- Startseite
- Podcasts
- Ma perché? Podcast
- Archiv
Ma perché? Archiv
1040 Episoden
7 Minuten
La storia della plastica comincia nell’XIX° secolo, quando, tra il 1861 e il 1862, l’Inglese Alexander Parkes, sviluppando gli studi sul nitrato di cellulosa, isola e brevetta il primo materiale plastico semisintetico.
Ma il secolo della plastica è il ‘900. E nello specifico sono gli anni '60 a rendere i prodotti di plastica popolari. Come mette in evidenza lo scrittore-chimico Marco Malvaldi in un articolo pubblicato sul Corriere della Sera, la nostra civiltà così come la conosciamo oggi non sarebbe esistita senza la plastica. Noi oggi ci sforziamo di utilizzarla un po’ di meno, di fare la raccolta differenziata, ma ormai la plastica è letteralmente ovunque, perfino nel nostro organismo. Ma perché? Ne parlo con Virginia Tardella.
See omnystudio.com/listener for privacy information.
Ma il secolo della plastica è il ‘900. E nello specifico sono gli anni '60 a rendere i prodotti di plastica popolari. Come mette in evidenza lo scrittore-chimico Marco Malvaldi in un articolo pubblicato sul Corriere della Sera, la nostra civiltà così come la conosciamo oggi non sarebbe esistita senza la plastica. Noi oggi ci sforziamo di utilizzarla un po’ di meno, di fare la raccolta differenziata, ma ormai la plastica è letteralmente ovunque, perfino nel nostro organismo. Ma perché? Ne parlo con Virginia Tardella.
See omnystudio.com/listener for privacy information.
6 Minuten
“La legge determina le condizioni nelle quali si esercita la libertà garantita alle donne di ricorrere all’interruzione volontaria della gravidanza”. Questa è la frase inserita nella Costituzione francese all’art.34. Alla fine Macron ce l’ha fatta, la Francia ha scelto di essere il primo paese al mondo a inserire il diritto all’aborto nella Costituzione. Ma perché? Ne parlo con Chiara Piotto.
See omnystudio.com/listener for privacy information.
See omnystudio.com/listener for privacy information.
7 Minuten
È sempre affascinante scoprire cosa c’è dietro ad un servizio che sfruttiamo ogni giorno. Prendiamo internet ad esempio: il perché e il come funzioni è un mistero per la maggior parte di noi. Il che va bene: non serve che io mi intenda di telecomunicazioni per essere capace a utilizzare internet. Però rendersi conto che non è grazie ad una magia che ogni giorno io riesco a mettermi in contatto con un collega che sta dall’altra parte del mondo, è importante. E oggi lo è ancora di più, dato che il 90% delle connessioni del pianeta avvengono grazie ai cavi sottomarini, oggi minacciati da una guerra che l’opinione pubblica tende a sottovalutare, quella nel mar rosso. Ma perché? Ne parlo con Giuseppe Dentice.
See omnystudio.com/listener for privacy information.
See omnystudio.com/listener for privacy information.
8 Minuten
In questi giorni si sta molto parlando del cosiddetto "caso dossieraggio". Politici, persone del mondo dello spettacolo e sportivi spiati. O meglio, persone su cui si sarebbero raccolte informazioni al fine di crearne appunto un dossier. La magistratura accerterà se effettivamente è di dossieraggio che si tratta, ma intanto ci sono i primi nomi delle persone indagate e tra questi spuntano tre giornalisti, accusati di avere fatto il loro lavoro: pubblicare una notizia vera. Fare il giornalista di inchiesta è sempre più complicato, non per questo meno importante. Ma perché? Ne parlo con Sigfrido Ranucci.
See omnystudio.com/listener for privacy information.
See omnystudio.com/listener for privacy information.
7 Minuten
Olaf Scholz è il cancelliere tedesco. In questi anni lo abbiamo visto soprattutto alle prese con la guerra in Ucraina, in prima fila nel supportare Kiev contro l’invasione russa. Per adesso Scholz non ha brillato e i tedeschi se ne sono accorti e i sondaggi, infatti, lo danno in caduta libera da mesi. Lui cerca di recuperare come può, cercando di apparire come “uomo di pace”. Ecco è proprio questo il punto. A mettere in difficoltà il cancelliere tedesco è proprio ciò che sta accadendo in ucraina. Ma perché? Ne parlo con Gianluca Pastori.
