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Ma perché? Archiv
1040 Episoden
11 Minuten
L’imprevedibilità di Donald Trump non è più solo una cifra politica, ma un fattore di instabilità che disorienta alleati, mercati ed elettori. Le promesse contraddittorie e i dazi hanno indebolito l’immagine internazionale degli Stati Uniti senza produrre il rilancio promesso. L’America appare oggi più divisa, meno attrattiva e in perdita di soft power, come dimostra anche il calo del turismo internazionale. Le critiche non arrivano più solo dai liberal, ma crescono anche nel campo repubblicano, costringendo Trump a ridimensionare alcune iniziative e a rilanciare nuove promesse. L’obiettivo è uno solo: vincere le elezioni di midterm, che Trump teme più di ogni altra cosa. Ma perché? Ne parlo con Mario Del Pero.
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9 Minuten
Dopo ogni manifestazione degenerata, la politica tende a riscrivere i fatti per trarne consenso, trasformando episodi complessi in narrazioni semplificate e utili alla propaganda. In Italia il tema della sicurezza esiste, ma è stato storicamente egemonizzato dalla destra, mentre la sinistra lo ha progressivamente rimosso dal proprio vocabolario politico. Ne deriva una sicurezza diseguale, garantita ai più forti e negata alle periferie e ai ceti fragili. Il dibattito pubblico, riacceso da fatti di cronaca gravi, si sviluppa oggi in modo emotivo e non strutturale. È in questo contesto che nasce il decreto sicurezza del governo Meloni, sollevando seri dubbi di metodo e di merito. Ma perché? Ne parlo con Federica Olivo.
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11 Minuten
Negli ultimi vent’anni l’Occidente ha spesso costruito la propria identità attraverso momenti di adesione emotiva collettiva, proclamando di volta in volta “siamo” qualcosa: Charlie Hebdo, George Floyd, Black Lives Matter. Anche con i curdi è accaduto lo stesso: nel 2014, durante l’assedio di Kobane, sono diventati improvvisamente un simbolo universale di resistenza all’ISIS. Un sostegno intenso ma in gran parte emotivo, più narrativo che politico, legato alla paura globale del terrorismo. Passata l’emergenza, l’attenzione è svanita e i curdi sono stati lasciati soli, senza scandalo né mobilitazione. Proprio ora che avrebbero più bisogno di memoria e solidarietà. Ma perché? Ne parlo con Edoardo Buffoni
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12 Minuten
La stretta monetaria della BCE ha funzionato: l’inflazione è tornata intorno al 2% e oggi il livello è considerato stabile. Per questo Christine Lagarde ha iniziato a tagliare i tassi, nel tentativo di rendere il credito più accessibile. Eppure, nonostante questi tagli, famiglie e imprese continuano a trovare difficoltà nell’ottenere prestiti. Accendere un mutuo sostenibile resterà complicato anche nel 2026. Ma perché? Ne parlo con Raffaele Ricciardi.
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9 Minuten
Un portafoglio a rischio medio include tipicamente una piccola quota di materie prime accanto ad azioni e obbligazioni. Questa componente, spesso considerata marginale, è quasi sempre presente, soprattutto sotto forma di oro. Nel 2025, però, proprio quel 10% in commodity ha inciso in modo sproporzionato sul rendimento complessivo. Il forte rialzo dei prezzi delle materie prime ha compensato e talvolta eguagliato il contributo dell’azionario. Tutto o quasi dipende dalle politiche di Donald Trump, compreso il crollo del valore del dollaro. Ma perché? Ne parlo con Claudio Paudice.
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8 Minuten
La partita aperta con l’operazione Midnight Hammer non si è chiusa con l’attacco ai siti nucleari iraniani. Trump e Netanyahu puntavano a destabilizzare il regime della Repubblica islamica, al potere dal 1979. La repressione recente, con decine di migliaia di vittime in pochi giorni, mostra la forza brutale dello Stato. Ma gli stessi numeri possono indicare il contrario: una reazione estrema come segnale di fragilità inedita. Secondo diversi analisti il regime iraniano non è mai stato così debole. Ma perché? Ne parlo con Maurizio Molinari.
