciando la famiglia senza reali possibilità di rilancio.


Per evadere da quella situazione sempre più opprimente, al momento  dell’università Adele, pur rimanendo a studiare in città, lascia la casa in cui è cresciuta. Si mantiene da sola, facendo contemporaneamente la babysitter, la cameriera e l’insegnante di pallavolo. Impiega dieci anni a terminare l’università. Alla vigilia della laurea, diventa direttrice di un’associazione di categoria di imprenditori e fa il mutuo per una casa. Cinque anni dopo, decide di lasciare il posto fisso per mettersi in proprio. 


Adele apre così la partita Iva e i primi due anni raccoglie fatturati pazzeschi. Ma è proprio questo che genera le prime difficoltà. «Se, dopo il primo o il secondo anno, il tuo fatturato supera il limite di un'agevolazione prevista per l'avvio di un'attività da libero professionista, perdi quell'agevolazione. E io l'ho persa subito. Quindi, fin dall'inizio, mi sono trovata ad affrontare alcune difficoltà».


Adele inizia così ad accumulare cartelle esattoriali. Complice una scarsa alfabetizzazione finanziaria e una fiducia quasi cieca nella sua commercialista, non riesce a intervenire subito per contenere il problema. Quando finalmente viene approvata la legge anti suicidi, Adele, il cui debito supera i 100mila euro, intraprende il percorso per impostare la procedura. Che si rivela particolarmente doloroso a causa dello stigma che marchia coloro che si sono indebitati. «È stata un'esperienza devastante. L'atteggiamento delle avvocate che mi hanno seguito, soprattutto di una delle due, era udel tipo "è capitato a te, a noi non poteva capitare". Mentre io avevo una visione più ampia delle concause che mi avevano portato in questa situazione difficile, per loro la causa era che io non sono stata in grado, che io non sono stata capace».


Nonostante tutta questa fatica psicologica, Adele riesce ad accedere alla liquidazione controllata. E finalmente incontra qualcuno in grado di non farla sentire sbagliata. «Sono molto fortunata, ho trovato un ottimo liquidatore, una persona finalmente capace, competente, comprensiva, con la quale ho un dialogo aperto, che si pone come se potesse capitare anche a lui. E questo è davvero fondamentale».
12 Minuten
Elisa cresce in una famiglia che sa gestire i soldi, e fa investimenti grazie alle scelte oculate di sua madre. Quando cresce si accorge, però, che con il suo stipendio riesce a malapena ad affrontare le spese. E anche quando si sposa, i risparmi non sono mai tanti. Eppure vorrebbe investire per i suoi figli.


Come fare?


Risponde Irene Florida, consulente di Alleanza Assicurazioni di Modica: «Il tempo è un ottimo alleato degli investimenti. Le somme che versiamo crescono negli anni in maniera esponenziale. Iniziare a mettere da parte per i nostri figli quando sono molto piccoli, li farà ritrovare con un gruzzoletto interessante da grandi».
16 Minuten
Questa non è una puntata come le altre. È la nostra puntata numero 100 e abbiamo pensato che forse valeva la pena fare una pausa. E provare a raccontare cosa abbiamo scoperto in questi tre anni di conversazioni intime sui soldi. Chi ci segue lo sa. Rame non racconta storie modello né prova a lasciar trasparire una qualsivoglia morale dai suoi racconti. Però c’è un filo rosso che lega molte delle puntate del nostro podcast. E cioè la trasformazione. Quasi sempre c’è un prima e un dopo nella relazione con i soldi e quello che vogliamo provare a raccontare oggi è la leva che fa scattare il cambiamento, l’interruttore che a un certo punto accende un faro nuovo sui soldi, investendoli di un senso diverso. Questa puntata, dunque, è un puzzle di interruttori accesi, un repertorio di illuminazioni, da cui lasciarsi ispirare se si è in cerca di cambiamento. 


Per Valentina, quel cambiamento è arrivato naturalmente, assieme alla maternità: «La maternità è stata un detonatore per darmi spazio. Paradossalmente, quanto più diminuiva il tempo, tanto più aumentava il valore che io davo a me stessa». Per Morgana, c'è voluta la psicoterapia: «Il primo passaggio è stato ricostruire questa autostima assegnando un valore economico al mio tempo, alla mia competenza e alle mie capacità». Per Rachele, che fin da piccola sognava di fare la make up artist dei vip, la svolta arriva quando inizia a lavorare la terra: «Ho raccolto mele per quattro mesi ed è stata un’esperienza che mi ha cambiato la vita perché io adesso so di poter fare qualsiasi cosa». Per Clara, che si era sempre detta che non contava quanto la pagassero, ma solo l’impatto del suo lavoro, il cambiamento arriva quando per sette mesi non riceve lo stipendio dalla Ong per cui lavora. Per Antonello, che comprava tantissimi vestiti, la svolta nella relazione con i soldi avviene quando si innamora della sua attuale moglie, che aveva uno stile di vita minimalista. Per Michele, che con due stipendi in casa non tracciava mai le spese, tutto cambia quando perde il lavoro: «E facendolo, addirittura ci siamo permessi dei lussi che prima non credevamo di poterci permettere, ma che una volta che hai i numeri sotto mano ti rendi conto che hai la capacità per farlo».