See omnystudio.com/listener for privacy information.
See omnystudio.com/listener for privacy information.
7 Minuten
La scorsa settimana è successa una cosa normalissima. Alcuni studenti della facoltà di medicina dell’università Vita Salute San Raffaele non hanno superato un esame. Qual è la notizia? I candidati erano 408 e a superare il test sono stati in 10. Il prof. che ha segato quasi tutti è Roberto Burioni. Ma quindi? Beh è successo che una delle studentesse bocciate si è sfogata su TikTok dicendo: "Non credo che sia normale che un esame lo possano passare così poche persone, anche perché è un esame che tutti hanno studiato con così tanta foga. È importante parlarne perché non credo che sia giusto". Quello della studentessa potremmo definirlo quasi un reclamo. E a essere d'accordo con lei ci sono un sacco di persone. A pensarci bene, però, ad avere ragione è Roberto Burioni. Ma perché? Ne parlo con Roberta Villa.
See omnystudio.com/listener for privacy information.
See omnystudio.com/listener for privacy information.
8 Minuten
In questi giorni in cui si è parlato molto del trattamento riservato ai tanti minorenni che hanno manifestato pacificamente a Pisa e a Firenze ci si è dimenticati di ricordare degli altri minorenni, quelli in carcere. Le due cose non sono legate o forse un po’ sì. Entrambe ci raccontano del modo in cui intendiamo avere a che fare nel nostro paese con chi ha meno di 18 anni. E allora veniamo al dunque. L’associazione Antigone, che si occupa della tutela dei diritti delle persone che si trovano detenute, ha pubblicato un rapporto: in Italia non ci sono mai stati così tanti minorenni in carcere. Ma perché? Ne parlo con Mattia Feltri.
See omnystudio.com/listener for privacy information.
See omnystudio.com/listener for privacy information.
5 Minuten
Alla fine, Meta e SIAE un accordo lo avevano trovato. Un accordo transitorio per carità, ma insomma erano riusciti a mettersi più o meno d’accordo. Ricordate cos’era successo? Nella primavera dell’anno scorso sui social di Meta, Instagram in primis, erano sparite un sacco di canzoni del repertorio SIAE. Un danno importante. Oggi la storia si ripete. Questa volta a litigare però sono la Universal e TikTok. Ma perché? Ne parlo con Lorenzo Ancona.
See omnystudio.com/listener for privacy information.
See omnystudio.com/listener for privacy information.
8 Minuten
Dal 7 ottobre dell'anno scorso a oggi le vittime di Gaza, secondo quanto riportato dal ministero della Salute controllato da Hamas, avrebbero raggiunto una cifra mostruosa: 30 mila. Israele sembra intenzionata a non fermarsi e ha annunciato già da diversi giorni il suo prossimo obiettivo: Rafah, la città più a sud della Striscia. Cosa ne sarebbe del resto della popolazione civile? Ce lo chiediamo tutti da settimane. Eppure, in un momento così buio, gli analisti scommettono su un accordo imminente. Ma perché? Ne parlo con Greta Cristini.
See omnystudio.com/listener for privacy information.
See omnystudio.com/listener for privacy information.
6 Minuten
Il dibattitto che ruota attorno alla legalizzazione delle droghe leggere dura da decenni. Se ne parla infatti già dagli anni '70 e qualche paese, nel frattempo, è anche passato dalle parole ai fatti: Olanda in primis. Ma è negli anni '90 che il dibattito si è fatto più vivo. E oggi, nel 2024, sono diversi i paesi che hanno scelto una strada diversa dal proibizionismo, ultimo fra i quali la Germania. Ma perché? Ne parlo con Marco Cappato.
See omnystudio.com/listener for privacy information.
See omnystudio.com/listener for privacy information.
7 Minuten
Abbiamo conosciuto il generale Roberto Vannacci l’anno scorso grazie allo scalpore del suo libro autopubblicato “Il mondo al contrario”. Centinaia di migliaia di copie vendute. Un vero caso editoriale. Vannacci è come diventato un faro per un sacco di persone. Anzi, un megafono. Il generale dice cose che probabilmente in tanti pensano, ma che temono di dire. La Lega lo vorrebbe candidare, vuole sfruttare la sua immagine di cittadino, di servitore dello Stato che non ha paura di dire ciò che pensa. E sembra disposta a difenderlo da tutto e da tutti. Perfino dalle inchieste. Già, perché il generale Roberto Vannacci risulta indagato. Ma perché? Ne parlo con Valentina Pigliautile.