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10 Minuten
Negli Stati Uniti, eventi gravi come l’uccisione di Alex Pretti a Minneapolis si intrecciano con un clima di forte rumore politico e mediatico che rende difficile distinguere fatti e propaganda.
Le reazioni iniziali dell’amministrazione Trump hanno puntato a colpevolizzare la vittima, basandosi su affermazioni non supportate da prove. Con il tempo, però, video e dichiarazioni ufficiali hanno smontato quella narrazione, mostrando una dinamica dei fatti diversa. Di fronte alle nuove evidenze, la Casa Bianca ha cambiato tono, prendendo le distanze dall’operazione e dai suoi protagonisti. Ma perché? Ne parlo con Mario Del Pero.
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Le reazioni iniziali dell’amministrazione Trump hanno puntato a colpevolizzare la vittima, basandosi su affermazioni non supportate da prove. Con il tempo, però, video e dichiarazioni ufficiali hanno smontato quella narrazione, mostrando una dinamica dei fatti diversa. Di fronte alle nuove evidenze, la Casa Bianca ha cambiato tono, prendendo le distanze dall’operazione e dai suoi protagonisti. Ma perché? Ne parlo con Mario Del Pero.
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10 Minuten
Secondo fonti dell’opposizione, la repressione delle proteste in Iran avrebbe causato in pochi giorni un numero impressionante di vittime, riportando il Paese sull’orlo di una crisi profonda.
Eppure, nonostante rivolte ricorrenti e pressioni interne, il regime degli ayatollah ha sempre dimostrato una notevole capacità di resistenza. Nemmeno lo scontro militare con Israele e l’intervento diretto degli Stati Uniti contro i siti nucleari iraniani hanno prodotto il collasso annunciato. Ora una nuova minaccia arriva da Washington, con l’ipotesi di un ulteriore attacco americano contro Teheran. Ma perché? Ne parlo con Nadia Boffa.
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Eppure, nonostante rivolte ricorrenti e pressioni interne, il regime degli ayatollah ha sempre dimostrato una notevole capacità di resistenza. Nemmeno lo scontro militare con Israele e l’intervento diretto degli Stati Uniti contro i siti nucleari iraniani hanno prodotto il collasso annunciato. Ora una nuova minaccia arriva da Washington, con l’ipotesi di un ulteriore attacco americano contro Teheran. Ma perché? Ne parlo con Nadia Boffa.
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11 Minuten
Dopo l’uccisione di Alex Pretti durante un’operazione federale a Minneapolis, esponenti vicini a Trump hanno difeso immediatamente l’operato degli agenti, senza attendere accertamenti completi.
Le versioni ufficiali parlano di una minaccia imminente, ma i video mostrano Pretti disarmato e con solo un telefono in mano. Il caso si inserisce in un clima di crescente aggressività delle agenzie federali, incarnato anche da figure controverse come Gregory Bovino e da pratiche sempre più invasive. La morte di Pretti ha innescato proteste di massa e il presidente Trump, un po' a sorpresa, ha annunciato l’ipotesi di un ritiro dell’ICE e della Border Patrol dalla città. Ma perché? Ne parlo con La McMusa.
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Le versioni ufficiali parlano di una minaccia imminente, ma i video mostrano Pretti disarmato e con solo un telefono in mano. Il caso si inserisce in un clima di crescente aggressività delle agenzie federali, incarnato anche da figure controverse come Gregory Bovino e da pratiche sempre più invasive. La morte di Pretti ha innescato proteste di massa e il presidente Trump, un po' a sorpresa, ha annunciato l’ipotesi di un ritiro dell’ICE e della Border Patrol dalla città. Ma perché? Ne parlo con La McMusa.