Come sempre, neanche oggi parliamo di grandi rivoluzioni o di indomiti atti di coraggio. Ma di piccoli gesti dall’immenso potere trasformativo. Da tre anni raccontiamo le vite degli altri attraverso il filtro del loro conto in banca. Perché parlare di soldi non è solo una questione personale, ma qualcosa che incide sul tessuto sociale e, in ultima analisi, sul mondo che ci circonda. Rame nasce proprio per questo: per aprire una conversazione necessaria che per troppo tempo è stata tabù.
11 Minuten
Al rientro dalla maternità, Sara ha chiesto all’azienda di passare al part-time. Si è ritrovata a percepire uno stipendio più basso, ma a dare molto più valore al suo tempo. Se si mettesse in proprio forse guadagnerebbe di più, ma come gestire le finanze se sceglie di fare il salto?


A risponderle è Barbara Bellomo, consulente di Alleanza Assicurazioni Casale Monferrato. Che tra le altre cose, le da 3 consigli.


Accantonare subito una parte dei pagamenti dei clienti Quanto? Ci aiutano i commercialisti o i software di fatturazione, ma in generale, considera il 50%


Spostare fisicamente le somme su un altro conto corrente o salvadanaio virtuale.


Disegnare un calendario esatto dei pagamenti. Ci aiuterà a capire se è il caso di dilazionare un pagamento, rimandare un investimento o accedere al fondo di emergenza.


14 Minuten
Sonia Aggio ha 29 anni, lavora come bibliotecaria. E quel posto fisso, con uno stipendio basso ma inesorabile, è la condizione che permette alla sua creatività di librarsi. Sonia infatti è una scrittrice di romanzi storici: i due libri che ha pubblicato finora hanno collezionato segnalazioni dalle giurie di premi importanti come il Calvino e il Campiello Giovani. E questa è la storia di come ha costruito la sicurezza finanziaria dentro cui agisce la sua libertà.


Nata a Frassinelle Polesine, un paese rurale di 1300 persone in provincia di Rovigo, Sonia assorbe dalla sua famiglia l’insegnamento di finanza personale che sarà destinato a guidare la sua relazione con il denaro: «Risparmiare per avere una sicurezza quando arriva l’imprevisto». Ed è quello che lei fa fin da piccola, con le mance che riceve ai compleanni e alle feste. E che conserva meticolosamente nei cassetti fino a quando non apre il suo primo conto corrente durante gli anni di Ragioneria. Erano 3.000 euro.


Da adolescente, patisce la scarsa offerta di esperienze della provincia, ma grazie a Internet scopre i forum legati ai suoi libri preferiti e coltiva relazioni con persone di tutta Italia che hanno i suoi stessi interessi.


Dopo il liceo, Sonia decide di iscriversi alla Facoltà di Storia, mossa dall’amore per quella materia. E dopo la Triennale, sceglie di specializzarsi in Storia Bizantina, a Venezia. Finita l’Università, decide di fare il servizio Civile, durante il quale lavora in biblioteca a Treviso. Quell’esperienza fa sì che lei venga assunta da una cooperativa di Rovigo che gestisce alcune biblioteche proprio tra i paesi in cui è nata. Ed è così che, da tre anni e mezzo, Sonia fa la bibliotecaria per 1300 euro al mese. E i suoi risparmi li investe. Ha cominciato quando erano 16mila euro, adesso sono 35mila.


La sicurezza economica ha acceso il motore della sua creatività: «Proprio perché conosco me stessa, immagino che se la scrittura fosse una fonte di guadagno diretto, sarebbe un grande stress. Scriverei ogni parola con l’occhio fisso al rendiconto… anzi, probabilmente non scriverei più una parola».


In questo contesto, pur restando legata al posto fisso come garanzia di sicurezza, Sonia sta pian piano decostruendo l’idea che la stabilità economica venga prima di qualsiasi aspirazione personale: «Sto cercando di entrare in una forma ibrida, tra il freelance che può lavorare dove vuole, quando vuole, e il lavoro fisso e sicuro, che comunque continua ad avere il suo fascino».
Rame

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