Quel bravo ragazzo di Jeffrey Lionel Dahmer
vor 3 Jahren
Il ragazzo è un po’ impacciato. Fa fatica ad esprimersi, ha
problemi nel crearsi legami di amicizia duraturi. Anzi, direi
proprio che non ha amici né conoscenti che lo salutino per strada.
Le persone che lo conoscono pensano a lui come uno di...
Podcast
Podcaster
Un viaggio straordinario nei bui meandri della mente umana, attraverso i più crudi e reali esperimenti della storia, che hanno ispirato macabre teorie psicologiche. A cura di Amedeo Draghi, libero professionista del settore digitale, laureato in...
Giallo Psicologico
Du folgst jetzt diesem Podcast.
Beschreibung
vor 3 Jahren
Il ragazzo è un po’ impacciato. Fa fatica ad esprimersi, ha
problemi nel crearsi legami di amicizia duraturi. Anzi, direi
proprio che non ha amici né conoscenti che lo salutino per
strada.
Le persone che lo conoscono pensano a lui come uno di quelli strani
forte. Uno squilibrato che raccoglie animali morti trovati al
limitare dei boschi e ne seziona le interiora con precisione e
gusto preoccupanti.
Si ma, gli animali mica li uccide lui. Quindi, ancora una volta,
niente di male. Piccolino, timidino… di poche parole. Però un bravo
ragazzo, tutto sommato.
Uno che ha dovuto imparare a cavarsela da solo perché in famiglia
nessuno si è preso cura di lui. I genitori, troppo presi dai loro
litigi e dalle colpe da addossare l’uno all’altro, non hanno mai
trovato il tempo di ascoltarlo davvero. E pensare che di cose da
dire ne avrebbe avute…
Certo quel ragazzo ne ha sofferto, ma non è colpa sua. Una vittima
che si è visto arrivare l’insostenibile peso della vita addosso.
Nei bui meandri della sua mente qualcosa, ad un certo punto, fa
capolino. È un mostro che forse c’è sempre stato, ma che raramente
si è fatto sentire.
La prima volta non si scorda mai, soprattutto in fatto di amore.
Nel caso di Jerffrey, l’amore ha il colore del sangue. La morte
richiama il piacere, una pulsione sessuale incondizionata che ne
determinerà le azioni future.
Il ragazzo è ormai solo da tempo: la notte vaga nei night club alla
ricerca degli ultimi. Persone alle quali la polizia non da credito.
Non importa se puliti o meno: sono gli ultimi.
E allora Jeffrey affina la tecnica: dopo averli attirati a casa sua
li droga con un medicinale soporifero. Sa che è sbagliato, che non
dovrebbe farlo, ma è più forte di lui.
Ha bisogno di uccidere per sentirsi appagato. Nel macabro rituale
alla droga segue, immancabilmente, un film. Un paio d’ore d’attesa
prima che la droga entri nel torrente ematico. Poi è l’ora delle
foto ricordo. Innocenti scatti alla vittima denudata. Decine,
centinaia, migliaia di foto di vittime poi disciolte
nell’acido.
Nell’acido vengono sciolte le parti peggiori.
Le migliori il ragazzo se le mangia. Prima di tutto le cuoce
perché, come sappiamo, la carne cruda se non è fresca si riempie di
germi, e nemmeno un abbattitore potrebbe garantirne la
salubrità.
Quindi meglio arroventare tutto per bene e poi servire. Il cuore,
come insegna mastro Hannibal, è la parte migliore.
Arrivati a questo punto occorre chiedersi: chi era veramente
Jeffrey Dahmer? Uno spietato carnefice, o una triste vittima della
vita?
Diventa un supporter di questo podcast:
https://www.spreaker.com/podcast/giallo-psicologico--4563000/support.
problemi nel crearsi legami di amicizia duraturi. Anzi, direi
proprio che non ha amici né conoscenti che lo salutino per
strada.
Le persone che lo conoscono pensano a lui come uno di quelli strani
forte. Uno squilibrato che raccoglie animali morti trovati al
limitare dei boschi e ne seziona le interiora con precisione e
gusto preoccupanti.
Si ma, gli animali mica li uccide lui. Quindi, ancora una volta,
niente di male. Piccolino, timidino… di poche parole. Però un bravo
ragazzo, tutto sommato.
Uno che ha dovuto imparare a cavarsela da solo perché in famiglia
nessuno si è preso cura di lui. I genitori, troppo presi dai loro
litigi e dalle colpe da addossare l’uno all’altro, non hanno mai
trovato il tempo di ascoltarlo davvero. E pensare che di cose da
dire ne avrebbe avute…
Certo quel ragazzo ne ha sofferto, ma non è colpa sua. Una vittima
che si è visto arrivare l’insostenibile peso della vita addosso.
Nei bui meandri della sua mente qualcosa, ad un certo punto, fa
capolino. È un mostro che forse c’è sempre stato, ma che raramente
si è fatto sentire.
La prima volta non si scorda mai, soprattutto in fatto di amore.
Nel caso di Jerffrey, l’amore ha il colore del sangue. La morte
richiama il piacere, una pulsione sessuale incondizionata che ne
determinerà le azioni future.
Il ragazzo è ormai solo da tempo: la notte vaga nei night club alla
ricerca degli ultimi. Persone alle quali la polizia non da credito.
Non importa se puliti o meno: sono gli ultimi.
E allora Jeffrey affina la tecnica: dopo averli attirati a casa sua
li droga con un medicinale soporifero. Sa che è sbagliato, che non
dovrebbe farlo, ma è più forte di lui.
Ha bisogno di uccidere per sentirsi appagato. Nel macabro rituale
alla droga segue, immancabilmente, un film. Un paio d’ore d’attesa
prima che la droga entri nel torrente ematico. Poi è l’ora delle
foto ricordo. Innocenti scatti alla vittima denudata. Decine,
centinaia, migliaia di foto di vittime poi disciolte
nell’acido.
Nell’acido vengono sciolte le parti peggiori.
Le migliori il ragazzo se le mangia. Prima di tutto le cuoce
perché, come sappiamo, la carne cruda se non è fresca si riempie di
germi, e nemmeno un abbattitore potrebbe garantirne la
salubrità.
Quindi meglio arroventare tutto per bene e poi servire. Il cuore,
come insegna mastro Hannibal, è la parte migliore.
Arrivati a questo punto occorre chiedersi: chi era veramente
Jeffrey Dahmer? Uno spietato carnefice, o una triste vittima della
vita?
Diventa un supporter di questo podcast:
https://www.spreaker.com/podcast/giallo-psicologico--4563000/support.
Weitere Episoden
21 Minuten
vor 5 Monaten
23 Minuten
vor 6 Monaten
16 Minuten
vor 6 Monaten
16 Minuten
vor 6 Monaten
8 Minuten
vor 6 Monaten
Kommentare (0)
Melde Dich an, um einen Kommentar zu schreiben.