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8 Minuten
Il GRU è il servizio di intelligence militare russo. A guidarlo è Igor Kostyukov, uomo di fiducia di Vladimir Putin e figura chiave della politica militare e strategica russa. Nonostante voci di epurazioni dopo l’invasione dell’Ucraina, Kostyukov è rimasto saldo al vertice dell’apparato. È stato lui a rappresentare la Russia nei nuovi colloqui diplomatici ad Abu Dhabi con Stati Uniti e Ucraina. Ancora una volta, però, questi incontri sembrano produrre risultati minimi, se non nulli. Ma perché? Ne parlo con Gianluca Pastori.
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10 Minuten
Il 12 novembre 2025 maggioranza e opposizione avevano raggiunto un accordo su un emendamento alla proposta di legge Boldrini per modificare l’art. 609-bis del codice penale in materia di violenza sessuale. La riforma mirava a introdurre esplicitamente il concetto di consenso, in linea con la Convenzione di Istanbul, superando un modello fondato solo su violenza, minaccia o abuso di autorità. L’intesa politica sembrava solida e condivisa anche dai principali leader dei due schieramenti. Tuttavia, nel nuovo testo presentato in Commissione Giustizia il riferimento al consenso è scomparso. Ma perché? Ne parlo con Federica Olivo.
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10 Minuten
Dopo settimane di dichiarazioni dure, Donald Trump ha improvvisamente cambiato tono.
Sulla Groenlandia, da terreno di scontro simbolico, il linguaggio si è fatto più prudente. Anche sui dazi, da minaccia costante, emergono segnali di maggiore cautela e apertura. In meno di 24 ore, da Davos, il presidente americano ha improvvisamente cambiato strategia. Ma perché? Ne parlo con Claudio Cerasa.
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Sulla Groenlandia, da terreno di scontro simbolico, il linguaggio si è fatto più prudente. Anche sui dazi, da minaccia costante, emergono segnali di maggiore cautela e apertura. In meno di 24 ore, da Davos, il presidente americano ha improvvisamente cambiato strategia. Ma perché? Ne parlo con Claudio Cerasa.
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10 Minuten
Donald Trump ha governato e governa ancora gli Stati Uniti rilanciando e legittimando alcune delle più estreme teorie del complotto diffuse online. Queste narrazioni descrivono il mondo come controllato da un’élite liberal responsabile di censure, manipolazioni e crimini immaginari. Per anni tali storie sono state liquidate come folklore grottesco o intrattenimento digitale. Il problema è che hanno finito per orientare decisioni politiche reali, fino allo smantellamento di USAID e dei suoi programmi umanitari globali. Ma perché? Ne parlo con Pietro Salvatori.
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9 Minuten
Un messaggio pubblicato da Donald Trump su Truth, rivolto al premier norvegese Jonas Gahr Støre, mostra un linguaggio e un’impostazione lontani da qualsiasi protocollo istituzionale. Colpiscono la forma improvvisata e, soprattutto, l’idea che il Premio Nobel per la Pace dipenda da decisioni di governo, cosa che non è. Per anni queste uscite sono state liquidate come semplici sparate elettorali. Oggi però rivelano una postura diversa, che mette in discussione equilibri e alleanze storiche. Per la prima volta da decenni, il rapporto tra Stati Uniti ed Europa appare fragile. Ma perché? Ne parlo con Simone Sabattini.
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12 Minuten
Il 2026 si apre con mosse geopolitiche che sembrano uscite da un film, ma che rivelano un Donald Trump più determinato che mai. Dopo il Venezuela, il presidente USA punta apertamente alla Groenlandia, sfidando la Danimarca e mettendo in allarme l’Europa. Tra tensioni diplomatiche, militari inviati sull’isola e la minaccia dei dazi, gli equilibri tra alleati storici vacillano. L’Europa si interroga se rispondere con fermezza o continuare a cercare un compromesso. Ma perché? Ne parlo con Mario Del Pero.
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