See omnystudio.com/listener for privacy information.
See omnystudio.com/listener for privacy information.
6 Minuten
Martedì scorso, il 20 febbraio, ci eravamo chiesti come mai Navalny fosse morto all’improvviso. Da allora sappiamo qualcosa in più e ogni giorno spuntano nuovi indizi che ci portano dritti ad un’unica affermazione: Navalny è stato ucciso. Certo, non abbiamo la certezza e chissà se mai ce l’avremo, ma nulla o ben poco fa pensare ad un quadro diverso. Come sapete per giorno la famiglia del dissidente russo più famoso ha tentato invano di vedere il corpo del proprio caro. Alla madre che si era presentata all’obitorio era stato detto che il figlio non si trovava lì. E per una settimana intera le risposte da parte delle autorità russe sono state evasive al riguardo. Fino a quando dopo più di una settimana dalla morte, Putin ha acconsentito a consegnare il corpo di Aleksej Navalny alla famiglia. Ma perché? Ne parlo con Rosalba Castelletti.
See omnystudio.com/listener for privacy information.
See omnystudio.com/listener for privacy information.
6 Minuten
Lungotermismo. Avete mai sentito questa parola? Io stesso l’ho scoperta qualche settimana fa in libreria, comprando un libro che si intitola “L’utopia dei miliardari” scritto da Irene Doda. In poche pagine l’autrice e giornalista racconta l’emergere di questa nuova filosofia, molto in voga tra i miliardari della Silicon Valley e non solo. Poche persone, per carità, ma le più ricche e potenti del mondo: Elon Musk, Vitalik Buterin, Toby Ord, Sam Altman...Persone dicevo ricche, influenti e ben inserite nelle istituzioni. Persone, quasi tutti maschi va detto, che inseguono un’ideale che prende il nome di “lungotermismo”, una filosofia inquietante e pericolosa. Ma perché? Ne parlo con Irene Doda.
See omnystudio.com/listener for privacy information.
See omnystudio.com/listener for privacy information.
7 Minuten
La guerra in corso Medio Oriente, quella tra Israele e Hamas, ma anche quella in corso tra gli Houthi yemeniti e la coalizione internazionale in missione nel Mar Rosso, deve spingerci a riflettere. Più volte qui abbiamo parlato dell’incredibile indifferenza che serpeggia nelle società occidentali. E ci siamo chiesti “perché?” continuiamo a disinteressarci da ciò che sta accadendo. Ok, alcuni di noi partecipano o hanno partecipato a qualche manifestazione, hanno espresso il loro punto di vista sui social o discusso anche animatamente con gli amici a cena... Ma non basta. Quando viviamo la nostra partecipazione da "dentro", abbiamo l’impressione che il MONDO sia con noi. Non è così. Una minima infinitesimale percentuale di persone è realmente interessata a ciò che sta accadendo. Il che è davvero strano, dato che invece il conflitto in Medio Oriente riguarda tutti quanti noi. Ma perché? Ne parlo con Patrick Zaki.
See omnystudio.com/listener for privacy information.
See omnystudio.com/listener for privacy information.
7 Minuten
Da qualche giorno si parla dell’aria inquinata di Milano. Per l'esattezza da quando la società privata IQAir nella sua classifica quotidiana ha inserito Milano come la terza città più inquinata al mondo. Peggio di capitali come Teheran o Nuova Delhi. Già in passato, nella puntata 51, Nicolas Lozito aveva spiegato perché Milano NON era la terza città più inquinata del mondo. Quella puntata vale ancora oggi. Ma questo vuol dire che l’aria di Milano è pulita? No, certamente no. Come vedremo oggi in questa puntata i livelli di concentrazione di polveri sottili sono molto alti e il problema non riguarda solo il capoluogo lombardo. Tutta quanta l’aria che si respira nella Pianura Padana in questi giorni è pessima. Ma perché? Ne parlo con Antonello Pasini.
See omnystudio.com/listener for privacy information.
See omnystudio.com/listener for privacy information.